"Abbiamo depositato una proposta per il vincolo di mandato. Si può cambiare idea ma ci si dimette"

Aggiornato il: gen 30


Mentre si articolano le consultazioni raggiungiamo l’On. Fabio Rampelli. L’intervista prende forma attraversando i temi di più stretta attualità a partire dalla crisi di governo per toccare l’economia globale e l’e-commerce, i grandi temi etici e il trasformismo politico. Quello che emerge, indipendentemente dal condividere le posizioni esposte dall’attuale Vicepresidente della Camera dei deputati nella XVIII Legislatura, è la visione che non prescinde da un punto di vista d’ispirazione quasi antropologica e da un’analisi della società su lunga gittata. Qualcosa che dunque ha a che fare con la visione di un architetto che esplora dialetticamente, in un modo non distante dalla filosofia, l’esperienza umana per poi strutturarla in codici di realismo e concretezza. Quella che segue è la prima di quattro parti.


On. Rampelli, lo stato d’emergenza è stato fino al 30 aprile, nel frattempo l’economia italiana ristagna in una depressione ormai abissale. I dati sono tanto incontrovertibili quanto impietosi: le vendite dei negozi al dettaglio hanno registrato a novembre 2020 un crollo pari a -12,5%, leggermente meno drammatica è la condizione dei supermercati -8,5%. I settori più in crisi sono quelli della pelletteria, calzature e abbigliamento. A forte rischio chiusura i negozi di quartiere. I ristoranti sono messi in ginocchio, a cascata i produttori di latte registrano enormi perdite. Cinema, palestre e teatri non riapriranno: con le misure di prevenzione forse sopravviveremo al covid ma moriremo di stenti?


Il quadro economico determinato dalla crisi sanitaria è devastante. Se ne accorgono un po’ meno i lavoratori dipendenti sia quelli del pubblico impiego ma anche quelli delle aziende private che comunque hanno il paracadute della cassa integrazione che anche in inattività consente di portare a casa l’80% del salario. E questo è giusto, è sacrosanto fare debito per evitare che la gente venga licenziata, ritrovandosi improvvisamente sotto la soglia di povertà. E infatti il provvedimento non solo come Fratelli d’Italia lo abbiamo sostenuto ma lo abbiamo invocato. Quindi proposto al principio di questa crisi pandemica. Che cos’è però che non funziona? Che la Costituzione italiana prevede che tutti i cittadini siano eguali e quindi non si comprende la ragione per la quale i lavoratori dipendenti possono, giustamente, beneficiare di questo paracadute e non ci sia simmetricamente, un intervento analogo, cioè equipollente, quindi di pari peso per i lavoratori autonomi, per i professionisti, per gli imprenditori, per gli artigiani, i commercianti. E questa osservazione mi induce a sostenere che forse i provvedimenti che sono stati presi fin dal principio sono interventi sbagliati, perché di fatto e come se si fossero rincorse le varie categorie del lavoro, le categorie produttive, mettendole tal volta le une contro le altre attraverso l’appartenenza o meno ai codici ateco, quando sarebbe stato necessario stabilire un’unica legge universale, valida per tutti. La legge era quella dell’80% del rimborso? Ebbene, andava riconosciuta pari, pari anche ai lavoratoti autonomi. Ciò avrebbe consentito di percepire, rispetto al marzo 2019, un’indennità pari all’80% del fatturato dell’anno precedente nello stesso periodo.


Ma non è stata presa in considerazione per via dei costi?


