E siamo alla fine. Finalmente, potrebbe pensare più di qualcuno

Aggiornato il: mag 24

La stagione bipolare della Roma si conclude con poche gioie e molti dolori. In attesa di Mou.

Un campionato a due volti. La prima parte più che positiva. Coi tre esperti tenori in cattedra, una seconda che l’ha vista sciogliersi, come quella neve che beffardamente è giunta intonsa fino a primavera per assenza di sciatori. Fino a primavera, coincidenza temporale che segna il definitivo tracollo di una squadra vittima di sé stessa. Il tecnico in uscita ci ha messo molto del suo. Dalla rinuncia al titolarissimo Florenzi, vincitore con il PSG della coppa di Francia, che chissà quanto sarebbe stato utile nelle rotazioni, alla lite con Dzeko. E poi con Pedro.

Certamente la fortuna non gli ha dato una mano. La perdita di Zaniolo è dolorosissima per qualsiasi squadra, come lo è stata pure quella del super rinforzo di gennaio. Il mai dimenticato Stephan El Shaarawy ha inciso davvero poco a causa dei continui infortuni. Lui è uno di quelli a cui la Via della Seta è costata un prezzo salatissimo, stimabile in un Europeo a fronte di un guadagno che nel suo caso non poteva che essere faraonico. Insomma, oggi è l’ultima. Coincide con l’addio al calcio del fenomenale Bruno Conti, l’oriundo italo-argentino-brsiliano, uomo mundial nonché protagonista suo malgrado dell’episodio che ha al suo centro il padre di Scamacca. Coincide anche con l’esordio di Alessandro Florenzi, uno che (ci si augura) con Mourinho potrebbe ritornare dopo l’esilio dorato imposto dal portoghese uscente. La Roma è tra color che son sospesi. Tra alcuni anni si rivaluterà la semifinale di Europa League come un traguardo comunque storico, ma oggi è maledettamente troppo presto. Prevale lo sconforto. Oggi non si riesce a vedere oltre l’ennesima mortificazione. Il che rende meno paradossale il fatto che la Roma sia stata eliminata pur avendo vinto tre tempi su quattro. Al Manchester United, una delle bestie nere nel destino dei giallorossi, il massimo risultato col minimo sforzo.

La differenza tra una squadra vincente e un’altra è tutta lì: l’abitudine a vincere. Poche le note non dolenti di questa annata senza infamia e senza lode: la vittoria del derby senza particolari patemi, la definitiva affermazione di Pellegrini tanto come interprete per grandi palcoscenici, quanto come capitano di valore; l’esplosione di Villar; il resuscitato Karsdorp, che ci ha messo quattro anni ma è finalmente un protagonista; le scoperte di Fuzzato e di Darboe (ma farli esordire con qualche mese d’anticipo, no?) e naturalmente Mkhitaryan. L’armeno è un asso. Veleggia altissimo nella stagione degli ultra trentenni. Nei corsi e ricorsi, ha più di qualcosa da chiarire col nuovo plenipotenziario tecnico tattico romanista. Auguriamoci che le diplomazie facciano il loro alla perfezione perché perderlo sarebbe un delitto. Ecco, il mercato è l’altro grande enigma. I nomi che circolano sono tutti da grande piazza, in attesa dei fatti va certificato che Mourinho è comunque una potenza. Il solo annuncio ha ridestato dal torpore l’intera tifoseria che ora sogna quei grandi acquisti che più di ogni altro teorema chiariranno le reali ambizioni dei Friedkin. I quali con tempismo perfetto hanno annunciato il grande colpo appena dopo la vittoria dell’Inter, rubandole la scena. Se poi certi ritorni dovessero essere certificati non si potrebbe pretendere di più. Una dirigenza con Totti, Boniek e Nela vale una squadra di calcio. Oggi dunque si va in scena per l’ultima volta. Conclude guardandosi quasi allo specchio, dall’altra parte c’è un’altra Roma, quella dei tanti ex: Verde, Capradossi, Matteo Ricci e Marchizza. Nulla di nuovo, mezza serie A propone pezzi del vivaio giallorosso, rimane il retropensiero che se sono buoni per fare i titolari in squadre di mezza classifica, potrebbero essere eccellenti panchinari in giallorosso eppure la Roma dell’ultimo decennio ha sistematicamente svenduto quando non regalato i suoi talenti. Uno per tutti, Politano che è pre-convocato agli Europei (e la Roma ha speso fortune in attaccanti esterni). Intanto poche ore fa un manipolo di tifosi d’eccezione ha compiuto l’impresa che alla Roma non è riuscita:

espugnare l’Europa! Strepitosi Maneskin! Suonate da una vita ma i soliti benpensanti non vi riconoscono il valore che meritate per via di X-Factor. Tutti pronti a fucilarvi per il brano edulcorato. Tutti Zitti e buoni, ora che la canzone ha vinto. Rock puro. Parolacce comprese.

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