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Dante la Commedia Divina, al cinema solo il 23-24-25 gennaio

Prodotto dalla Magnitudo Film con la regia di Roberta Borgonovo.

Informazioni generali

Genere: Documentario

Durata: 90 minuti

Regia: Roberta Borgonovo

Scritto da: Roberta Borgonovo e Franco Ricordi

Direttore della fotografia: Massimiliano Gatti

Talent: Franco Ricordi

Con: Franco Ricordi, Matilde Calamai, Andrea Meroni, Mah Azar Emami

Produzione: Magnitudo

Distribuzione: Magnitudo

Al cinema: 23, 24, 25 gennaio


Franco Ricordi, attore e filosofo, ci accompagna nei mondi ultraterreni di Dante attraverso la recitazione e l’interpretazione filosofica di alcuni canti della Divina Commedia. Il viaggio impossibile è un viaggio dentro noi stessi, alla conoscenza delle nostre più drammatiche debolezze, dei nostri mostri, incarnati qui da due giovani attori che attraverseranno i tre regni. Il nostro palco è un puzzle di luoghi eterni come il Duomo di Firenze, il Museo dell'Opera e la Certosa, che si fondono con i chiaroscuri del bosco, la Selva Selvaggia, con il luccichio del mare che lambisce il monte del Purgatorio e con l'abbacinare dell'assolato Teatro del Silenzio, a Lajatico. A guidarci è Virgilio, una fulgida ombra del passato, e a tenerci saldi lungo il cammino un’inestinguibile luce: l’Amore di Beatrice. Ella ci aspetta alle porte del Paradiso, per accompagnarci lungo l’ultima scalata verso la Luce Eterna.

L’Amore è la forza ingovernabile che tutto muove, anche quando il dolore sembra aver cristallizzato tutto. Esso sottende ogni canto di questa opera, sin dai suoi scorci più bui fino all’ultima, estatica visione della luce eterna. È così che Dante Alighieri, poeta, filosofo, politico del ‘300, condannato all’esilio e al rogo dai suoi concittadini, salva se stesso, nell’eterno inno alla Libertà che è la sua Commedia Divina.


La regista

Roberta Borgonovo è una regista e videomaker cesanese. Esplora più campi dell’arte, dal disegno alla fotografia, dalla musica alla recitazione fino a scoprire il cinema, arte che le permette di unire le precedenti. Dopo la formazione alla Cinema Scuola di Cinema di Milano, inizia il suo percorso sia al fianco di altri registi come assistente e montatrice, sia nella realizzazione di videoclip, spot indipendenti e infine cortometraggi come regista e autrice. Collabora come grafica e montatrice con alcune case di produzione tra cui la Magnitudofilm, per la quale firma il suo primo lungometraggio Dante-LCD.


Note di Regia: i personaggi

Approcciarmi alla Divina Commedia con un lungometraggio è stato un privilegio e una sfida. Ho cercato di leggere il testo di Dante con un approccio emotivo: non volevo portare sullo schermo una parafrasi per immagini della Divina Commedia, ma un film! Volevo esprimere la rabbia, il dolore, il senso di nostalgia ma anche il calore che intridono questo testo: le emozioni non sono un fronzolo o un abbellimento, credo che siano il veicolo di un messaggio forte, così come per Dante l’Amore è il mezzo per la salvezza di un individuo. In questo sono stata aiutata dalle puntuali interpretazioni degli attori. Innanzitutto, questo film deve moltissimo a Franco Ricordi: riprendere e montare la sua interpretazione dei Canti della Divina Commedia mi ha svelato come già il testo stesso contenga atmosfere e ritmi davvero cinematici, che noi abbiamo cercato di esaltare. Franco ha portato con successo il teatro nel film ma è stato generoso a sperimentare con me toni più realistici e cinematografici in alcuni passaggi del film. Con Matilde Calamai ho lavorato per dare al personaggio di Beatrice un carattere fermo e allo stesso tempo accogliente: ha dovuto lavorare solo con il suo sguardo e la sua presenza scenica, che sono insieme una carezza e una spinta in avanti, a volte uno schiaffo per Dante e quindi per lo spettatore. Matilde mi ha trasmesso un grande calore e una grande fiducia sul set. Poi ci sono Mah Azar Emami e Andrea Meroni: “ho tolto le parole” anche a loro due, cercando di veicolare tutto tramite i loro corpi, i loro sguardi, i loro incontri. Mi piace definirli Eva e Adamo, due peregrini nell’ oltre-mondo dantesco, o due pezzi di argilla che accompagnandoci lungo il film si trasformano nelle anime raccontate dal poeta. Insieme, tutti insieme, abbiamo davvero potuto giocare, sperimentare.

