Andrea Manfredini, la necessità del fumetto

Esiste tutto un mondo di autori italiani ignorati dalla critica cosiddetta seria, che però riempie di creatività e idee la scena del fumetto. Tra i tanti oggi incontriamo Andrea Manfredini, non solo disegnatore ma anche direttore artistico della Cagliostro ePress, che negli ultimi anni ha dato spazio a moltissimi esordienti, dei quali poi un buon numero ha trovato spazio nelle produzioni a fumetti da edicola.


Perché fare fumetti? È una passione, un’ossessione o una necessità per rimanere sani di mente?

È una necessità fisica. Detto così sembra una risposta banale, ma la realtà è molto più complessa: è praticamente da tutta la vita che disegno, tanto che mia madre ha ancora dei fogli di block notes sui quali disegnavo in ufficio di mio nonno quando mia nonna mi veniva a prendere alla scuola materna e mi teneva con sé nel loro ufficio. Poi ci sono i quaderni delle elementari pieni di disegni attorno ai dettati, ai problemi di matematica, ecc… fino ad arrivare ai fogli di educazione artistica delle medie, i risguardi dei quaderni delle superiori, i libri, insomma ogni centimetro di carta libero che avessi a disposizione.

Qualche hanno fa lessi un libro che parla del pensiero positivo e arriva ad assimilarlo alla necessità del maratoneta di andare a fare la sua corsa quotidiana anche in condizioni sfavorevoli, tanto che in mancanza di essa si arriva a manifestare in malessere fisico. Ecco, per me il disegno è la stessa cosa.


Oggi sei il direttore artistico della Cagliostro ePress, ma prima sei stato (e sei tuttora) disegnatore e autore. Come si conciliano questi tre ruoli?

Facciamo subito un distinguo: io non so scrivere, nel senso che non sono capace di scrivere e tantomeno sceneggiare storie. Infatti, ai tempi della scuola, dove dovevo farlo necessariamente, sceneggiatura era per me una materia ostica e le storie che facevo per compito, spesso erano fatte direttamente in forma di storyboard, probabilmente perché sono abituato a ragionare per immagini, ovvero a “vedere” nella mia testa ciò di cui sto ragionando.

Tanti anni di esperienza nel disegno, mi hanno aiutato ad acquisire un occhio critico, perciò per Cagliostro ho assunto prima il compito di supervisore ai disegni per alcuni progetti e poi, a seguito delle dimissioni del mio predecessore, ho accettato di diventare “la faccia presentabile” dell’associazione che è in effetti il Direttore Editoriale, anche se queste cariche non sono esattamente definite e rispettate. Ci diamo tutti una mano e facciamo a turno il poliziotto buono e quello cattivo a vicenda tra di noi.

Per quanto mi riguarda, siccome disegno sempre per i progetti che curo, e che ultimamente mi vedono anche come ideatore, tipo MonsterPunk 1890 e Acua, nell’episodio specifico metto il mio lavoro nelle mani critiche di un altro collaboratore, perché nessuno può essere supervisore di sé stesso.


Andrea Manfredini disegnatore. È facile realizzare sceneggiature scritte da altri? Che metodo usi?

Ormai si è capito che sono abituato a farlo, quindi per me è la prassi. Tanti anni di pratica mi consentono di valutare le sceneggiature che mi vengono affidate e di prendermi talvolta qualche libertà per dare la mia interpretazione. Faccio ciò sempre e comunque confrontandomi con lo sceneggiatore o il supervisore, nel rispetto assoluto del lavoro altrui. Nella mia esperienza ho avuto a che fare con sceneggiatori all’americana che sono di solito abbastanza generici, spesso lasciando anche molta libertà nella scansione in vignette della tavola; poi ci sono quelli che sono più dettagliati, diciamo “Bonelliani”, alcuni che forniscono anche la gabbia vera e propria di ogni singola tavola e li, a volte seguo pedissequamente, mentre altre interpreto un po’, a seconda delle necessità. Attualmente sto disegnando un episodio di MonsterPunk 1890 con uno sceneggiatore col quale non ho mai lavorato e che ha un modo a me abbastanza alieno di sceneggiare: confesso che non è stato facile e che mi sono dovuto prendere qualche licenza, ma per ora il supervisore ha approvato…

Per concludere, molto nel tecnico, di solito faccio lo storyboard completo di lettering di massima, quando lavoro in digitale, cioè la maggior parte delle volte, così posso verificare che tutto abbia lo spazio giusto, poi passo alle matite e infine inchiostro.

