Finiti di sgranocchiare i popcorn guardando House of Dragon e Rings of Power, vediamo com’è andata

Aggiornamento: 4 ott

Ci siamo.

Basta trailer, basta post fiume basati su immagini parziali o commenti di attori più o meno importanti. Anche per i comunicati stampa, il tempo è scaduto. Le prime puntate di Rings of Power ed House of Dragon sono andati in onda, e il 99% di chi li aspettava – a vario titolo – ormai le ha viste, in molti casi entrambe le doppiette di episodi. Nel mucchio, ci siamo anche noi, che da molto le attendevamo con “timore et tremore”. E ora si può cominciare a parlare avendo sotto mano cose concrete. La polpa, insomma, non più le chiacchiere.

Andiamo con ordine.

House of Dragon è forse il titolo che se la giocava più facile.

E’ vero, si portava dietro l’onda lunga dei contrasti – chiamiamoli così – riguardanti la conclusione della serie madre. Ma proprio per questo, aveva modo di stupire positivamente chi ormai non si aspettava più nulla. Ha inoltre nella manica degli assi che sono sì scontati, ma sempre capaci di colpire nel segno: i Targaryen, i Draghi, gli intrighi spacciati per fine politica pseudorinascimentale. Per cui era chiaro fin dall’inizio: ai (molti) fan orfani di GoT la nuova serie sarebbe quasi sicuramente piaciuta, e lo si era capito fin dai primi assaggi. Le puntate viste fin’ora, poi, sono state il giusto equilibrio fra richiami al “passato-futuro” dell’epopea martiniana – telefonati quanto si vuole, ma comunque in grado di dare vita a quella che prima era solo la “lore” di Westeros – e spunti più originali. Certi interpreti poi (pensiamo a Matthew Robert Smith alias Daemon Targaryen), sono ottimi.

Voto di inizio stagione? 7, un numero che contiene anche una piccola dose di incoraggiamento, sperando di essere spiazzati da qualcosa di più inaspettato dei complotti per il trono.

Passiamo ora a Rings of Power.

Nonostante la diga di entusiasmo d’ufficio (e milionario) targato Amazon, lo show viene da settimane in cui la perplessità preventiva ha preso sempre maggior corpo. Una volta erano gli affezionati di Tolkien, accusati di oltranzismo per le libertà prese in sede di script. L’altra coloro che criticavano i costumi e la resa estetica generale. Altre ancora a storcere il naso erano quelli che puntano il dito a prescindere. Sta di fatto che la nuova serie ambientata nel passato di Arda, dalla pompa magna prevista è arrivata alla linea di partenza già col fiatone e la fama di essere un mezzo bidone. Colpa di spettatori incontentabili e viziati? Forse.

Ma sono anche quelli che altre volte sono indicati come sovrani da non contraddire. Soprattutto, però, è quanto andato in onda nelle prime due puntate a essere assai opinabile: nonsense clamorosi come Galadriel presa in giro da marmocchi elfi al pari di una bimbetta d’asilo qualunque, quando la sua infanzia avviene in luoghi quasi metafisici, dove il male non alligna in maniera neanche figurata. Oppure quando la stessa attraversa a nuoto (!!!) il mare tra le Terre Imperiture e il Beleriand. Dell’aura spirituale del primevo mondo tolkieniano, pochissime tracce, e non basta far vedere i due Alberi cosmici che risplendono per ovviare alla cosa.

Svarioni che assieme al cast non sempre in parte, scenari non all’altezza (Kazhad Dûm) e Hobbit fricchettoni, indirizzano già da ora al ribasso l’andamento delle azioni se non di Besos, della sua serie.

Voto 4, e siamo stati generosi.


Nondimeno, se - tanto per giocarci una banalità - fin qui “l’avevamo detto”, i risultati definitivi di questa gara del Fantastico su schermo sono ancora tutti da scrivere, un po’ come quelli di un campionato, e di rincorse se ne vedono anche nelle stagioni più scarse. Certo, stavolta è proprio dura… Ma ne riparleremo presto.






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