Luca Boschi: un ricordo

Ci sono cose che uno non vorrebbe mai scrivere. Il ricordo di un amico che ci lascia per andare un passo più avanti è una di quelle. Ed oggi è uno di quei momenti in cui è necessario farlo. Luca Boschi ha raggiunto i grandi autori che aveva frequentato per anni su carta, studiandone le opere, scoprendone lati nascosti, chiarendo collegamenti e legami che ai lettori comuni rimanevano oscuri. Ora Luca Boschi forse può fare finalmente a Walt Disney tutte le domande che aveva in mente. E come a lui a Jacovitti, a Segar, a Gottfredson, a Barks. GIovan Battista Carpi lo avrà accolto, ricordandogli la volta in cui ha disegnato una sua storia.

E sono sicuro che Luca Boschi avrà abbracciato con affetto Rinaldo Traini, con cui per anni ha lavorato per promuovere il fumetto, e da cui ricevette il premio come “miglior critico”, nel corso di una di quelle manifestazioni di fumetti “per appassionati”, che ormai sono solo un ricordo lontano.

Luca Boschi era molte cose nel mondo del fumetto italiano. Traduttore, critico, ma anche autore e disegnatore. Per anni è stato il direttore culturale del Napoli Comicon, che con lui ha vissuto forse la sua stagione migliore. Grande esperto del mondo Disney, la sua conoscenza del mondo del fumetto non si limitava solo a un settore. Italia, Usa, Francia… scriveva su tutto e tutti. Il suo blog sul fumetto (Cartoonist Globale) era uno dei più seguiti, e la sua produzione saggistica lascia una serie di testi definitivi sulla Disney italiana, e su Jacovitti.

Oggi tutti fanno a gara a dire quanto fossero amici di Luca Boschi, e quanto fosse buono e amabile. Sicuramente era una persona che non amava i conflitti, ma aveva anche una sana e sanguigna allegria nello scambiare pettegolezzi su comuni conoscenti. Sapeva tutto di tutti, e conoscendo benissimo il mondo del fumetto italiano, sapeva come muoversi e manovrare in mezzo alle turbolenze.

Ma Luca era prima di tutto una persona competente. A differenza di tanti critici improvvisati o autoproclamatisi tali sapeva di cosa parlava. Se avevi bisogno di un chiarimento circa le copertine del Journal de Picsou in cui appariva Archimede Pitagorico, sapevi che se glielo chiedevi lui ti avrebbe saputo rispondere.

Ultimamente era sparito dalla scena. Lavorava sempre su collane, e saggi, ma la salute gli impediva di farsi vedere in giro per le manifestazioni, e la sua assenza si sentiva.

Cosa ci lascia Luca Boschi? Una cosa fondamentale: la consapevolezza che se vuoi parlare di un qualcosa la devi conoscere nei suoi elementi costitutivi, e non solo limitarti a “mi piace perché mi emoziona”. In secondo luogo Luca Boschi conosceva la grammatica del fumetto, e quindi ne poteva parlare in modo corretto e comprensibile perché non usava il fumetto per veicolare altri discorsi ideologici.

Nella sua visione critica il fumetto era sempre il fine, e mai il mezzo.

C’è un successore di Boschi? Forse. Ma il problema è che non esiste più una critica seria, oggettiva, rispettosa del fumetto in quanto tale. La lettura del fumetto ormai è ideologica, non critica. Si vuole usare il fumetto per affermare verità extra fumettistiche, invece di studiare i fumetti per capirli meglio, e da questa comprensione arrivare a idee sull’uomo e sul mondo.

Luca Boschi ci ha salutato. Tanto ci ha dato, e tanto ci manca.

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