Sarebbe stato troppo oneroso? Noi ci siamo fatti dei calcoli e non c’era una grande distanza tra questo tipo di provvedimento e quello che è stato fatto fin qui. Anche perché se avessimo erogato nella stessa percentuale a quelle aziende a cui lo Stato ha imposto delle restrizioni e talvolta la chiusura, quindi la cessazione delle attività, le stesse avrebbero potuto a loro volta riconoscere l’80% degli stipendi ai loro dipendenti. E quindi lo Stato avrebbe risparmiato una quota parte, ad esclusione del pubblico impiego di provvedimenti di cassa integrazione. I provvedimenti messi in campo non hanno funzionato. Né i prestiti che avrebbero dovuto erogare gli istituti di credito né tanto meno i ristori, erogati in modo sconclusionato e tardivo, ed episodico. E quindi su questo tipo di consuetudine non si può certo costruire un’attività economica programmata. Pe il futuro, e per ciò che riguarda il Recovery fund, noi riteniamo che si debba investire in attività che producono ricchezza. Va abbandonata la strada dei ristori e indirizzare le aziende sulla strada dell’aumento della produzione. Voglio ricordare che le tasse vengono pagate dai lavoratori dipendenti e vengono pagate dalle aziende in misura anche cospicua, se non producono, non fatturano, se non fatturano non danno alcun contributo allo stato. Noi dobbiamo produrre ricchezza anche perché è la sua produzione che ci consente di mangiare il debito che stiamo facendo e che ci porteremo dietro per decenni, quindi non c’è altra soluzione che questa. Le misure dovranno necessariamente rispondere a questo requisito. Di i tutt'altro segno è lo scenario dei giganti del web che hanno registrato a novembre un incremento pari al 50,2%. Come si argina questo fenomeno sovranazionale?

Quando ero ragazzo c’era un grande fermento a sinistra, si cavalcavano slogan sulla giustizia sociale ci si metteva o tentava d’immedesimarsi nei panni dei più deboli, dei proletari, degli operai, dei disoccupati e ce l’avevano a morte capitalismo occidentale post industriale. La lotta di classe era uno dei cavalli di battaglia della sinistra ma, pensandoci ora, quanti erano i padroni del mondo occidentale? Beh erano decine di migliaia. Era un mondo industriale ed imprenditoriale diversificato e a supporto, aveva una marea di operai, non eravamo ancora nell’era digitale ma della meccanica. Quello scenario lungo tutto un secolo puntellato da dottrine che miravano ad un equilibrio tra imprenditore e forza lavoro, oggi sembra addirittura ingigantito esponenzialmente, perché la ricchezza oggi non è più concentrata in qualche decina di migliaia di cosiddetti padroni ma in pochissime mani. I padroni della finanza internazionale specie di quella del digitale, del web che gestiscono l’e-commerce, oppure le piattaforme social. Piattaforme che spesso si sostituiscono alle Costituzioni che sono le tavole della legge indissolubili di popoli che per poterle scrivere hanno combattuto contro tirannie, monarchie ereditarie, ed oggi se si scrive qualcosa che è ritenuto politicamente scorretto, si rischia l’oscuramento. E lo fa chi è semplicemente proprietario delle piattaforme senza passare per un giudice terzo. Un soggetto neutrale che possa concedere un diritto di replica. Uscendo dal dato sociologico e antropologico, non so come possa essere contrastato questo fenomeno, ma è indispensabile che i giganti del web paghino adeguate tasse nei Paesi dove operano e non soltanto nei Paesi dove hanno la sede legale. Devono essere messi nelle condizioni di lasciare una quota di denaro nei luoghi in cui generano profitto. Non elemosina ma parti di ricchezza maturata. Detto ciò, il tema non è soltanto di carattere economico. C’è una visione di società che bisogna salvaguardare. Non possiamo accettare che col processo accellerato della pandemia si smontino tutti quei valori che hanno consentito di avere una struttura sociale, noi abbiamo un sistema che si fonda sulle relazioni sociali e interpersonali che affianca al concetto rousseauianiao di società, un concetto occidentale direi tradizionale, cioè che appartiene alla nostra civiltà, di comunità. Noi non possiamo pensare di assecondare questa sorta di concentrazione nelle grandi città prevista entro il 2050 pari al 70% della popolazione mondiale. Direi che non è nella nostra natura, storia e conformazione territoriale. E quindi necessario presidiare le piccole città, i comuni i borghi i centri storici. Rivitalizzarli, Promuovere, incentivare il commercio di strada. Di quartiere e prossimità perché lì si sviluppano i rapporti umani, le relazioni fiduciarie ci si confronta e consiglia, ci si corregge, qualcosa che non c’è una linea d’ordine che transita attraverso un click e che ti si presenta a casa, come nel caso dell’e-commerce. Impossibile fare previsioni perché la strada, quella della digitalizzazione planetaria è quella sulla quale si sono riversate tutte le speranze di aumentare i margini di profitto da parte delle multinazionali.


