Il Sindaco Sala fa il giustiziere col direttore della Scala. E la Bicocca stoppa Paolo Nori

Aggiornamento: 8 mar


Siamo all’imposizione dell’abiura e all’adozione della cancel cultura a fin di bene.

Nel Paese in cui puoi morire su un marciapiede nell’indifferenza generale e in cui un’emergenza climatica come un terremoto si trasforma in una tragedia cronica, in una nazione in cui il senso stesso della parola “nazione” è dolentemente rappresentato dalla costante erosione del patrimonio economico che da mani italiane passa a quelle estere causando un’inarrestabile emorragia di posti di lavoro, in un Paese che vuole accogliere a tutti i costi, ma non ne è in grado, variamo la richiesta formale di abiura. Il moralismo a dimensione tascabile che ci sta schiacciando, non risparmia nessuno.

Facciamo bandi internazionali per l’individuazione di personalità che vengano a dirigere i nostri teatri ma non siamo culturalmente, intellettualmente, dignitosamente pronti ad averci a che fare. Da una parte ci inchiniamo di fronte al nulla, dall’altra sposiamo un giustizialismo da piazza che nulla ha a che fare con la sicurezza. Né tanto meno con l’etica. Diciamolo chiaro e tondo: Sala ha solo trovato il modo per uscire per due minuti dall’anonimato di una gestione mediocre della città, ha deliberatamente trascurato i tanti fattori che interessano la vicenda a cominciare dal fatto che con ogni probabilità Gergiev avrà dei familiari in Russia.

Ma se anche così non fosse, un uomo ha una vita prima e dopo la Scala, prima o poi sarebbe tornato in Russia e con che faccia il musicista che ha vissuto comodamente in Italia avrebbe potuto guardare i parenti di uno che magari sul campo di battaglia c’è rimasto? Insomma, per farla breve, si può chiedere a un uomo che occupa un ruolo di responsabilità di prendere le distanze dal suo Paese? Secondo noi, no. Neppure se gli intenti sono giusti. Lui è qui per fare musica, non politica e neppure demagogia.

Ma c’è anche un altro aspetto che forse rende la mossa di Sala se è possibile più deprecabile in tutta la sua pochezza morale e intellettuale: se il direttore Valery Gergiev non accetta ne fai un eroe. Amen.


Mentre scriviamo apprendiamo l'incredibile notizia, siamo alla cancel culture come strumento didattico universitario: un Paolo Nori visibilmente scosso che a stento trattiene le lacrime mentre in streaming legge la mail ricevuta in serata da parte dell’università Bicocca di Milano, dove dal prossimo mercoledì avrebbe dovuto tenere un corso in quattro lezioni – ”gratuite e aperte a tutti” – incentrato su Fëdor Michajlovič Dostoevskij, al quale Nori aveva dedicato il suo ultimo suo libro, “Sanguina ancora. L'incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij”. Sono arrivato a casa e ho aperto il pc e ho visto una mail che arrivava dalla Bicocca. Diceva “Caro professore, stamattina il prorettore alla didattica mi ha comunicato la decisione presa con la rettrice dì rimandare il percorso su Dostoevskij. Lo scopo è quello dì evitare ogni forma dì polemica soprattutto interna in quanto momento dì forte tensione”, annuncia Nori in una diretta video su Instagram.


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