Follower, pollici e palchi

Aggiornamento: 7 gen

Ricordate quella bellissima frase presente in quasi tutti i film d’azione: “Presto… segua quella macchina”? Ricordate quel bellissimo faro manovrato da un abile operatore teatrale che serviva ad illuminare e a seguire l’attore nei suoi movimenti in scena, chiamato, appunto, il "segui persone" o, in gergo teatrale, musicale e cinematografico, occhio di bue?

Avete mai provato a seguire qualcuno a piedi o per spiarlo o perché vi indicasse una strada? E quei bei giochi di bambini quando ci inseguivamo in lunghe, stancanti, ma meravigliose “acchiapparelle”? Riflettiamo su questo verbo usato e abusato oggi, il verbo seguire e facciamo questa considerazione: Oggi con il verbo seguire, tradotto in inglese nel più popolare to follow, tutto si riduce ad un gesto del dito su di una tastiera e voilà, il gioco è fatto… ecco che i tanti sopra elencati significati del verbo, si riducono ad un gigantesco numero di personcine che seguono assiduamente, ma soprattutto virtualmente, i loro amati beniamini! Non è più un moto a luogo, dunque, una spinta fisica, un’abilità al volante, un inseguimento stile commissario Girardi, più noto come Nico er Pirata, no… nessuna attività motoria né sportiva, ora con un dito e la velocità di uno sguardo fugace, ma, attenzione, aggiornato, siamo tutti comodi “seguitori”!

Ma cosa significa oggi essere dei follower o avere dei follower?

Un follower è qualcuno che decide di visualizzare tutti i contenuti di qualcun altro verso cui ha un particolare interesse in modo tale da tenersi costantemente aggiornato su ciò che quest’ultimo pubblica.

Da notare che I follower si differenziano dai like, perché il like è un semplice indice di gradimento (per spirito di battuta direi pollice di gradimento) verso un certo contenuto, mentre un follower desidera essere costantemente aggiornato sulle evoluzioni di colui o colei che ha deciso di seguire! C’è dunque chi segue e chi viene seguito.

Avere molti follower può far diventare il “seguito” un influencer o un brand ambassador, cioè colui o colei che promuove i prodotti di un’azienda, insomma un vero e proprio business che aleggia nell’etere!

Veniamo al dunque… tutto questo moderno sistema di visualizzazioni e gradimenti veloci, come si rapporta con il nostro amato, lento e antico teatro? Ebbene basti osservare l’esempio di alcuni personaggi, divenuti tali a seguito di improvvisi picchi di follower, che, galvanizzati dall’immediato successo social, hanno pensato di conquistare il già impervio e difficoltoso terreno teatrale… risultato?

A giudicare dalla scarsa presenza di pubblico nelle maggiori platee italiane, viene da pensare che forse il “seguace” a teatro non ci va!

Il “seguace” se incontra il suo beniamino per strada certamente vuole il selfie e l’autografo, ma state pur certi che non lo seguirà fino a teatro! Che gli importa? Può vederlo quando vuole sul suo dispositivo mobile e quando vuole può spegnerlo, il tutto senza spendere un euro, dalla propria casa e mentre si occupa di altre mille faccende.

Un’amara considerazione questa, visto che ormai le produzioni teatrali scritturano preferibilmente attori con un numero altissimo di follower, senza dare alcuna importanza al talento, alla carriera o allo storico di un artista.

Ai vecchi e sani provini (che spesso sani non lo sono affatto) oggi si sostituisce una semplice domanda: “Quanti follower hai”? Strano connubio, dunque, questo tra il moderno e scattante follower con il vecchio e decadente teatro; eppure si cerca in ogni modo di farli incontrare questi due signori così lontani e diversi fra loro come fossero un giovane rapper contro un elegante personaggio demodé. Al momento non si è ancora trovato un punto di incontro tra queste due realtà in quanto il pubblico al quale si rivolgono è composto da fruitori con esigenze diverse.

Il pubblico del mini schermo portatile guarda veloce, macina, brucia e consuma in fretta, è soprattutto giovane e distratto dalle continue novità che si susseguono ininterrottamente, usa un linguaggio diretto, poco curato, spesso inventando anche nuove terminologie, sigle o modi di dire brevi, provocatori, moderni… anzi diremo “giovani”, ed ha sviluppato una soglia limitatissima dell’attenzione e della curiosità, per cui tutto deve essere breve, efficace ed accattivante da subito, come le storie su Instagram o i tik tok.

Questo determina la differenza tra Il follower e il pubblico teatrale che invece è abituato a seguire un’unica storia diluita in un lasso di tempo non reale, ma credibile, un linguaggio attento ed interpreti preparati (ovviamente nel migliore dei mondi possibili).

Pertanto non ci aspettiamo che i follower riempiano le sale teatrali, perché chi ama il teatro è un tipo di pubblico in via d’estinzione, ahinoi, che con tanta tecnologia e, talvolta, con tanta superficialità, fatica ad andar d’accordo. Per chiudere come abbiamo iniziato, cioè scomodando il verbo seguire, vi esortiamo a seguire un consiglio di una signora agèe appartenente al novecento, con un pensiero rivolto soprattutto ai giovani: tra un like e l’altro andate anche a teatro, al cinema, ad una mostra, ad un concerto, al museo… dove volete, ma non col pollice… andateci con le gambe e con il cuore!

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