Note di Regia: il linguaggio Cinematografico

Dante la Commedia Divina” è il racconto di un Racconto. Abbiamo voluto fondere la forma del documentario classico con quella della video poesia in un documentario di sperimentazione, approccio che ci ha regalato grande libertà di azione. Nostro intento non era quello di riprodurre visivamente alla lettera le situazioni raccontate da Dante, ma riportarne le atmosfere emotive e i significati intrinsechi. In fase di shooting abbiamo raccolto il materiale, eterogeneo e variegato, per giocare in montaggio, fase centrale per la riuscita di questo film. Possiamo basarci su tre binari di racconto: il primo è quello dell’enunciazione del testo nel Castello di Castiglione Del Terziere, il secondo è quello delle ambientazioni artistiche/culturali e naturali, il terzo è il limbo nero con i due attori. Abbiamo lavorato quindi sulla sintesi visiva, cogliendo per ogni canto scelto un elemento attorno al quale far ruotare il nostro racconto: per esempio per Paolo e Francesca, abbiamo scelto il vento che scuote le due anime nel buio del limbo nero. Oltre ad averlo come elemento scenografico, la direzione stessa degli attori è stata improntata attorno ad esso, con Francesca che “trattiene” Paolo a sé, lotta con il vento per non farsi rubare da esso l’oggetto del suo amore. Oppure il bosco dei suicidi, in cui degli occhi innestati nell’ombra dei rami diventano il giudizio impietoso delle persone, reali o immaginate dalla vittima di tanta cattiveria, che poi a causa di essa si suiciderà. O ancora, la drammatica frammentazione della Penisola nella “Serva Italia” diventa visivamente la desolazione di una casa abbandonata: oggetti testimoni di una quotidianità felice rovesciati a terra, tra le macerie e i calcinacci, addormentati sotto un lenzuolo di polvere e ragnatele. Abbiamo fatto queste scelte semplici e fortemente metaforiche in previsione di giocare in post produzione con il montaggio alternato, che permette di accostare elementi totalmente diversi tra loro facendoli dialogare e fondendoli in un nuovo significato. Abbiamo ragionato in tal senso su tutti i livelli, sia per i soggetti ripresi che per le location: queste ultime sono estremamente diverse tra loro, infatti passiamo da luoghi di interesse culturale come il Museo dell’Opera del Duomo ad ambientazioni naturalistiche come il bosco dell’Oasi di San Rossore, ma grazie al montaggio alternato questi due luoghi diventano lo stesso luogo, la selva selvaggia e la Firenze rovesciata da cui scappa Dante, nella sua opera e nella vita. Abbiamo interpretato il testo come se fosse un sogno, dove le distanze geografiche e temporali si annullano nel flusso di un racconto metaforico e poetico.


Impianto e struttura narrativa

Il film si fonda sull’impianto teatrale dato dall’enunciazione e dal commento della Divina Commedia fatti da Franco Ricordi: il filo conduttore nella scelta dei canti è l’Amore, che ci trascina nella bocca dell’Inferno, attraverso di esso e poi del Purgatorio, fino a lasciarci all’estatica visione dell’Eterno alla fine del Paradiso. Da questa struttura si snodano due binari metaforici: prima di tutto, il percorso di Franco, che incontriamo in location molto distanti e diverse tra loro che, proprio perché innestati nel corpo narrativo dell’enunciazione di Ricordi, diventano spazi comunicanti: tra di essi il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, la Certosa, o il Bosco di San Rossore, la Spiaggia sassosa, o il Teatro del Silenzio di Lajatico, in cui incontrerà Beatrice. In questo modo Ricordi diventa metaforicamente Dante, percorre il cammino del poeta sulle tracce di Beatrice. Il secondo binario è il limbo nero, un luogo indefinito che per noi diventa un palco vuoto dove incontriamo un uomo e una donna, due anime che, entrando nelle spoglie dei diversi personaggi descritti dai canti selezionati, percorrono con noi le tre cantiche: essi diventano delle anime che dalla dannazione eterna riescono a purificarsi attraverso il Purgatorio e a riscattarsi con il Paradiso.

