I perché di una sconfitta su vasta scala

La sconfitta elettorale del centro destra alle amministrative ha molteplici spiegazioni. Il primo motivo è ovviamente il dato dell’astensionismo che, già alto al primo turno, ha visto raggiungere il record assoluto ai ballottaggi. Ma gran parte di questi motivi sono direttamente attribuibili alle forze politiche che hanno tralasciato molti elementi che pure erano parte integrante dello scenario elettorale.


La vistosa astensione al secondo turno delle amministrative è il risultato della speranza infranta degli elettori sconfitti nella competizione multipla, che hanno sviluppato il ragionamento che caratterizza il voto a due turni: se al primo turno il mio candidato non passa, al ballottaggio non vado a votare… O, in alternativa, voto quello che considero il meno peggio tra i due.


Le punte più alte dell’astensionismo si registrano nelle periferie, tra i giovani, gli anziani e i disoccupati, in generale tra le categorie più fragili. E’ una tendenza pluridecennale che solo nel 2016 ha avuto uno stop per merito del movimento dei 5 Stelle che riuscì a portare al voto quegli elettori che abitualmente si astenevano.

Delusa la speranza, la tendenza è ritornata.


Il governo Draghi ha contribuito al non voto perché ha cristallizzato una maggioranza eterogenea di partiti che pure avevano ricevuto consensi sulla base di programmi e maggioranze diverse da quelle che poi si sono realizzate nel Palazzo. L’attuale quadro politico ha colpito soprattutto il centro destra, i cui partiti sono divisi tra maggioranza e opposizione.


Nell’immaginario politico di una parte degli italiani, Draghi è il capo del governo che sta zitto e produce risultati, servendosi di specialisti (cfr. il generale Figliuolo) in grado di governare l’emergenza della pandemia. La coalizione di centrodestra ha scelto candidati sindaci di in molti casi non di alto profilo che sono apparsi poco all’altezza dei problemi che assillano le amministrazioni delle grandi città.


Si è trattato anche di scelte che non hanno scaldato i cuori degli elettori, giunte fuori tempo massimo, soprattutto dopo il fallimento registrato dalle amministrazioni “civiche” dei 5 Stelle nelle grandi città. Una larga parte dell’elettorato del centrodestra, ha percepito la scelta di candidati civici come un passo indietro, proprio quando era il momento di assumersi le responsabilità politiche nei grandi comuni.


Infine, i candidati del centrodestra non hanno avuto staff elettorali all’altezza, incapaci di dettare i temi di discussione e di elaborare risposte in tempo reale allo sviluppo assunto dalla campagna. Staff senza una strategia di comunicazione costruita su un programma chiaro e senza alcun piano B con il quale replicare ai prevedibili attacchi degli avversari.


Last but not least, i candidati del centrosinistra hanno utilizzato i temi tipici di una campagna di centrosinistra, quelli del centrodestra sono apparsi avulsi dalla coalizione, tralasciandone anche i temi tradizionali e unificanti (cfr sicurezza, immigrazione, decoro). Incapaci di sfruttare il peso elettorale che avevano i partiti che pure li avevano candidati, spesso quasi prendendone le distanze.

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