Non è un Paese senza speranza. Nonostante Speranza.


Che un partito dai valori residuali come LeU possa avere in quota il dicastero della Salute è una distorsione che può avvenire solo in un Paese in cui le regole della democrazia sono fissate da una bizzarria come la rappresentatività. Per la quale, la maggioranza si cerca in Parlamento e quindi in estrema sintesi e piegandone il principio, non governa chi vince ma chi è più disponibile a fare carte false. E nessuno è più disponibile al rubamazzo del partitino a dimensione condominiale gestito come un centro sociale da quel fighetto di Nicola Fratoianni.

Neo campione di naso allungato, può vantare il non invidiabile primato per aver tuonato per giorni che LeU mai sarebbe stato al governo coi razzisti. I razzisti sarebbero i partiti di Giorgia Meloni, donna dalla coerenza granitica e di Matteo Salvini. E dato che tanto tuonò che piovve, con chi siede al consiglio dei ministri il mal consigliato e fuori posto, Speranza? Con Giorgetti. Numero due della Lega. E con lui, Garavaglia e Stefani. Sarebbe come se un sedicente Titti (perché per definizione, il buono è a sinistra), dialogasse amabilmente con Silvestro. E Salvini-Silvestro, non s’è fatto attendere.

Si è immediatamente distinto in ciò che gli viene meglio: prendere a spallate. I bersagli sono, neppure a dirlo, il ministro Lamorgese e, appunto, il sempre più spettrale, Speranza. Il nome sembra, ogni giorno di più, un pessimo scherzo del destino. Ma è anche vero che ciascuno il destino se lo scrive con le proprie scelte. Affidarsi ancora e a dispetto dei risultati fallimentari, ad Arcuri e Ricciardi, sembra di una perseveranza tanto diabolica quanto dissennata. Salvini ha scelto con saggezza le sue carte, vale a dire i ministeri di competenza, con o senza portafoglio, Fratoianni, un po’ meno. Al di là di certe opacità come la gestione

delle Primule, un anno di quarantena schizofrenicamente a singhiozzo e priva di risultati avrebbe minato persino la disponibilità di Giobbe. Il capolavoro è delle ultime ore. Dietrofront e blocco delle aperture delle are sciistiche quando solo dieci giorni fa si era dato il via libera. Una follia che vale trenta miliardi di euro. Nonché inestimabile bacino elettorale della Lega. Quello che evidentemente non è chiaro ai Di Maio, Franceschini, Lamorgese, Speranza, Dadone, Orlando, tutti premiati per i loro fallimenti, è che il parafulmine, non c’è più. Conte, che è già passato remoto, garantiva uno schermo che oggi, col panzer leghista nuovamente in campo, non hanno più. Le partite sono parecchie a cominciare da Quota 100. Se tanto mi dà tanto, l’Invincibile Armata rischia di declassarsi ad Armata Brancaleone, che è comunque un passo in avanti rispetto alla precedente Corte dei miracoli. I pezzi si piazzano sulla scacchiera. Attendendo il voto di domani.

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