Tecniche di ripresa, montaggio e luoghi

Incrociata, lunga e morbida, da una parte per creare nuove immagini, nuovi quadri pittorici oltre chevenzaentuata apertura di diaframma per giocare con i fuochi, dando il senso di sospensione dei sogni e delle visioni. I pochi movimenti di steady sono funzionali ad accompagnare lo spettatore in alcuni luoghi: muovendoci con Dante dentro di essi, li scopriamo con lui. L’editing è stato una fetta massiccia di lavoro, di gioco, di sperimentazione, che ha permesso di mescolare gli elementi ripresi creando immagini nuove con ciò che era già stato acquisito e trovando soluzioni inaspettate non prefigurano in fase di piano regia. Si è giocato con il montaggio alternato, per far dialogare elementi molto diversi e/o distanti tra loro, dando vita alle metafore visive che si cercavano in ripresa, e con la dissolvenza incrociata, lunga e morbida, da una parte per creare nuove immagini, nuovi quadri pittorici oltre che per sottolineare le ellissi temporali. Seguendo la traccia documentaristica, il commento di Franco Ricordi accompagna lo spettatore nel suo viaggio inedito nella Divina Commedia. Questa modalità di racconto dà la possibilità di approfondirne il significato, i sottotesti, di svelarne aspetti che lo spettatore forse non avrebbe altrimenti colto. Ma la volontà del docufilm è anche quella di riportare l’umanità, il dolore, il sangue, le lacrime, che connotano il testo del Sommo Poeta, che viene in aiuto con il linguaggio metaforico della video-poesia, con le due anime racchiuse nel limbo nero e con Franco e Beatrice nei meravigliosi luoghi della Toscana. Per esempio questi ultimi, il Duomo di S.Maria del Fiore, il Museo dell’Opera, la Certosa di Firenze, il Teatro del Silenzio di Lajatico, il Castello di Castiglione del Terziere, che sono luoghi di Arte e di Cultura e che ben si adatterebbero alla forma del documentario classico, invertono il loro scopo e diventano dei palcoscenici, location di un racconto fictional. Qui la fila di statue dei profeti conservata nella Sala del Campanile del Museo può diventare, con un taglio di luce netto e drammatico, una folla che incombe, giudica, perseguita il nostro Dante; oppure, le tombe adunatesi nella penombra serena e azzurrata della Certosa diventano i luoghi di attesa delle anime del Purgatorio. Per agire questo “inganno” i tecnici si sono avvalsi magia del montaggio alternato, facendo dialogare personaggi, luoghi e situazioni diversi tra loro, grazie ai VFX: in questo caso si è trattato di innestare elementi visivi in location a cui non appartengono originariamente. Si è optato per un approccio minimale e quasi artigianale di queste tecniche:

l’intento non era quello di ricreare alla lettera l’universo immaginato e spiegato nei particolari da Dante, ma quello di riportare alla vita la poesia, le atmosfere, i sottotesti della Divina Commedia lavorando con pochi elementi visivi e scenografici, come nel teatro moderno se vogliamo, lasciando che sia lo spettatore ad immaginare il resto.


Il rapporto tra contenuti narrativi e contenuti documentaristici

Fin dalla preproduzione del film sono stati coinvolti i massimi esperti di Dante e della Divina Commedia in particolare, in modo da conferire autenticità ed autorevolezza al contenuto. Sotto la loro guida sono stati definiti i soggetti più rilevanti ed i luoghi in cui rappresentarli. La produzione ha quindi deciso di affidare la scrittura del soggetto e lo sviluppo della sceneggiatura ad una giovane regista, alla sua opera prima, che unisse la capacità di raccontare l’Opera da un punto di vista femminile, affinché fosse delicato nell’espressione e fresco nel linguaggio. Dal punto di vista realizzativo si sono alternate scene evocative girate talvolta in studio, talvolta direttamente in location sia in Toscana che nel Lazio, con altre, particolarmente rilevanti per la storia di Dante stesso quali Firenze ed i luoghi in cui è stato accertato il suo passaggio nel viaggio che l’ha condotto all’esilio, in modo da restituire un autentico valore autoriale e documentaristico al progetto.

Tecnologia

In alcuni casi si è operato con una troupe completa, in altri con troupe ridotte mantenendo sempre alto il livello di qualità delle immagini; a tal fine sono state impiegate due macchine da presa in 8k ed un drone a 6k per garantire la massima accuratezza dei dettagli e per gli utilizzi possibili in post produzione, con particolare rilievo per gli effetti speciali e la CGI.


Distribuzione

Magnitudo vanta 17 film prodotti e distribuiti in 74 Paesi nel circuito cinematografico italiano ed estero e collabora con i principali broadcaster italiani ed mondiali, sia pay che free e con piattaforme vod. Magnitudo ha inoltre sottoscritto accordi per la distribuzione di dvd e br disk, sia con le piattaforme che con i gestori di oltre 100 bookshop distribuiti sull’intero territorio nazionale.


Magnitudo Film

Magnitudo Film è la casa di produzione cinematografica milanese, fondata nel 2011 da Francesco Invernizzi e Aline Bardella, che ha ridefinito lo standard della divulgazione culturale in Italia e nel mondo attraverso i film d’arte. Fin dalla sua nascita, racconta il patrimonio artistico al grande pubblico con la massima definizione disponibile sul mercato, 3D, 4K e ora in 8K, affiancando alla tradizionale composizione cinematografica della troupe, strumenti di ripresa e tecnologia di altissima qualità e tecnici in grado di configurarla e applicarla al meglio, adattandola di volta in volta ai contenuti.

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