Il mercato che verrà

Rui Patricio; Kjaer, Smalling, Koulibaly, Almeida, Badelj, Mikytarian, Perisic- Mertens, Giroud, Pedro. Come riserve, o meglio, viste le carte d’identità, come titolari aggiunti, Dzeko, Arnautovic, Sanchez, Ibraimovic, Ribery. Questa squadra fenomenale e attempatissima vincerebbe il campionato di Serie A a mani basse. Lo stravincerebbe. Per classe, esperienza, abitudine alla vittoria. Ma questo dream team da torneo Master, dà anche l’esatta misura di ciò che è oggi il Campionato italinao, in grado d’intercettare unicamente vecchie glorie. La Serie A ha perso appeal, vi approdano, nel migliore dei casi, giocatori giovanissimi che nel giro di un paio d’anni la lasciano per divenire stelle in Spagna, Inghilterra, Francia e Germania, nel peggiore, giocatori più famigerati che famosi. La geografia non mente. Siamo invasi da polacchi, slavi, norvegesi, statunitensi e africani. Negli ultimi quarant’anni, l’Africa ha dato Madjer, Milla, Weah, Abedi Pelé, Keita, Drogba,Koulibaly, Gervinho, Salah, Hakimi, Mané, giocatori stratosferici ma numericamente pochi. Troppo pochi per giustificare un afflusso massiccio di calciatori che nella migliore delle ipotesi sono passabili per il nostro torneo ma che al di fuori, combinano poco o nulla, si pensi a calciatori come Osimhen, o Keyta Balde. L’Africa, è bene ricordarlo, non è una nazione, è un continente.

Sono usciti dai nostri radar i campioni tedeschi e brasiliani, i pochi che arrivano,con quei passaporti , sono onesti giocatori di categoria, nulla a che vedere coi Rumenigge, Briegel, Kohler, Voeller, Brehme, Matthaus, Klinsmann, Riddle, Hasler, Moeller, o coi Falcao, Dirceu, Zico, Junior, Careca, Aldair, Casagrande, Muller, Ronaldo, Kaka, Cafù, Edmundo, Emerson, Juan, Lucio. L’elenco sarebbe notevolmente più lungo ma questo è sufficiente per rappresentare il crollo verticale della qualità che da anni caratterizza il campionato italiano. È andata un tantino meglio con gli argentini, La Mela, Paredes, Dybala, De Paul, Martinez, sono tutti nazionali ma tre su cinque li abbiamo persi quasi subito e su Dybala e Martinez tira un’aria che alle nostre latitudini non fa bene. Il campionato italiano non ha risorse economiche da investire, e neppure la colonizzante finanza straniera, sembra garantire quei livelli di liquidità necessari per competere. Il che lascia parecchio perplessi, al di là delle speculazioni, qual è il senso? Per andare su giocatori a fine carriera nonché a parametro zero ancorché fuoriclasse e campionissimi, sono sufficienti i Lotito che ebbe l’intuizione di prendere il trentatreenne Klose.

Lo scorso giugno hanno salutato Lukaku, Eriksen e Hakimi, tre delle stelle dell’Inter e del panorama internazionale, come calciatori del medesimo calibro, almeno per curriculum, sono arrivati Vina, fresco vincitore della Libertadores, Koopmeiners e Dumfries, messi in luce entrambi dall’Olanda all’Europeo. Per un nazionale argentino andato via, De Paul, un altro ne è entrato, l’eccellente colpo della Fiorentina Nico González. È uscito di scena Cristiano Ronaldo e sono arrivati due campioni avanti con gli anni come Arnautovic e Giroud. In tema di attaccanti, la Roma ha pescato la promessa inglese Abraham, che si è rivelato l’altro grande colpo della stagione scorsa. Contandoli emerge che sono desolatamente pochi. Pochi campioni e ancor meno fuoriclasse. Ad eccezione di Vina che ha parzialmente deluso, tutti gli altri hanno firmato una stagione più che positiva, specie Giroud e Abraham, che hanno vinto rispettivamente lo scudetto e la Conference League.

Quello terminato avrebbe dovuto essere l’anno delle stelle in panchina, ma anche qui, c’è poco da esultare. Spalletti ha dovuto gestire la dipartita di Insigne e per non tradire sé steso, è andato in collisione con Mertens, Allegri, lo è stato forse di nome ma non di fatto, la sua Juve ha raggiunto il terzo posto che è il minimo sindacale. Sarri non è mai entrato in competizione, chiude con un malinconico sesto posto, una bruciante sconfitta nel derby e la sensazione che la Lazio sia da rifondare. Alla fine il campionato è andato a un allenatore normale: Pioli. I disastri europei sono lo specchio della mediocrità generale. Neppure il titolo europeo ha modificato la deriva, tanto è vero che dalla vittoria in poi, gli azzurri sono naufragati. L’unica eccezione è data dalla Roma. Due semifinali dopo, arriva al terzo tentativo, quel successo che in Europa manca all’Italia dal 2010, Inter in Champions League, pleonastico dire che fosse in panchina…

A settembre sapremo che campionato avremo. Intanto Insigne lascia e non è una buona notizia. Il Monza in Serie A porta ottimismo. Berlusconi nella massima serie ci vuole, ci sta bene come le fragole con lo champagne.


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