Non si è ancora spenta la stella di Trump?


Da un recente sondaggio risulta che almeno due terzi dei 74 milioni di elettori rivoterebbe ancora Trump. la notizia e significativa, soprattutto tenuto conto di alcune caratteristiche del complicato sistema politico americano.

1- negli USA normalmente foto un candidato sconfitto non si presenta alla successiva elezione. ma Trump che non ha mai accettato il risultato delle elezioni 2020, ha già dimostrato di voler ribaltare le regole.

2- negli USA 50 milioni di voti possono bastare per diventare presidente, soprattutto in virtù del fatto che il complicatissimo sistema elettorale in certi casi permette di essere eletti anche prendendo meno voti dell'avversario. lo stesso Trump nel 2016 fu eletto prendendo quasi tre milioni di voti meno di Hillary Clinton, e Al Gore perse pur prendendo più voti di Bush jr.

quello che potrebbe colpire e il fatto che Trump continui ad avere così tanti fans dopo i tragici eventi di Capitol Hill, dove persero la vita 5 persone.

il 6 gennaio giorno della proclamazione di Biden, Trump, rifiutato il verdetto delle urne, pronunciò un infiammato discorso che scatenò i suoi sostenitori che presero d'assalto il Campidoglio.

Trump non ha mai preso le distanze da quel episodio, accentuando così una spaccatura già presente nel Paese. ma la vera impresa è stata un'altra (le spaccature, anche violente, fanno parte della storia americana). Trump è riuscito a portare il partito repubblicano (che inizialmente non voleva nemmeno candidarlo) quasi completamente dalla sua parte (con alcune significative eccezioni).

ben pochi politici americani erano riusciti nell'impresa. Forse soltanto Lincoln e in parte T. Roosevelt. Tralasciando ovviamente quello che fece F. D. Roosevelt col Partito democratico.

è bene ricordare che i grandi partiti americani sono molto diversi dal concetto di quelli europei.

infatti non hanno iscritti (ma per votare è necessario registrarsi presso un comitato elettorale dichiarandosi Rep, Dem o indipendente). Non hanno un leader ufficiale (come il segretario di un partito italiano). Soprattutto non hanno una Chiara ideologia come (più o meno) quasi tutti i partiti europei, né una strategia comune. I politici democratici furono per molto tempo in gran parte su posizioni conservatrici (sicuramente prima di Roosevelt, ma negli anni 60 i democratici del Sud erano quasi tutti a favore della segregazione razziale, mentre il partito repubblicano era nato come partito abolizionista. Dagli anni 70 si è cominciato ad avere un partito democratico progressista e un partito repubblicano conservatore, ma solo con Trump è avvenuta una netta polarizzazione.

Paradossalmente, proprio con Trump che non ha mai avuto una chiara ideologia, visto che è stato repubblicano, democratico, di nuovo repubblicano poi vicino al partito riformista di Ross Perot (col quale si parlò, nel 2000, di una candidatura alle presidenziali), e infine nuovamente repubblicano. Ha appoggiato Reagan e Clinton. Ma negli ultimi anni ha decisamente spostato a destra le sue posizioni. Nel passato è stato a favore di un sistema sanitario universale (forse la sua mancanza è l'unica cosa che renda gli USA lontani dall'essere una democrazia compiuta) ma ha basato la campagna elettorale e l'azione della presidenza sulla distruzione dell'Obamacare.

Il pragmatismo e l'ostentazione della contraddizione sono la cifra di Trump unite a un aggressività e una mancanza di buone maniere (durante un dibattito televisivo fece il verso a un giornalista disabile).

Altra caratteristica inusuale e il fatto di essere il presidente più odiato dai militari e dai veterani, a causa delle sconcertanti dichiarazioni sui prigionieri di guerra e soprattutto sul problema del PTSD. Senza contare il fatto di essersi fatto riformare durante la Guerra del Vietnam (in quel periodo era in vigore la leva obbligatoria) pur avendo studiato in un'accademia militare.

Ma la capacità di Trump di aver fiutato l'insofferenza per l'odiosa tendenza del politically correct è stata tatticamente straordinaria. Clint Eastwood, icona della destra libertaria, nel 2016 dichiarò di votarlo proprio per questo motivo, pur ammettendo che "le sue dichiarazioni sono spesso stupide e razziste" (successivamente Eastwood deciderà di appoggiare il candidato democratico Bloomberg). Ma se Clint lo ha abbandonato, molti politici repubblicani che inizialmente lo avevano ostacolato, come Ted Cruz, si sono schierati dalla sua parte. Pochi esponenti del partito si sono schierati contro di lui, a parte l'ex governatore della California Schwarzenegger.

D'altronde i buoni risultati ottenuti nell'economia interna sembrerebbero dare ragione al miliardario di origine tedesca. Se non ci fosse stata la pandemia (che Trump ha affrontato con un atteggiamento spesso sconcertante, ma che d'altronde gli ha attirato ancora di più le simpatie del mondo complottista, molto forte negli USA), probabilmente sarebbe stato rieletto.

Vedremo se nel 2024 riuscirà a ricandidarsi e addirittura ad essere rieletto.

In ogni caso Trump, nel bene e nel male, ha decisamente cambiato la politica americana.



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