MUSICA - “Eartphonia” - Le melodie della natura nel nuovo progetto del leader dei Subsonica

Aggiornato il: feb 18

Intervista esclusiva a Max Casacci



Ci sono mestieri che non ti si staccano mai di dosso, perché fanno parte di te in modo così intimo da non poterne prescindere mai. Neanche quando sei in vacanza. Il più “appiccicaticcio” in questo senso è probabilmente quello del musicista. Così capita che durante una vacanza nell’isola maltese di Gozo, il “presidente” dei Subsonica Max Casacci insieme all’amico Luca Saini, si trovi a “suonare” delle grosse pietre incuriosito dalla loro particolare risonanza. Quello che appariva in quel momento poco più di un gioco ha però finito per divenire il germoglio di un progetto ben più ampio, cresciuto e sviluppatosi lungo i mesi fino a diventare un album e un libro, o meglio un iper libro edito da Slow Food, un oggetto fortemente tecnologico.


Il nome con cui è stato battezzato l’intero progetto è “Eartphonia”. Non ci sono strumenti nelle otto tracce realizzate da Casacci esclusivamente con suoni naturali processati dalle sue macchine digitali e trasformati in “musica della Terra”, ma c’è la voce dei vulcani, delle api, degli oceani, etc. Un esperimento originale dal punto di vista artistico, ma anche un impegno ambientalista che ha coinvolto diversi personaggi noti sia in ambito artistico che scientifico.


Abbiamo chiesto a Max Casacci di raccontarci questa sua avventura, le sue prospettive e infine quelle degli altri progetti in cui è coinvolto, a partire dai Subsonica per arrivare ai Deproducers.


Negli ultimi 10 anni ho fatto diverse esperienze con molti ambienti sonori. Dopo un po’ di tempo ho abbandonato anche l’uso degli strumenti e ho cominciato a relazionarmi solo con i rumori, privilegiando tendenzialmente i suoni dell’ambiente urbano, che è sempre stato il mio scenario di riferimento. Poi è successo che durante una vacanza mi sia imbattuto per caso in alcune strane pietre sonore sull’isola di Gozo, scoprendo che erano intonate fra loro. Insieme a Luca Saini, che si occupa di Sound Healing (una forma di terapia acustica e vibrazionale, ndr.) e arte visiva abbiamo fatto suonare e registrato queste pietre senza neanche renderci conto che avessimo raccolto del materiale utile per la realizzazione di un brano. E’ stato quello, a tutti gli effetti, il mio primo esperimento di interazione con suoni della natura, da cui è scaturito il brano Ta’Cenc.

Il video del brano è stato visto da Michelangelo Pistoletto, che mi ha successivamente commissionato un brano sull’acqua, precisamente sui fiumi di Biella, per un allestimento artistico realizzato per la sua fondazione Cittadellarte. In seguito sono arrivate altre richieste, sempre relative ai suoni della natura, fra cui una dell’Ente Delta del Po Emilia Romagna.


Mentre stavo lavorando a quel brano e arrivava un altro input da parte di una Onlus che si occupa di tutela e salvaguardia degli oceani, è scattato il lockdown.


Così mi sono ritrovato bloccato nel mio ambiente urbano ma a contatto con i suoni della natura su cui stavo lavorando. E’ stato un clash molto stimolante perché vedevo la città, ovvero l’ambiente da cui avevo sempre tratto i miei stimoli sonori, completamente bloccato e silenzioso, ma come infilavo le cuffie mi trovavo immerso in suoni naturali come i richiami dei cetacei o i suoni di branchi di pesci che sono in grado di intonare veri e propri cori. Una dimensione più che mai viva, al contrario della città in quel momento. A quel punto, mi sono reso conto che avevo materiale a sufficienza per immaginare un album, andando a trovare ulteriori suoni, ulteriori ecosistemi di riferimento.