Un volume d’investimenti che riguarda non solo i privati…


Esatto. Gli investimenti sono pazzeschi e purtroppo in maniera secondo me scarsamente consapevole, non attengono soltanto al privato ma sono gli investimenti che fanno gli Stati. L’Unione Europea è prima fra questi. Operazioni che favoriscono con la scusa della digitalizzazione, come si fa a dire di essere contrari alla digitalizzazione? Sarebbe come dire di essere contarti alla pace o alla casa. Il punto è che la digitalizzazione deve avere delle compensazioni quindi chiarire a priori cosa accadrà di tutti coloro che perderanno il posto di lavoro a causa dell’automazione dei processi produttivi. Non si può investire i soldi che paghiamo come imposte e tasse per accellerare questo processo destinato a creare degli scompensi, c’è il rischio concreto di ridurre ai minimi termini l’accessibilità al lavoro.


Un pensiero sviluppato e cavalcato trasversalmente…


Infatti. Questa linea di pensiero è tanto vera che i padroni dell’impresa, e mi riferisco a in particolare a Bill Gates, seguito in Italia, dal più modesto Beppe Grillo, hanno previsto che l’uomo non lavori più. Che lavorino soltanto queste grandi centrali del pianeta e che mettano da parte sotto forma di tassazione un fondo di riserva per assistere con forme come il reddito di cittadinanza, tutti coloro che non lavorano.


La distopia che prende forma…


Proprio così. Sembrerebbe il Paradiso terrestre e invece è una prospettiva desolante e mortificante perché almeno per ciò che ci riguarda, noi crediamo nell’umanesimo del lavoro. Qualunque individuo si realizza attraverso il lavoro. Che sia manuale artigianale intellettuale. Il mondo s’ inariderebbe in maniera definitiva se si dovesse andare verso la prospettiva di una sorta di reddito di cittadinanza mondiale con poche decine di concentrazioni economico finanziarie che gestiscono il pianeta. E in fine, c’è un altro punto di domanda che è ancora meno materiale dell’umanesimo del lavoro: che fine fa la libertà? In un mondo in cui un pugno di persone gestiscono tutto e danno l’elemosina, si è liberi? Il lavoro rende liberi? E se non c’è lavoro? Se c’è solo il reddito di cittadinanza, così facendo non si perde una quota importante della propria libertà? Che poi si somma al fatto già citato, del controllo sociale dei circuiti di comunicazione e di relazione perché attraverso i social non si fa soltanto comunicazione. Il singolo cittadino utilizza le piattaforme social per comunicazioni orizzontali e interpersonali che si declinano tra chat, gruppi, profili, quindi ci sarà qualcuno che potrà decidere di inibire persino le tue relazioni. Per altro in un momento topico in cui è riconosciuta l’importanza della privacy si entra attraverso la sottoscrizione involontaria e automatica l di contratti lunghi quanto un’enciclopedia, accettare di cedere l’accesso alla tua vita, gusti, impressioni così da etero dirigerci anche nei consumi, orientamenti politici…

Giorgia Meloni porta avanti la valorizzazione del marchio, considerando che è quasi l’uovo di Colombo, come si può essere ancora tanto indietro?