Andrea Manfredini ideatore di storie. Passando dall’altra parte della barricata cosa provi quando vedi le tue idee interpretate da altri disegnatori?

Come scrivevo sopra, io non scrivo, quindi non sceneggio. Piuttosto ho una quantità di idee sovrabbondante che metto giù alla meglio per spiegarle e poi lascio a chi sa scrivere il lavoro di finalizzazione. L’ho fatto di recente con Acua, di cui alla fine ho scritto il soggetto di massima affidando a terzi l’elaborazione definitiva e la sceneggiatura dei vari episodi e in misura minore con MonsterPunk 1890, per il quale ho fornito l’idea di base e i personaggi principali. Ecco, quello che vedo in questa veste è piuttosto l’interpretazione grafica dei personaggi che invento, fatta da altri disegnatori che partecipano a questi progetti corali, marchio di fabbrica da anni di Cagliostro.


Cosa significa essere direttore artistico di una casa editrice? È solo un lavoro di coordinamento e gestione dei tempi, o è anche un ruolo di ideazione di contenuti e soggetti nuovi?

Come accennato sopra, qualche anno fa il direttore editoriale si è dimesso e quello che serviva principalmente era una faccia presentabile per l’associazione (che il nostro presidente ha tante qualità, ma non è molto a suo agio nella comunicazione e non ama particolarmente stare al centro della scena); siccome sono una persona che affronta le cose prima in maniera professionale e poi da professionista, ho preso l’incarico seriamente, così abbiamo alzato un po’ livello qualitativo, scegliendo in maniera più oculata soprattutto i disegnatori per i vari progetti, facendo anche una selezione più stringente dei collaboratori e premiando i migliori con incarichi più impegnativi su progetti più importanti. Sotto la mia direzione, abbiamo per la prima volta realizzato una serie fantasy (heroic fantasy), genere assolutamente nuovo per Cagliostro, la quale ci ha premiato con il tutto esaurito all’esordio in fiera e che sta per concludersi con la terza stagione.

Mi piace immaginare di avere qualche merito se diverse voci riconoscono a Cagliostro di essere un’ottima “bottega” che consente agli esordienti e ai più giovani di approcciare il mercato del fumetto in maniera più professionale. Ne sono prova vari autori che negli anni, avendo esordito o essendo rientrati nel mercato del fumetto grazie a Cagliostro, hanno poi ottenuto incarichi presso editori via via più prestigiosi, a livello nazionale, ma anche internazionale.


Negli ultimi anni uno dei progetti a cui hai dedicato molto impegno è Incrociatore Stellare E. Salgari, un progetto di Sci-Fi italiano che recupera la space opera classica. Che ha significato per te la Trilogia di ISES?

Incrociatore Stellare Emilio Salgari è una space opera che nasce dalla mente del mio predecessore e del Presidente, dalla grande passione per le saghe di genere, sia anime che della letteratura avventurosa, principalmente salgariana. Una particolarità importante è l’identificazione di matrice italica di tutti i personaggi, mentre è una delle prime esperienze, se non la prima in assoluto, in cui tutta l’ambientazione è stata progettata interamente usando la modellazione tridimensionale digitale: a partire dall’astronave Emilio Salgari, vera protagonista della serie, compresi gli interni, dalla sala comando agli hangar per i caccia, la sala macchine, gli alloggi dell’equipaggio, le astronavi antagoniste, fino ai caccia, i mezzi da sbarco e quelli da lavoro.

Tutto è nato da una richiesta fattami dal Presidente, quando ancora non avevo alcun incarico nell’associazione, se non avere collaborato ad alcuni progetti: “Andre’, disegnami un’astronave”. Era il 2015 e un anno scarso dopo siamo partiti a realizzare la storia a fumetti!

Per me questo progetto ha voluto dire iniziare da collaboratore, diventare supervisore del progetto assieme allo scrittore principale e terminarlo come Direttore Editoriale… Ho fatto carriera insomma


Oltre al lavoro con la Cagliostro ePress sei molto attivo nel mondo del fumetto indy anche con altri soggetti editoriali. Come vedi la realtà Indy italiana di questi anni? La cancellazione delle mostre mercato l’ha colpita gravemente?

Questo è un argomento molto complesso: diciamo che ho sempre tenuto il piede in diverse staffe. La ragione principale è che non mi occupo di fumetto per mangiare, ma ho la fortuna di avere un lavoro che mi permette di vivere e di poter fare fumetto per piacere (ma sempre con la massima professionalità, perché se non ti dai un metodo e degli obiettivi, non combini niente. Fino a qualche anno fa disegnavo la sera dopo cena, ma con la famiglia che si allarga era diventato insostenibile così, seguendo l’esempio di un amico, ho cambiato paradigma e ho iniziato a disegnare, ma anche supervisionare e tutto il resto, la mattina tra le 5 e le 7, prima di andare al lavoro. Ciò ha giovato enormemente alla produttività e anche alla qualità).