Un bel paradosso: creare un album in cui fai suonare il pianeta intero proprio nel momento in cui non puoi muoverti da casa…

Il virus e il lockdown hanno alterato radicalmente gli equilibri su cui si basava il mondo, ci hanno costretto a riflettere sulla fragilità delle nostre sicurezze. Io mi sono trovato a percepire questo cambiamento e l'ho usato come uno stimolo per immaginare una musica per il mondo che verrà. C'è stata una precisa volontà di sentirsi parte del proprio tempo. Inoltre io ho avuto delle esperienze, come quella con i Deproducers, che hanno contribuito ad orientarmi in questa scelta. Ogni qualvolta andiamo a studiare, a toccare da vicino certe realtà, ci rendiamo conto di quanto l'umanità sia un elemento minimale. Rappresentiamo lo 0,05% della biomassa presente sul pianeta e la presenza dell'Uomo è una minima parte della storia della Terra rispetto ad altre forme di vita. Realizzare questa realtà può sembrare inquietante ma io la vedo invece in un'ottica di pacificazione. Mentre giro con i miei microfoni in un bosco alla ricerca del suono della sorgente di un fiume, incarno la figura di uno spettatore di fronte alla maestosità della natura, non mi sento sovrastato ma in equilibrio con il resto del Creato.

Oltre alla parte sonora c’è, come dicevamo, l’iper libro scritto da Casacci con il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e i contributi di personalità come il botanico Stefano Mancuso, lo scultore Michelangelo Pistoletto, il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, la biologa marina Mariasole Bianco, il cantautore Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica).


Com’è nata la collaborazione con Mario Tozzi?

Lo avevo cercato tramite amici comuni per avere dei contatti con delle Onlus o delle organizzazioni che si occupano della salvaguardia del pianeta, ma poi la sua disponibilità è andata ben oltre. Una volta ascoltati i brani che avevo elaborato mi ha detto che non potevo esimermi dal fare un brano con il suono dei vulcani perché rappresenta il ritmo stesso della terra. Mi ha fornito una serie di registrazioni alle quali ho aggiunto il suono della Sciara del Fuoco dello Stromboli, uno dei vulcani più attivi al mondo, che avevo registrato io con il cellulare l'estate scorsa alle Eolie. E così è venuto fuori Strombolian Activity che è una sorta di Rave preistorico di qualche milione di anni fa con questa pulsazione incalzante, la battuta terzinata molto Mediterranea, un po' tarantata.


E l’iper libro?

C'è stata questa triangolazione con Carlo Bogliotti di Slow Food che mi ha sentito parlare del progetto e delle difficoltà che avevo a creare qualcosa di più di un semplice album in streaming. Pur avendo agito musicalmente come se questo materiale dovesse bastare a se stesso senza bisogno di troppe didascalie, immaginavo un supporto fisico e Carlo mi ha proposto l'idea del libro. Siamo partiti dalla fragilità storica del cd che sta quasi scomparendo,(ma è comunque allegato al libro,ndr) per arrivare ad un oggetto molto sofisticato, espanso, attraversato da tutta una serie di QR Code che rimandano ai brani. Abbiamo inserito un filtro per la realtà aumentata, realizzato da Marino Capitanio, per cui se tu inquadri la copertina con un cellulare dopo essere passato dalla mia pagina Instagram, succedono cose meravigliose. Nel libro racconto di come ho fatto suonare un ecosistema e delle figure che ho incontrato in questo percorso. Mario Tozzi invece racconta l'ecosistema in modo più scientifico ma con una prospettiva nuova, che è quella di dare voce agli ecosistemi stessi.