Mah, per una ragione culturale, Fratelli d’Italia, la destra italiana sono per formazione ed indole, differenzialisti. È per questo che parliamo di identità. Non perché riteniamo che quella italiana sia superiore e basta ma perché riteniamo che ogni sensibilità culturale, religiosa, etnica vada preservata. Questa dovrebbe essere la sfida del terzo millennio, Il passaggio da un plurisecolare tentativo di reprimere attraverso l’economia geopolitca e le guerre l’identità altrui, ad un processo di esaltazione delle identità e di collaborazione tra queste differenze. Le differenze sono il sale della vita e delle società. Il processo di mondializzazione e di appiattimento va combattuto. Siccome questa attenzione verso l’identità non c’è nello scenario politico culturale attuale, perché tutto spinge verso la globalizzazione e l’indifferenzialismo, si fa fatica a comprendere la ragione per cui si debba promuovere il marchio italiano. Il ritardo è dovuto a questo. Le forze politiche che non sono in sintonia con noi, sono nella scia di questo mondo fatto di utopie, sistemi universali, i privi di radici che guardano agli oggetti che consumiamo in maniera pedestre senza memoria storica, se c’è stato il Rinascimento in Italia è perché c’ era quella sensibilità e contestualmente un’eccellenza artistica e sul piano architettonico per poter dare una forma a quella filosofia che vedeva la persona al centro dell’universo fino al punto d’inventare la prospettiva. Noi siamo frutto delle nostre radici e tradizioni, il compito di un individuo non è quello di dimenticarle o di cancellarle, ma di aggiornale e innovarle. L’architettura da questo punto di vista è emblematica perché offre un esempio pratico e facilmente riscontrabile nella realtà di come si può e si debba modificare attraverso la traslazione con le nuove tecnologie e invenzioni ingegneristiche il proprio patrimonio costruttivo ma non è che siccome il cemento armato ha preso il posto del muro in mattoni, si può pensare di distruggere i propri riferimenti organizzativi come modelli di città, sembra che si stia affermando un po’ alla volta questa indistinzione ma l’atto creativo che si può al meglio esplicitare attraverso le conquiste tecnologiche si esalta se riesce a mettere insieme passato e futuro, col recupero di riferimenti originali.


Da architetto ci faccia un esempio concreto


Beh, penso alle maglie centuriali ortogonali romane che erano la base su cui si realizzavano villaggi e città che a piedi consentivano di raggiungere i luoghi pubblici della città in una manciata di minuti. Averle distrutte quasi come gesto di ribellione non ci ha portato bene, perché le città sono diventate megalopoli informi, peggiorando la qualità della vita specie nelle aree di bordo come le periferie. Quindi la battaglia per il riconoscimento e la promozione del marchio, è una battaglia certamente di carattere economico ma è una battaglia culturale perché consente al carattere di un popolo di estrinsecarsi e promuoversi al di fuori dei propri confini incontrando le specificità e le caratteristiche di altri popoli, dalla cultura ai prodotti.

Mastella ha imperversato in tv per l’intera settimana scorsa: è il nuovo che avanza o sono i quindici minuti di gloria che non si negano a nessuno?


