In questi giorni la fase conclusiva dell'IndieCinema Film Festival

Fino al 16 Maggio avrà luogo la terza e conclusiva sessione della prima edizione dell’IndieCinema Film Festival. Il giornalista e critico cinematografico Stefano Coccia, direttore artistico della manifestazione, ha dichiarato:

“Nonostante le tante difficoltà legate alla pandemia e al venir meno di eventi culturali in presenza, IndieCinema torna alla ribalta con una terza sessione del festival più spumeggiante che mai: cinema underground, incontri con il teatro, ottimi documentari e film di genere bizzarri, originali, totalmente fuori di testa”.


Il festival è stato inaugurato lo scorso autunno nell’Arena Farnesina, ed è proseguito on line sulla piattaforma IndieCinema ideata da Fabio Del Greco. Accanto alle produzioni italiane, si registra la significativa presenza di lavori giunti dall’estero, sia tra i lungometraggi di finzione che tra i documentari. Un canale Youtube è appositamente dedicato ai trailer dei film selezionati e ai loro autori.


I lungometraggi in concorso


La Svezia è presente con The Redneg di Luc Ziann, survivor movie minimalista con al centro rapporti al limite del politicamente scorretto tra universo maschile e femminile. Trash dichiarato invece per Ninja Badass, action movie psichedelico, sguaiato e irriverente con cui lo statunitense Ryan Harrison emula in qualche modo l’anarcoide sfrontatezza della Troma. Diversissimi tra loro i due lungometraggi italiani. Innanzitutto un prezioso recupero, quel Lemuri – Il Bacio di Lilith realizzato nel 2008 dal siciliano Gianni Virgadaula, assai coraggioso nel replicare con raffinatezza e rigore cinefilo gli stilemi del muto, in particolare quello di matrice espressionista. A seguire L’ultimo tango – Spaghetti Noir di Giuseppe Iacono, intelligente produzione di genere in cui le atmosfere un po’ vintage della classica detective sory si colorano di ironia tipicamente campana.


I documentari in concorso


Innanzitutto un ritorno, quello di Marco Martinelli, già rappresentato nella seconda sessione del festival dal film girato in Africa, The Sky over Kibera. Si fa ritorno invece in Italia, più in particolare alla meravigliosa storia del Teatro delle Albe e all’amata musa Ermanna Montanari, con il più recente Er. Altro giro altro viaggio, grazie a La macchia mongolica di Piergiorgo Casotti, cineasta che aveva già mostrato predisposizione per terre assai remote nel precedente Arctic Spleen. Stavolta l’autore presenta una Mongolia sempre sorprendente assieme a Massimo Zamboni (ex CCCP e CSI) e a sua figlia. Non meno affascinante è però la Sardegna, di cui Rossana Cingolani racconta antichissime tradizioni con Il filo dell’acqua. Incentrato su una figura femminile straordinariamente magnetica. Sempre viaggiando si approderà ad una Taranto ricca di contraddizioni, ritratta attraverso intuizioni visive molto personali nel documentario The Island (L’isola) di Mark John Ostrowski. Esponente del cinema non-narrativo nella riedizione di un noto testo di Paul Schrader’s, Transcendental Style in Film.


I cortometraggi in concorso


Lock Town di Antonio Benedetto, Everybody is Herodoc di Rachele Studer e #cronachedauninterno, firmato da Iolanda La Carruba per EscaMontage, propongono ardite riflessioni filmiche. Concepite al bivio tra reclusione forzata e desiderio di libertà.

Tra le altre tracce, spicca il monito contro l’indifferenza lanciato nel vibrante Eyes dalla giovanissima interprete e regista Maria Laura Moraci. Seguono poi la geniale fantasmagoria scespiriana di Antonio Lucifero, Now, ed il visionario, conturbante Closed Box co-diretto da Riccardo Salvetti e dall’attore protagonista Gianfranco Boattini.

Mentre arriva dagli Stati Uniti l’unico straniero selezionato: Poolside di Alex Kinter ed Erik Schuessler, corto di genere che intende parafrasare da un’angolazione eccentrica la tradizionale ghost story.

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