L’eccezionale normalità di Stefano Fresi. Intervista esclusiva

Aggiornato il: mar 5


Se penso a lui inevitabilmente mi torna alla mente un periodo della mia vita spensierato e costellato di meravigliosi sogni!

Se penso a lui mi suona una musica felice nella testa, come fosse la colonna sonora del film della mia vita!

Se penso a lui penso all’amicizia, alla sensazione di un agio totale e di pacifica comodità seduta sulla poltrona della mia vita!

Se penso a lui penso alla gioia di vivere, alle risate, alle mangiate intorno al tavolo tra canzoni e mille idee per un futuro prossimo.

Insomma è sempre bello pensare a lui perché lui è tutto questo, in sintesi lui è un sorriso rincuorante in ogni momento:

Stefano Fresi, il genio piccoletto del gruppo dei Picari, che ora vola alto superando tutti e tutti ne siamo felici!


Come non esserlo? Il successo è meritato, l’artista è completo, il genio ha fatto conoscere

le sue innumerevoli doti a tutti e si può solo che esserne fieri!

Ho sempre pensato che tu fossi speciale, Stefano, un’intelligenza viva, brillante,

un approccio sano alla vita, un talento unico, insomma per me tu sei giustamente

salito sul carro dei grandi e solo per merito.

Tu che ne pensi?

Io sono ancora stordito da tutto quello che sta succedendo nella mia vita.

Posso dirti che c’è un perfetto equilibrio tra tutto quello che hai detto di me, di cui ti ringrazio sentitamente, e una dose di fortuna importante.

Sono ben cosciente della quantità di artisti talentuosissimi che non hanno avuto l’occasione per mostrare il loro valore. A me è capitato, e non è poca cosa.

La tua prima passione la musica, un vero dono che non hai abbandonato, giusto?

La musica è e rimane il primo amore e tradizionalmente il primo amore non si scorda mai.

Sono anche convinto che la musica svolga un ruolo fondamentale nella mia recitazione.

Il ritmo è una cosa importantissima quando si dice una battuta, le pause sono fondamentali per restituire “i tempi”, comici e non, che rendono credibile quella battuta; e nella musica le pause sono talmente importanti che vengono scritte!

E in orchestra ci si ascolta e si suona nel rispetto dell’armonia. È un vero lavoro di gruppo.

Vale anche per la recitazione.

La tua è una splendida carriera, cosa rinneghi del tuo percorso? C’è qualcosa che avresti voluto evitare?

Della mia carriera non rinnego nulla perché anche le esperienze non propriamente positive nell’immediato si sono poi rivelate essere fonte di aneddoti che oggi fanno ridere me e le persone a cui li racconto. Anche solo per questo ne è valsa la pena, non trovi? Tutto serve in questo mestiere.

Sii sincero, se facessimo una serata Amarcord sui Picari. Saresti felice di partecipare?

Non ho mai creduto all’astrologia ma mi si dice che i nati sotto il segno del cancro siano degli inguaribili nostalgici. È un ritratto nel quale mi riconosco perfettamente, quindi senza dubbio alcuno parteciperei ad una serata amarcord con il gruppo dei Picari a cui devo tantissimo e con il quale condivido amicizia, affetto e ricordi gioiosi e indelebili.

Cosa ti è rimasto di quegli anni in cui attraversavamo i paesi cantando “O ciucciariello” per poi fare i nostri varietà sulle piazze?

Mi è rimasto il coraggio di scavalcare le montagne, di affrontare le avversità, di riderne coi compagni di lavoro. Mi è rimasta dentro la lezione che mi ha dato tutta la gavetta e cioè che per un buon risultato ci vuole impegno, rigore. Amore.

Tu sei, almeno per come ti conosco io, la conferma alla più grande convinzione che ho della vita, e cioè che se si ha alle spalle una famiglia serena si è più predisposti a replicare certi modelli, sei d’accordo?

Quando si ha alle spalle una famiglia serena, e io ho la fortuna di averne una così che tu ben conosci, ci si sente protetti e soprattutto sorretti nelle proprie scelte. Senza la famiglia da cui sono nato e quella che abbiamo costruito con la mia compagna Cristiana Polegri, non sarei come sono.

Un bimbo stimolato e sereno può più facilmente capire la sua strada?

Prima di tutto il bambino deve essere sereno e amatissimo. Bisogna però anche saperlo mettere davanti a tutte le possibilità, in modo tale che lui possa davvero scegliere e capire quale possa essere la sua strada. Bisogna seguirlo tantissimo, ascoltarlo ed essere sempre pronti a imparare dalla sua incredibile apertura mentale, considerato che la nostra sicuramente è un po’ più arrugginita.

In che cosa ti vedremo impegnato in futuro, più cinema o teatro?


Direi che lavoro sui due fronti. Spero infatti di poter portare in scena lo spettacolo “Guerra E Pace” che abbiamo provato per due mesi al teatro Morlacchi di Perugia e che per le disposizioni che ben conosciamo non ha potuto avere luogo. Sono in attesa anche dell’uscita dell’ultimo film di Edoardo Leo “Lasciarsi un giorno a Roma” che spero il pubblico potrà vedere presto nelle sale cinematografiche.

Si, ce lo auguriamo tutti davvero, ma visto che, per fortuna e grande merito, tu sei sempre molto impegnato, mi chiedo: trovi lo spazio per la tua famiglia e le tue infinite passioni o a volte accusi un po’ il sovraccarico del lavoro?

È capitato di passare periodi lontani da casa, in tournée o su un set lontano da Roma ed è stato molto difficile, non solo per me ma anche per la mia famiglia. Per fortuna vivo con un’artista che conosce le problematiche perché le vive anche lei e nostro figlio è cresciuto vedendo come funziona il nostro mondo. Siamo una squadra.

Il tuo sogno nel cassetto?

Fare un’intervista con te!

Grazie Stefano Fresi e sappi che ti sosterrò sempre, tu meriti come uomo e come artista.

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