A Cagliari tre punti d’oro ma più Pellegrini che Roma


La decima di serie A è una trasferta insidiosa. I sardi sono storicamente un pessimo cliente, hanno una classifica drammatica e Mazzarri ne sa una più del diavolo. Gli ingredienti per l’ennesima replica di un film indigesto, ci sono tutti. Tant’è vero che la Roma fatica. La Roma è evanescente. Ma alla fine ha vinto. Gli spartiti eseguiti per i tre quarti di gara sono questi: la Roma orchestra sterilmente una sinfonia di passaggi davanti l’area dei padroni di casa, i sardi tengono un contrappunto di fughe e assoli. E a momenti non stendono gli avversari al primo affondo. Traversa di Bellanova. L’eccessiva distanza tra i reparti espone la Roma a improvvise verticalizzazioni. La difesa, memore delle infilate recenti, sta arroccata e rinuncia ad impostare, costringendo Cristante a tornare indietro ma ciò consente ai sardi il tempo di organizzarsi in difesa e di infilarsi nelle brecce. In attacco Abraham è inconcludente e Mkhitaryan non incide. Zaniolo smania. Neppure gli infortuni a ripetizione ne scalfiscono potenza, tecnica e furore. È una spina nel fianco. Pellegrini predica nel deserto ma è chiaro che solo lui ha piedi e cervello in grado di rimettere la partita sul binario giusto perché in tanto si assiste attoniti all’ennesima resurrezione: stavolta è il turno di Pavoletti, che a onor del vero sembra Batistuta per come irride i difensori. Prosegue il periodo opaco dell’asso armeno, fortuna vuole che il dodicesimo della Roma sia Stephan El Sharaawy, che esegue una spettacolare rovesciata. Il suo ingresso combinato a quello di Felix Afena-Gyan, un pischello che la Roma farà bene a tenersi stretto (Caprari e Politano insegnano), rianima una squadra a corto di soluzioni. Dopo il meritatissimo vantaggio cagliaritano è un assedio. Gli ospiti attaccano e mordono. Due volte. Ibanez pareggia di testa e a seguire, l’ennesima perla di Pellegrini. Punizione perfetta. Splendida e assassina. Il capitano fa cose mirabili con la semplicità dei forti. Le esibisce in serie A, in Europa e in Nazionale. Non ha l’esuberanza di De Rossi ma neppure la timidezza di Di Bartolomei. Ha la sobrietà di Giannini, e come il Principe, tanta, tanta classe. Coccoliamocelo, questo campione fatto in casa. Alla faccia di chi lo definiva “buon giocatore”. È già stato detto che se ora è fortissimo dipende soprattutto da Mourinho che cava il sangue dalle rape? No? Lo diranno. Ma attenzione perché quello di rosicare è un altro sport e lo praticano i roditori. Chiosa finale per Rui Patricio. È un veterano. La Roma non ne ha moltissimi e quelli che ha, Smalling e Mkhitaryan, per vari motivi, deludono. Almeno uno dei tre punti conquistati ieri è tutto suo. Questa Roma sembra spesso sul punto di non decollare, dà la sensazione di avere due anime, una piuttosto fiacca mentre l’altra fa fuoco e fiamme ma sia come sia, è quarta e tanto basta.

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