Essere di destra è un diritto o un marchio?

Aggiornamento: 22 ago

"Se bisogna ridere, ridiamo della Meloni che è molto più buffona di Salvini, una vera buffona yo soy una mujer, yo soy italiana, yo soy Giorgia. Ma è ridicolo. Non devono arrivare i nazisti, i nazisti ci sono già, i nazisti circondano la Meloni"

Queste le parole dette su La7 dalla scrittrice Ginevra Bompiani, a seguito del discorso fatto dal leader di FdI in Spagna per sostenere la candidatura dell’amica Macarena Olona alla presidenza dell’Andalusia insieme ai patrioti spagnoli guidati da Santiago Abascal. Un discorso che ha indignato altresì il segretario del partito democratico, Enrico Letta, che ha pensato: "Tutto il male possibile, dai toni ai contenuti alle contrapposizioni". Parole condannate anche dalla professoressa Rosi Braidotti che ha parlato di "Tono violento da conquistatori, misoginia, omofobia, una propaganda di stampo assolutamente assassino". Questi sono solo alcuni degli attacchi contro chi, puntualmente, deve dichiarare la sua condanna al fascismo e il suo non essere totalitaria sia alla stampa italiana che estera. Già... la stessa donna, madre, leader considerata "ortolana", "pesciaiola" - senza offesa a questi ultimi ovviamente - per poi passare a parole più dolci come "rana dalla bocca larga", "una vacca", "una scrofa".

(in foto: Ginevra Bompiani, Enrico Letta, Rosi Braidotti)


Vogliamo parlare dei beceri attacchi sessisti fatti dal terrorista di sinistra Raimondo Etro come “nana coatta sgraziata fascia”? Il tutto nell'assordante silenzio femminista, salvo i casi in cui sia il Presidente della Repubblica a intervenire. Ecco, in quel caso, giusto alzare le antenne per salvare la faccia, precisamente la maschera di bon ton che sa di incommentabile ipocrisia. Una sinistra sorda, muta e cieca alla violazione dei diritti degli appartenenti alla politica di destra, ma pronta a strapparsi le vesti per la tutela dell'essere umano che, a quanto pare, per gli antifascisti ha un colore politico. Che dire… condotta alquanto inquietante se adottata da chi lotta il razzismo e la discriminazione.


Ma su questi costanti attacchi anche la destra ha in parte le sue responsabilità, come riconosciuto dallo stesso leader di FdI: “io che forse per troppo ho consentito che si uscisse fuori dai limiti… Quindi ho deciso che intanto, chiaramente, querelo tutti quelli che si sono permessi di dire una parola sbagliata e non tanto per me; lo faccio perché voglio sapere se in questa Nazione c'è ancora il diritto di non essere di sinistra senza rischiare di diventare vittime dello spostato di turno perché gli hanno insegnato ad odiarti”.


Chissà... magari si potrebbe iniziare a far valere questo diritto con una destra che si preoccupi meno di dare costantemente spiegazioni alla sinistra e con una sinistra che anziché pretendere spiegazioni, inizi a spiegare il suo programma elettorale, sempre che ne abbia uno, vista la sua costante caccia a ciò che è stato. E a tal proposito la domanda politicamente scorretta sorge sponte: ignoranza o convenienza?

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