Siamo tutti molto desolati che questo spettacolo abbia di nuovo preso corpo dopo diversi impegni a cominciare da quelli dichiarati da Di Maio a correggere la nostra Costituzione per introdurre il vincolo di mandato e quindi per impedire che ci siano durante la medesima legislatura dei cambi di casacca soprattutto da uno schieramento all’altro, perché un conto è all’interno della stessa coalizione, chiamiamoli aggiustamenti di rotta ma quando invece si passa da un colazione ad un'altra o addirittura da opposizione a maggioranza che ha maggiori strumenti di convincimento, è uno spettacolo deleterio che andrebbe impedito. Noi abbiamo presentato una proposta sul vincolo di mandato ed è depositata. Si può anche cambiare opinione nell’ambito di una legislatura però ci si deve dimettere perché comunque i cittadini ti hanno votato dentro un partito, e anzi, forse hanno votato più il partito che la persona visto che non ci sono le preferenze nell’attuale sistema elettorale. Avevamo già assistito al trasformismo che in Italia non è una novità, Accade dagli albori del suffragio universale però va detto che in questo caso è stato proprio lo stesso presidente del consiglio ad aver dichiarato di voler realizzare un gruppo di riferimento ulteriore rispetto all’attuale maggioranza soprattutto a causa della fuoriuscita di Italia Viva. Quindi è stata una dichiarazione antiestetica ma soprattutto immorale perché in buona sostanza ha dichiarato che si sarebbe messo a cercare nel parlamento italiano con gli strumenti propri del capo di governo e deve farlo per forza nelle forze di opposizione. Ci auguravamo che Mastella non fosse il futuro della Nazione ma constatiamo che anche su questa scivolosa materia i Cinque Stelle hanno fallito clamorosamente. Si tratta del millesimo episodio di impegni presi a cospetto degli elettori a suon di vaffa che viene disatteso Conte è rivendicato come democristiano. Franceschini viene evocato come storico democristiano, Casini sventola metaforicamente la bandiera scudo crociata, Rotondi gongola. In tutto ciò, il patrimonio e l’eredità culturale della DC sono scomparsi tra ulivi e margherite e genitore1 e genitore2. La famiglia è uscita dall’agenda. La religione, come collante sociale, pure. L’importante è sopravvivere?


Intanto vorrei subito sottolineare che non c’è una sorta di marchio di origine controllata per la conservazione, la difesa e la promozione della famiglia naturale o tradizionale, che dir si voglia tante forse politiche, anche quelle più laiche e più spinte sul progresso sociale non hanno mai voluto prescindere dalla centralità della famiglia e tra queste certamente io colloco la destra italiana nelle sue varie conformazioni quelle che ha assunto nella storia d’Italia. Va detto che la dispersione di questa cultura nelle forze politiche nei giorni nostri risulta oggettivamente soccombente tra coloro i quali animano il centro sinistra. Altrimenti questo processo di confusione direi biologica, non si sarebbe estrinsecato anche formalmente sui documenti ufficiali dello Stato italiano nelle definizioni di genitore 1 e genitore 2 al posto di padre e madre. Ma a parte questo elemento certamente fastidioso anche da un punto di vista esteriore ci sono ben altri e più gravi problemi che stanno aggredendo la famiglia italiana. C’è intanto questo tentativo di disseminare un’ideologia gender nelle scuole. Già da quelle primarie. Quindi un tentativo di togliere a monte l’identità biologica ai ragazzi per poterli resettare e consentirgli secondo questa folle prescrizione, di scegliere tra le decine di generi che secondo queste utopie progressiste, laiciste esisterebbero, nel corso appunto, della formazione e della crescita del bambino. Noi forse, nella nostra linearità, siamo pesino banali. Per noi esiste quello che il Padre Eterno o per chi non crede, la natura ci ha dato. C’è una differenza biologica sostanziale tra maschietti e femminucce che consente peraltro al mondo di esistere perché è da questa differenza che la specie umana attraverso i fenomeni riproduttivi può rigenerarsi, cosa che non sarebbe possibile al contrario. Ma vorrei anche che fosse chiaro che noi non siamo anaffettivi rispetto ai rapporti tra persone dello stesso sesso, su questo tema siamo da sempre liberali e crediamo che ogni persona abbia il diritto e la facoltà di innamorarsi di chi crede e di chi vuole, di conseguenza d’ intraprendere una relazione anche con persone dello stesso sesso. E questa libertà non può essere scambiata con nessun’altra. È, un diritto individuale fondamentale che deve essere paritetico rispetto ai diritti di chi è eterosessuale, ma non è questo il punto, il punto è che la differenza tra una coppia omosessuale e tra una famiglia deve esser chiara, netta, precisa e rimarcata. Stessi identici diritti individuali ma differenti diritti sociali.


Può spiegare meglio questa posizione?