Dicevo, il piede in diverse staffe: da anni collaboro con un collettivo che si chiama Ronin, col quale realizziamo storie dei generi più disparati, di volta in volta partecipate da diversi autori. Ci sono sceneggiatori, illustratori, disegnatori, grafici, ecc, in una sorta di redazione virtuale che lavora per garantire creatività e qualità. Negli anni abbiamo realizzato progetti per diverse associazioni, istituzioni culturali e iniziative presso varie scuole.

La realtà Indy attuale, a mio avviso è molto attiva, pur se messa in difficoltà dalla pandemia e dalla mancanza di fiere. Bisogna riconoscerle di essersi saputa adattare molto velocemente all’uso di canali di distribuzione e comunicazione virtuali, ma chiaramente non per tutti è stato così, anzi per qualcuno ha portato a un quasi azzeramento delle attività, ma sono convinto che ci siano alcuni spunti interessanti da sfruttare per riprendersi e rilanciarsi. Io uno ce l’ho in mente e vedo che anche qualcun altro ci sta lavorando, per cui sono fiducioso che nel breve periodo avremo una nuova esplosione creativa e magari un nuovo potenziale bacino di utenza per il fumetto. Di cosa si tratta? Guardatevi un po’ intorno…

Che progetti ha nel cassetto Andrea Manfredini da qui a dieci anni?

Semplice: quando sarà finisca questa fottuta emergenza, appena il mio medico avrà tempo per me, dovremo concludere il processo per la mia clonazione. A quel punto potrò lavorare a spron battuto ai 3 progetti sui quali sono impegnato al momento, e mettere in cantiere gli altri che ho nel cassetto causa mancanza tempo (bisogna rendersi conto che disegnare porta via tantissimo tempo e potendolo fare per sole 2 ore al giorno e qualcuna in più nel fine settimana, è impossibile fare di più).

Allo stato attuale invece, il programma è pieno e definito fino al 2027, ma tanto so che ogni volta che capita qualcosa di nuovo (giusto questa settimana mi ha contattato una radio, ma non so ancora esattamente cosa vorrebbero che facessi), non riesco a rifiutarmi. In lista abbiamo: finire la terza stagione di MonsterPunk 1890, realizzare la terza di Acua; Inoltre in questo periodo ho realizzato, insieme ad altri del collettivo Ronin, una storia a partire dal testo di alcune canzoni di una rock band emergente. Si tratta di un volume di circa 40 pagine, in f.to 7”, esattamente come un 45 giri, cosicché potrà anche essere allegato al disco stesso. Attualmente alcune tavole del fumetto sono a disposizione della produzione per i video delle 2 canzoni e in autunno vedremo il risultato di questo lavoro, oltre alla distribuzione del fumetto stesso, che stiamo trattando in questi giorni.

Per quanto riguarda il mio 2020, lo dico con un po’ di senso di colpa nei confronti dei tanti che hanno subito danni ingenti e gravi lutti a causa della pandemia, è stato un anno pazzesco dal punto di vista della produzione: 2 episodi per MonsterPunk 1890 e Acua, quasi 40 tavole de Lo Scarafaggio (anche esse in procinto di vedere la luce a breve), illustrazioni per un libro in collaborazione con un cantautore italiano (non posso dire di più, altrimenti dovrei uccidervi tutti) la parte scenografica in 3d per delle storie per bambini e un altro progetto (questo davvero ambizioso) per il quale sto aspettando la sceneggiatura e le indicazioni su personaggi e ambientazione (maledetti scribacchìni sfaccendati). Per finire ho messo in cantiere un altro progetto con delle illustrazioni, sempre a tema musicale.

In mezzo ho anche trovato il tempo per fare la copertina per un libro di poesie il cui ricavato è andato alla Croce Verde di Orzinuovi (BS).

A seguire conto di iniziare il libro illustrato per una altro cantautore che il prossimo anno festeggerà un anniversario molto importante. Poi col primo cantautore abbiamo materiale per fare storie a fumetti per altri 3 volumi e giusto un paio di giorni fa il mio socio, ha iniziato a scrivere un nuovo episodio de Lo Scarafaggio.

Intanto nel cassetto ci sono altri 3 progetti, ma senza la clonazione non so quando potrò dedicarmici.

Non ne uscirò vivo, insomma…

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