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HEIDI, QUANDO INIZIÒ TUTTO

45 anni fa, in un pomeriggio fatto di feste di Carnevale per i più giovani, che poco si interessavano alla cronaca degli anni di piombo, arrivava sui Rai 1 un cartone animato giapponese destinato a cambiare molte cose nelle vite dei suoi spettatori: Heidi.


Ad essere precisi, Heidi non era il primo cartone animato realizzato in Giappone a giungere nel nostro Paese, in precedenza, oltre ad alcuni lungometraggi con una distribuzione cinematografica limitata, c’erano stati Barbapapà, ideato in Olanda ma disegnato nel Paese del Sol levante, e Vicky il vichingo, coproduzione con la Germania, ma era il primo nato da un’idea di autori locali.

Heidi non era una storia sconosciuta, perché era tratto da un classico ottocentesco per ragazzi, scritto dall’autrice svizzera Johanna Spyri, presente in molte collane, dai Corticelli Mursia ai Birilli della AMZ. Da Heidi erano stati tratti anche un paio di film, in particolare uno, celeberrimo negli anni Trenta, chiamato nel nostro Paese Zoccoletti olandesi, con la diva bambina Shirley Temple: era quindi un cartone animato che poteva godere di una certa approvazione da parte dei genitori e dei nonni, una storia nota che inaugurava tra l’altro una serie di adattamenti di classici occidentali dell’Ottocento.

Ma Heidi cartone animato, pur seguendo in linea di massima la trama del romanzo, tra montagne svizzere e Francoforte, con qualche aggiunta, l’uccellino Cip, la capretta Fiocco di Neve e la casa in paese da mettere a posto, si distaccava nello spirito dall’opera originale, molto codina e bigotta.

Dietro a questa nuova Heidi, che non snatura la vicenda originale ma la arrichisce di nuovi contenuti, c’erano due grandi, come il compianto Isao Takahata e Hayao Miyazaki, poi fondatori dello Studio Ghibli, e in questa loro prima opera si notano già le tematiche a loro care. Il rapporto tra le generazioni, in particolare tra anziani e bambini, è fondamentale: Heidi cambia con il suo carattere allegro e generoso l’arcigno Vecchio dell’Alpe, ma si rapporta anche con la nonna cieca di Peter e quella aristocratica di Clara, e in tutti questi rapporti entrambe le parti ne risultano arricchite, con nuovi spunti su come vivere.

L’importanza della natura e degli animali è il perno su cui ruota tutta la vicenda, Heidi non può vivere lontana dai suoi monti, che diventano anche il luogo in cui Clara riacquista la salute persa, e i suoi amici animali, le caprette, l’uccellino, la cagnona Nebbia, i gattini di città, sono parte integrante della sua vita. Heidi anticipa Nausicaa, che in un mondo distrutto da un’apocalissi nucleare cerca di salvaguardare ogni forma di vita, o Mononoke, che difende il suo bosco e i suoi lupi da una cosiddetta civiltà che avanza e distrugge.

Heidi è una bambina, e i personaggi femminili sono fondamentali nelle opere di Miyazaki e Takahata, in una visione femminista non retorica, che dà forza alle donne, anche e soprattutto quando sono piccole, perché capaci di cambiare il mondo con la loro spontaneità, vicina alla natura, empatica verso gli altri. Heidi è l’antesignana di Nausicaa, di Mononoke, di Sophie, di Chihiro, di Ponyo, ma è anche la prima di tante eroine giunte da un Paese che ha saputo dare all’altra metà del cielo nuovi ruoli da protagoniste, anni prima del girls’ power occidentale.

La cattiva della storia è una donna, la signorina Rottermeier, decisamente odiosa nella sua rigidità, non diversa dal personaggio archetipo della governante del periodo vittoriano, presente in vari romanzi: ma viene rappresentata come figura negativa perché appunto ha rinnegato la sua parte emotiva, in nome di una vita grigia e arida, senza emozioni, e perché per questo motivo non riesce a rapportarsi con Heidi. Inevitabile che la sua visione del mondo risulti perdente, come viene rimarcato da un certo punto in poi dal nonno di Heidi, e come nel finale, bontà sua, si arrenda dicendo a Clara che tornerà quando vorrà dalla sua migliore amica.

In Heidi il mondo è visto comunque dal punto di vista dei bambini, in nome di una vita spontanea, a contatto con la natura, senza costrizioni, e senz’altro quello fu uno dei tanti fattori che sancirono il successo di questa storia ottocentesca rivista e corretta per i tempi nuovi.

Il successo dell’anime portò all’avvio di tutto un merchandising legato a questo personaggio, a cui seguirono poi altri, consolidando una breve ma intensa stagione di editoria e giocattoli fatti in Italia legati ai personaggi arrivati dal Giappone, sia orfanelli che robot, oggi ricercatissimi dai collezionisti e nel nuovo Millennio fu celebrata in una mostra presso il Museo della Montagna di Torino anche e soprattutto in questa incarnazione.

Heidi fu la prima di una serie di protagoniste diventate iconiche e senz’altro ispirò in diversi fan l’amore per la natura e la montagna: negli anni successivi tornò poi in altri adattamenti, tra cui un film anime, una serie in CGI decisamente mediocre rispetto a questa e alcuni film dal vivo, tra cui uno in cui il nonno era interpretato da Paolo Villaggio.

L’anime di Heidi è uno dei non molti degli anni Settanta a continuare ad andare in onda ancora oggi, praticamente tutti gli anni, come appuntamento fisso: c’è anche in questo periodo, e c’è da scommettere che davanti ai teleschermi ci sono i bambini di oggi, ma soprattutto quelli di ieri, che rivivono una storia che li avvince da 45 anni e che è sempre attuale e gradevole.

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