Perché una comunità non può non investire sulla famiglia in maniera diversa rispetto ad un individuo che è libero di avere i propri sentimenti ma che non potrà mai rappresentare un nucleo famigliare. Questo è il differenziale che passa tra noi e gli altri partiti. Non c’è alcuna colpevolizzazione né tanto meno discriminazione nei confronti degli omosessuali che per altro esistono notoriamente anche nella nostra famiglia politica ed esistono anche delle associazioni di riferimento, però noi riteniamo, e non solo noi ma gli stessi diretti interessati, che avere questi sentimenti nei confronti di persone del medesimo sesso non possa significare, per esempio, avere diritto ad adottare dei bambini. Ad avere una paternità, una maternità pur in assenza di una differenza biologica perché noi ci mettiamo come prevede la nostra struttura culturale, dalla parte dei più deboli è il più debole in questa circostanza, è il bambino. Che ha diritto di avere un padre e una madre mentre due padri o due madri non hanno alcun diritto di rendere la vita impossibile per via dell’assenza di una delle due figure fondamentali per garantirne una crescita lineare. La famiglia deve essere tutelata ma più che questo, deve essere rilanciata.


Con quali manovre?


FdI, già nello scorso programma elettorale ha messo al primo posto il varo di un piano straordinario per la natalità, pur sapendo perfettamente che questa battaglia non è in grado di produrre consensi elettorali perché i bambini non votano. Il crollo demografico in Italia ed Europa deve essere affrontato. Le ragioni di carattere economico che vedono le giovani coppie non congiungersi e non fondare famiglie, e quindi non portare alla luce nuovi bimbi sono fino ad un certo punto una giustificazione perché guardando anche alle generazioni precedenti, quelle che hanno attraversato la Prima e la Seconda Guerra Mondiale erano generazioni che facevano i figli, seppure versassero in condizioni di assoluto disagio sociale e disperazione economica. Quando ci si vuole bene e si muore dal desiderio di avere dei figli non si sta a guardare tanto le questioni di carattere economico che pure esistono, e in ragione di queste criticità lo Stato dovrebbe e deve agevolare con strumenti veri le giovani coppie nel formarsi e nell’iniziare il loro cammino come famiglia, però va fatta anche un’azione culturale e valoriale importante perché un altro fenomeno s’è impossessato in era moderna delle persone, che è l’egoismo. Quel valutare il bambino come un ostacolo, un intoppo rispetto all’esercizio delle proprie libertà. Mentre credo che sia una cosa bellissima vedersi realizzati come esseri umani anche attraverso la formazione di una famiglia e la diffusione delle proprie conoscenze e sensibilità attraverso la e la condivisione con la propria moglie, il proprio marito e i propri figli

Elezioni. Lo stesso professor Zecchi tra i molti insospettabili, sostiene che si possa e si debba tornare alle urne. Ne è convinta l’industria e gran parte dell’opinione pubblica cosa pensa che farà il Presidente della Repubblica?