Pur essendo un disco che trae i suoi suoni dall’ambiente non è un album di ambient music, che è tutt’altra cosa. Dovendo definirne il genere in che modo lo inquadreresti? Credo che il termine Conceptronica, coniato dal critico musicale inglese Simon Reynolds sia quello che calza meglio. Abbiamo fatto molto lavoro in fase di missaggio per equilibrare la componente originaria grezza con il processo di manipolazione creativa. Anche in questo caso, in fondo, ho fatto quello che ho sempre fatto con la musica: usarla come un veicolo per andare altrove. Questo, paradossalmente è un disco in cui l'artificio tecnico è determinante, un disco di musica elettronica e come tale vivrà anche dal vivo, non appena sarà possibile portarlo su un palco. cosa che in realtà è anche già successa. I ragazzi di Fridays for Future ed Extintion Rebellion mi hanno invitato a suonare alcuni di questi brani durante le loro manifestazioni, quindi c'è già stato qualche esperimento dal punto di vista del live e ho anche avuto modo di fare qualche tappa all'interno di alcuni Festival Rock l'estate scorsa. Ora sto lavorando alla forma che avrà il live di “Eartphonia”. Sono già stati realizzati, sempre con il prezioso supporto di Marino Capitanio, alcuni video che faranno da supporto visivo al concerto, alcuni dei quali sono già presenti sulla mia pagina YouTube. E sulla stessa pagina ci sono anche altri video che completerò relativi alla lavorazione del disco in cui si vede ad esempio come passo da un campione grezzo al suono finale.


Un ruolo concettualmente forte in “Eartphonia” lo ha svolto anche lo scultore Michelangelo Pistoletto… Lui è stato un po' l'ispiratore inconsapevole di tutto il lavoro e non solo perché è stato il primo a commissionarmi un brano sul tema. Pistoletto teorizza in questa sua opera che porta avanti da una decina d'anni e che ha chiamato "Il terzo Paradiso", l'idea che l'unione fra il primo Paradiso, quello naturale che ha accolto l'umanità e quello in cui l'Uomo dà sfogo al suo ingegno ma si distacca dalla natura, con le conseguenze che conosciamo, siano destinati a dare luogo ad un terzo Paradiso dove ingegno umano e natura siano in equilibrio. Un po' lo stesso artificio che ha dato origine al mio disco.

Pensi che questa libreria sonora che hai creato per il tuo disco possa avere anche delle potenzialità future per altre cose come ad esempio brani dei Subsonica? Credo sia possibile, ho messo insieme una library molto ampia, anche se nei Subsonica quello che pigia i tasti è Boosta, che, fra l'altro, durante il lockdown ha realizzato un album bellissimo e in cui c'è anche un brano che si chiama “La danza delle api” (nel brano “The Queen” presente in “Eartphonia” Casacci utilizza suoni provenienti da un alveare, ndr).


Il chiamiamolo così, “fermo biologico” imposto dal Covid all’attività dei Subsonica, non sembra proprio che vi abbia bloccato più di tanto, anzi, forse vi ha dato modo e tempo di arricchire con nuove esperienze i vostri personali carnet musicali.

Certo, non abbiamo potuto interagire fisicamente come Subsonica, ma ciascuno di noi ha utilizzato questo tempo per approfondire diversi aspetti del proprio essere musicista. Abbiamo anche avuto modo di dare una testimonianza, secondo me molto significativa, andando a riscoprire il pregresso e tirando fuori dal cassetto il materiale che ha dato vita a un album come "Mentale strumentale", che qualcuno è arrivato a definire persino come il nostro miglior album.


E cosa verrà dopo? Il lockdown ci ha stoppato mentre stavamo per dare il via al nuovo tour di “Microchip temporale”, quindi va da sé che ripartiremo da lì, anche perché davvero non vediamo l'ora di tornare sul palco. E poi dovremo affrontare il nostro decimo album e sarà un momento importante anche per tirare un po' le somme di tutta la nostra storia.

E sul fronte Deproducers? È appena uscito, grazie alla dedizione di Gianni Maroccolo che ha approfittato della chiusura per ripescare e riorganizzare tutti i file, il disco della colonna sonora che avevamo realizzato per “Italy in a day”, il film collettivo realizzato da Gabriele Salvatores nel 2014 e che non era mai uscita nella sua forma completa. Per il momento con i Deproducers non abbiamo nuovi progetti in ballo dovremmo anzi completare le date mancanti del tour di “DNA” non appena sarà possibile. Ma mi piace immaginare un nuovo progetto sulle neuroscienze e l'intelligenza artificiale e sulla loro interazione, un argomento che trovo estremamente attuale e stimolante.

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