Perché a Michela Murgia non piace il Football Americano?


La risposta molto sincera è “non lo sappiamo”. E in effetti non ci interessa poi tanto. Certe cose sono per pochi, o meglio, per molti ma di buon gusto.

Domenica si è conclusa la regular season 2021 – 2022 della NFL, il ciclo di 18 partite che ha definito la griglia dei play off. Rispetto a 18 settimane fa quando è partito il campionato ci sono state molte sorprese. I Kansas City Chief, dati da molti come super favoriti per la vittoria finale nel Super Bowl a febbraio 2022, hanno faticato più del previsto per ottenere un posto, e nemmeno tra i primi. Sicuramente i Tennessee Titans, e i Green Bay Packers, rispettivamente primi nella American Conference League e Nella National Conference League, le due grandi suddivisioni della NFL, non erano stati previsti come le due squadre di punta della stagione. Ma la sorpresa maggiore sono stati i Tampa Bay Buccaneers, campioni in carica, che hanno avuto la stagione migliore da anni e anni, con un record di 13 vittorie e 4 sconfitte (hanno riposato una giornata). Tom Brady, leader della squadra, ha 44 anni e nessuno onestamente lo credeva capace di esprimersi ancora a livelli superlativi. Il Football americano è uno sport che consuma, e la maggior parte degli atleti ha carriere che durano tra gli 8 e i 12 anni. Tom Brady a 44 anni può vantare oltre 20 anni di carriera ai massimi livelli. Per capirci, è come se Francesco Totti avesse continuato a giocare fino a 50 anni. Ora partiranno i playoff, con il Wild Weekend, poi il Divisional Round e infine il Conference Championship Round, che designerà le due sfidanti nel Super Bowl.

Al di là degli aspetti più tecnici tipo chi sarà nominato MVP (Most Valuable Player, in pratica il giocatore migliore dell’anno), la cosa che interessa di più gli appassionati è: riusciranno i Tampa Bay Buccaneers di Tom Brady a confermarsi campioni? Tom Brady è al tempo stesso il giocatore più amato (dai tifosi della sua squadra) e più odiato (da tutti gli altri) della NFL. Se i Tampa Bay, squadra di scarso valore fino all’anno scorso quando il proprietario decise di scommettere su un QB di 43 anni, dato da tutti come finito, riusciranno anche solo ad arrivare in finale sarà un’impresa monumentale.


Per avere un’idea della situazione immaginate che un giocatore sia per 18 anni la bandiera di una squadra di calcio. Il regista, il leader, il simbolo, e con quella squadra vinca tutto. Non qualcosa, ma proprio tutto. Scudetti, coppe, eccetra eccetra. Poi l’allenatore decide che quel giocatore è vecchio, e quindi gli dice “non c’è posto. Al massimo in panchina per aiutare il nuovo regista”. A questo punto il giocatore anziano dice “ah sì? Allora ‘fanculo te e tutto il resto”. Sceglie di accettare un’offerta da una squadra ritenuta minore, e con quella squadra di “pezzenti” vince il campionato.

È esattamente quello che è successo con Tom Brady.


Mollato dai New England Patriots perché troppo vecchio, Brady invece di ritirarsi ha detto “Ah sì?”. Ha accettato l’offerta di una squadra che per anni non era mai arrivata ai playoff, l’ha portata a vincere il titolo e quest’anno, suprema perfidia, i Tampa Bay hanno sconfitto i New England, con Brady che ha macinato il vecchio allenatore.

Ora ci aspetta un mese di o la va o la spacca. Ogni incontro è all’ultimo sangue, perché chi perde è fuori. E nello sport professionistico USA non esistono belle sconfitte. Esiste solo la sconfitta.

Il Superbowl è il singolo avvenimento sportivo più seguito al mondo. Si calcola che tra USA e resto del mondo circa 200 milioni di spettatori lo segua ogni anno. Gli slot pubblicitari sono venduti con mesi di anticipo a prezzi incredibili. Uno spot di 1 minuto può arrivare a costare anche un milione di dollari. Non è solo un evento sportivo, ma una celebrazione della società. Inno USA cantato all’inizio (come in ogni partita importante), lo sport, e nell’intervallo 30 minuti di show che negli anni hanno visto coinvolti nomi di primo piano del rock e del pop: Rolling Stones, Kate Perry, Bruno Mars e altri ancora.


L’Italia in effetti (anche perché la partita viene giocata quando da noi è notte fonda) è sempre stata tiepida rispetto al football americano e al Superbowl, un amore mai sbocciato. Troppo americano? Troppo “spettacolo” e poco sport per i gusti nostrani? Eppure abbiamo ottimi esperti e divulgatori di questo sport. Giovanni Marino su Repubblica, e Antonio Maggiora (ultimamente commentatore del Super Bowl per la Rai) sono due ottimi giornalisti, competenti e appassionati


Forse alla NFL e al Superbowl manca un qualcuno che, come ha fatto Federico Buffa per l’NBA e il calcio, sappia raccontare in TV le storie di questo sport, storie degne di stare alla pari alle imprese di Michael Jordan, Maradona, Gilles Villeneuve o Jesse Owens, un cantore e non solo un cronista.


Così forse il Football americano piacerà anche alla Murgia.

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