Io ho osservato forse per primo nel panorama politico italiano, una simmetria, almeno per ora, nell’atteggiamento politico del Capo dello Stato. E mi auguro che il Capo dello Stato, lo stabiliremo nelle prossime ore, non abbia cambiato idea rispetto al 2018. Rammento a me steso che il centro dx ha vinto le elezioni arrivando primo con oltre cinque punti percentuali sul M5s e con oltre 15 sul centro sinistra. Quindi Il popolo italiano aveva espresso il desiderio di essere governato dal centro destra, ma Renzi quando era a capo del suo partito di allora, vale a dire il PD, fece approvare una legge che aboliva il premio di maggioranza per cui la vittoria del centro dx non si è tradotta nel varo di un governo perché non aveva l’autonomia numerica per poter fare da sé. Tuttavia nei colloqui avuti in Quirinale con Sergio Mattarella, in cui il centro dx aveva chiesto esplicite richieste tra cui d’individuare una persona d’alto profilo, e quindi un mandato esplorativo per eventualmente costruire attorno a lui la maggioranza, non prescindendo dal centrodestra che aveva vinto le elezioni. Quindi riaffermando la preferenza ed indirizzo espressi nei seggi. Il Presidente della Repubblica ha praticamente escluso questa circostanza, tant’è che non ha mai dato un incarico ufficiale al cdx, perché? Perché non ritenne evidentemente presentabile l’andare in Parlamento a cercare adesioni da far convergere. Ora, se questa “legge” è valsa nel 2018 non può non valere nel 2021, se è valsa per Salvini che è stato il leader più votato di coalizione e per Meloni e Berlusconi, oggi deve valere per Conte. Altrimenti sono due pesi e due misure. Il capo dello Stato è lo stesso, la legislatura è la stessa, quale sarebbe il motivo per cui tre anni fa non si poteva andare ln Parlamento a cercare i consensi, diciamo un tanto al chilo e oggi, sì? Questo ci induce a ritenere esaurita l’esperienza Conte che non ha di fatto una maggioranza che gli consenta di avere i numeri nel Senato, nei 156 vi sono anche tre senatori a vita che votata la fiducia non torneranno mai più in aula a votare. E quindi siamo a 153. Di questi più di qualcuno sono dei voltagabbana, transughi, Nencini, Ciampolillo, Polverini, Maria Rosaria Rossi, siamo dunque con una coalizione che ha meno di centocinquanta voti a disposizione su cento sessantuno che è il quoziente minimo per aver la maggioranza assoluta. In quali condizioni si possono gestire quattrocento miliardi di euro di cui duecentocinquanta provenienti dall’Europa e circa cinquanta a fondo perduto? In una fase tragica in cui buona parte di questi soldi sono di spostamento di bilancio, quindi, debiti o prestiti europei e il recovery Fund che dovremo restituire entro il duemilacinquantasei che graverà sulle spalle dei nostri figli e nipoti compromettendo la qualità della vita di generazioni. Siamo seri, questo è una sorta di nuovo piano Marshall, per gestirlo in maniera oculata,, all’insegna dell’efficienza e lungimiranza non può esserci una maggioranza abborracciata come quella che si starebbe profilando.


Le elezioni però sembra che da noi non siano possibili a causa del covid


La via maestra sono le elezioni. Che non possono essere interpretate come un trauma. La democrazia ha in pancia le risposte, quando ci sono momenti di emergenza come quello attuale. Se c’è un momento difficile serve un governo forte e non ci può essere un governo più forte di quello legittimato dal consenso elettorale. Il massimo della forza possibile è dato dal voto dei cittadini. È, il popolo che dà forza ai governi. Nulla di buono può viceversa scaturire in termini di autorevolezza, linearità, coerenza, omogeneità di programmi da governi che provengono da ribaltoni, o impuri, innaturali, sostenuti da maggioranze impure e innaturali. Ricordo ancora che si è votato in USA, si sta per votare in Portogallo, in Germania e Olanda, dove è caduto un governo e dove piuttosto che l’inciucio vanno al voto, e qui, abbiamo votato alle regionali di settembre e tra maggio e giugno le comunali a Roma, Bologna e tanti altri capoluoghi. Si può notare al netto della pandemia e si può dare al Paese un governo che eserciti per cinque anni.


Intanto Zingaretti è stato inquisito…


Io non mi spiego perché sia stato inquisito soltanto adesso per reati tra virgolette, amministrativi e non invece per gli scandali relativi all’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale a cominciare dalle mascherine. Il pensiero che la legge non sia uguale per tutti non può essere evitato, con tutto ciò mi auguro che sia innocente e comunque appurerà la magistratura se eventualmente condannarlo o o assolverlo. Io lo contrasto sul piano polittico perché ritengo che non abbia sufficiente autorevolezza e carisma per governare una regione come il Lazio e non sia riuscito a mettere in campo le misure necessarie per rilanciare la sanità pubblica e anzi, abbia clamorosamente superato a destra la destra più destra, nelle regalie a tutto il sistema della sanità privata depotenziando la pubblica, grazie alla quale pur senza mezzi si sta contenendo l’emergenza pandemica. Eppure dovrebbe rappresentare il principale partito di sinistra italiano…

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