Censurare Dostoevskij. Il Ventunesimo secolo: dall’Illuminismo al Ministero della Verità

Se c’è un elemento che si può ricavare dalla deriva culturale dell’ultimo decennio è che l’Illuminismo ha compiuto una parabola, divenendo progressivamente l’antitesi di se stesso.

Della lode alla Ragione come antidoto contro lo Spiritualismo (ma non sarà che parte del problema comincia proprio da questa contrapposizione e di conseguenza, dai suoi effetti?), è rimasto poco se non nulla. Fiaccata, prima dal Materialismo Storico e poi dal Relativismo Etico che ne sono dirette conseguenze, negli ultimi anni si è sgretolata sotto i colpi della Logica dell’Irrazionale. Sembra un ossimoro ma tant’è. Solo in questi termini possono trovare una qualche chiave di lettura, fenomeni contemporanei come la cancel culture e la negazione con matrice ideologica.

Nell’irrazionale che diviene Pensiero, trova una quadra qualsivoglia deriva, da Bella ciao in chiesa, alle statue divelte di Colombo e Roosevelt, alla censura delle menti più brillanti della cultura russa.

Quel processo intellettuale di semplificazione che dovrebbe appartenere al pensiero popolare è sempre più comodamente accolto e certificato dalle classi dirigenti, siano esse politiche che culturali. Spesso, soprattutto in Paesi come il nostro, le due cose coincidono e quindi la cultura diventa vettore d’istanze ideologiche. È affasciante notare come in epoca social si sia di fronte a una relazione di causa-effetto in cui gli stessi utenti sono parallelamente influenzati e influenzer dell’azione politica, che a sua volta condiziona ed è condizionata dai follower. Oggi va di moda la caccia al russo. Per un’equazione da disturbo mentale, tanto l’olimpionico, quanto i grandi poeti esistenzialisti diventano corresponsabili del

conflitto in Ucraina. Difficile stabilire quanto le azioni di boicotaggio perseguite nei confronti di tutto ciò che attiene all’universo dell’immenso Paese est europeo, siano dettate dalla pancia o siano un modo cinico di cavalcare la tigre, ma la realtà dei fatti dice che oggi ogni approccio etico-filosofico è sospeso. Anzi, soppresso. Siamo di fatto nell’era del MINIVER, in cui la Verità ha le fattezze monolitiche dell’istituzione dogmatica. Va da sé che se il clima è questo, il libro, come prova tangibile della favella umana, non ha più significato. Si possono mettere, Pasternak, Tolstoj e Dostoevskij, nel camino.

Se ne possono silenziare i versi e si può impedire a un atleta di fare ciò per cui si è preparato. Tutto è lecito nella demagogica dottrina del Buono. Compresi la prevaricazione e l’artefatto. Tutto diviene dogmaticamente fluido all’interno di una manipolazione della storia e della cultura a uso e consumo della Kultura prevalente. Sintomo del processo è la costante riscrittura di determinati contenuti di Wikipedia. Basti vedere il caso del Rogo di Odessa.




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