The Slaughter – La mattanza: Horror “cinefilo” scritto da Antonio Tentori e diretto da Dario Germani

Aggiornamento: 8 ago

A volte ritornano. E lo fanno anche presto! Ci eravamo lasciati qualche mesetto fa con la scoperta di un altro horror firmato da Dario Germani, l’assai truculento Antropophagus II, cui erano ascrivibili innanzitutto due pregi: l’aver reso omaggio in modo alquanto verace al cult movie di Joe D’Amato, ed aver ambientato il tutto in un luogo dal fascino inquietante e sinistro, come il bunker del Monte Soratte.


La scelta della location giusta continua ad avere per Germani un peso decisivo, considerando che questo suo nuovo lungometraggio, nelle sale a partire dal 21 luglio, può vantarne una a dir poco carica di suggestioni. In The Slaughter – La mattanza l’ennesima comitiva di giovani vittime fa infatti tappa, naturalmente l’ultima per gran parte di loro, in un altro luogo chiuso, per certi versi claustrofobico, ma capace anche di scatenare una certa euforia nel pubblico più cinefilo: i corridoi, le salette e le cabine di proiezione di un grande stabilimento cinematografico di sviluppo e stampa. Proprio qui i protagonisti del film (nel cast compaiono, per inciso, Tonia De Micco, Samuel Kay, Nadia Rahman, Janice Quinol, Roberto Luigi Mauri, Jason Prempeh, Tashi Higgins e Fabrizio Bordignon) hanno deciso di trascorrere una notte brava pagando la classica mazzetta, per potervici introdurre di soppiatto, all’ambiguo custode dal ghigno poco rassicurante. Ne consegue che tra bobine e vecchi proiettori, esplorando piccoli laboratori poco illuminati o vedendo proiettate a tradimento sullo schermo le terrificanti immagini di un autarchico snuff movie, i partecipanti alla spedizione dovranno rendersi conto di essersi cacciati in un brutto, bruttissimo guaio…


All’insolito set scelto per la mattanza, ossia la gustosa scenografia di matrice metacinematografica che fa da sfondo alla progressiva eliminazione dei poco lucidi (anche per via di qualche sostanza stupefacente assunta con discutibile tempismo) intrusi, fanno da contrappunto svariate citazioni, ironiche e pungenti, di autentici classici del cinema del terrore e/o dei loro non sempre ispiratissimi sequel. Ciò non stupisce affatto, se si pensa che la sceneggiatura del film si deve a un grande specialista come Antonio Tentori. Al di là delle citazioni più esplicite, spesso affidate all’unico personaggio della combriccola appassionato di cinema horror, la sensazione è che Tentori, agendo in sintonia con Germani, abbia contribuito a quel tocco argentiano e volendo alla Fulci, che si intravvede soprattutto nelle immagini di omicidi precedentemente impresse sulla pellicola e scoperte casualmente dai sempre più angosciati visitatori. Un tripudio nostalgico di soggettive dell’assassino e bambolotti inquietanti. Rispetto ad Antropophagus II vi è anche un maggior approfondimento dei personaggi, non più quel gruppetto più o meno omogeneo di studentesse, bensì una serie di soggetti dalla fisicità, dalle preferenze sessuali e dal background alquanto diversificati.


Dispiace semmai, gusto personale, che in rapporto all’analoga crudeltà del precedente lungometraggio vi siano pure in The Slaughter – La mattanza esecuzioni sadiche e spaventose (con un titolo del genere sarebbe molto ingenuo supporre il contrario), messe in scena però un po’ più sciattamente e senza quel taglio radicale, insistito fino alla morbosità, conferito nell’altro all’elemento splatter e all’effettistica in genere. Resta il fatto che fa piacere vedere un godibile prodotto italiano sbarcare al cinema in estate, stagione tradizionalmente assetata di sangue e di pellicole horror, così da far concorrenza a produzioni straniere quest’anno particolarmente agguerrite e non scevre di qualità, vedi Black Phone o l’ancor più sorprendente, scandaloso per alcuni (in primis i censori) X: A Sexy Horror Story.

33 visualizzazioni0 commenti