Tutti in scena? Sì, no, forse…Facciamo il punto con Alessandro Longobardi e l’UTR

Sì! Siamo tutti impazienti di ricominciare!

Pubblico e artisti sono curiosi di sapere cosa accadrà!

Per artisti io intendo tutti coloro che lavorano nello spettacolo: produzioni, maestranze,

attori, ballerini, cantanti, musicisti, costumisti, sartorie, scenografie, autori, uffici stampa,

insomma tutti quelli che uno spettacolo lo costruiscono dal nulla, lo vedono nascere.

Per questo grande desiderio di ripresa artistica sono andata a chiedere ad alcuni esercenti

teatrali come si presenta la situazione futura di questo settore molto colpito dalla

pandemia!

Grazie all’aiuto del produttore teatrale Alessandro Longobardi, nonché curatore della

direzione artistica della Sala Umberto e del Teatro Brancaccio di Roma, che gentilmente

mi ha aiutato in questa missione raccogliendo i pensieri degli altri membri dell’UTR e dei quali si è fatto portavoce, cercheremo di disegnare le linee principali della ripartenza.


Ci sono reali possibilità di ripresa per la prossima stagione e, nel caso ci fossero, saranno possibilità oggettive per tutti o solo per teatri con grande capienza?

Certo che ci sono. Come nella fiaba della “Bella addormentata nel bosco” tutto il mondo

dello spettacolo dal vivo è in attesa del risveglio. Dipenderà da come verrà sciolto il

malefico incantesimo. Il desiderio di tornare ad una vita “normale” ma anche

“meravigliosa” dopo il lungo periodo di restrizioni alle libertà personali, è impellente.

Si torna a gioire delle piccole cose, credo che la gente sia più consapevole del ruolo del

teatro, degli artisti e della cultura popolare.

Tra gli addetti c’è profonda preoccupazione e l’onda delle aspettative intorno agli annunci,

come quello del 27 marzo, contribuisce ad alimentare polemiche e tenere vivo il desiderio

di ripartenza. Si sappia che non è in gioco solo la sopravvivenza economica dei soggetti

non tutelati, di fatto discriminati rispetto a chi è dentro il confortevole mondo del teatro

pubblico, no. Per tutti gli artisti e per le figure creative come i registi, coreografi, direttori

musicali etc. il lavoro è indispensabile per mantenere il corpo e la mente allenati. Il

palcoscenico e il pubblico sono ragione di vita. L’arte del racconto senza pubblico è vana.

Dunque riaprire è necessario ma il Governo deve indicare le condizioni per rendere la

riapertura sostenibile a tutti i teatri e le imprese di produzione.

I teatri sono macchine complesse e come tali vanno gestite:

È necessario determinare una data certa di riapertura con ampio anticipo anche per le

produzioni che devono contare su un sistema ben avviato.

Conoscere le restrizioni da COVID che inevitabilmente influiscono sulla capienza delle

sale, sui costi della produzione e sulla psicologia della gente.


Gli spettatori come reagiranno?


La correlazione tra questi elementi necessita una strategia condivisa con il Governo. Servirà

una forte campagna di comunicazione pubblica per recuperare la fiducia e una politica di

supporto alla domanda come ad esempio la deduzione in dichiarazione dei redditi del

costo dei biglietti assimilabile a quella per i farmaci.

Certamente esistono differenze tra i teatri ma non sarà la capienza la discriminante, bensì

la copertura dei costi per arrivare al desiderato punto di pareggio. Un miraggio per molti.

Mentre per il teatro pubblico non si pone questo problema, per quello privato, con alcune

eccezione, la dipendenza dal volume dei biglietti venduti è rigida. Quindi la questione è

tutta qui; mentre sia chiaro che la dimensione ampia del teatro è anche correlata ad ampi

costi.


Quanti spettacoli sono stati cancellati ad oggi?

Dal 4 marzo ‘20 sono state interrotte le recite. Quindi sono decine gli spettacoli

programmati tra marzo a maggio, termine della stagione teatrale, da recuperare nella

nuova stagione. Qualora non fosse possibile andranno, con dispiacere, sostituiti. Gli

spettatori avranno un voucher valido per le alternative.

Il teatro in streaming è un ripiego comprensibile, ma serpeggia la sensazione che possa

affermarsi come realtà. Dall’impresa del teatro è percepito come un ripiego necessario o

un’opportunità?

Va fatta chiarezza su cosa s’intenda per “streaming”.

Se fosse la trasmissione in diretta (a pagamento) di ciò che avviene in palcoscenico, può

essere un modo per supportare le produzioni, considerata la riduzione dei posti e la

brevità della tenitura.

Se invece si tratta di un’opera video eseguita con tecniche e modalità cinema quindi uso

di linguaggi artistici lontani dal teatro, rientriamo nell’ambito del mercato audio video,

quindi aiuta le maestranze del teatro ma non crea problemi al mercato del teatro. Forse

potrebbe avvicinare nuovo pubblico.

In ultimo se si tratta di mandare in video una semplice registrazione con piccolo montaggio

di uno spettacolo dal vivo, credo che la qualità scadente possa allontanare il pubblico.

Serve, inoltre un chiarimento legislativo sul diritto d’immagine di attori e tecnici che

inciderà sui costi dello streaming.


Lo stato ha assistito il nostro teatro e in che misura? È stata sufficiente o si poteva fare di più?

Premesso che la confusione su cosa sia e come funzioni il nostro settore è lampante,

sono state attivate diverse iniziative dal Governo. Per la prima volta nella storia i

dipendenti dell’esercizio teatrale privato hanno avuto la cassa integrazione o i fondi FIS

se pur, poco (circa il 40% del loro stipendio) è comunque un aiuto importante. Inoltre ai

soggetti che godono di contributi Fus è stato mantenuto l’ammontare di competenza

senza dover rispettare i parametri della norma e ad alcuni esercizi teatrali privati che

rispondevano a certi parametri di numero recite e quantità personale, sono stati dati degli

indennizzi sul fermo attività 2020; poi i supporti agli attori e tecnici che hanno perso le

recite, cancellate dallo stop. Quindi il Governo ha agito a tutela del settore ma altresì ha

dimenticato parecchi soggetti ovvero sottostimato il danno reale. Basta ricordare tutti i

produttori fuori dal Fus o quelli che dal Fus hanno briciole rispetto agli investimenti sugli

allestimenti compiuti.

Quali sono i rischi maggiori della ripartenza?

La mancanza di rispetto del sistema teatro qualora le scelte non fossero inclusive e

trainanti per riconquistare l’avviamento perduto di tutti gli operatori.

Se non ci sarà coordinamento delle politiche per tutelare la ripartenza rischiamo di far

fallire coloro che vivono della vendita dei biglietti. Sono, quindi, necessarie risorse mirate

alla copertura dei costi e non misure a forfait senza conoscere le imprese del settore.

C’è un piano di collaborazione tra esercenti per poter riavviare il mercato?

In Italia non è mai stato facile il dialogo fra gli esercenti. Forse per il carattere italiano che

tende all’individualismo, forse per un certo snobismo di una parte degli operatori rispetto

ad altri, sicuramente per la debolezza delle associazioni di categoria. Tuttavia la pandemia

ha riavvicinato gli operatori. A Roma, ad esempio, è nata l’UTR- Unione dei teatri di Roma

che riunisce 46 teatri ed ha aperto un dialogo proficuo con le Istituzioni locali come la

Regione Lazio e il Comune di Roma oltre che con altre associazioni nazionali dando vita

ad un confronto utile a risolvere i problemi del settore. Tanto lavoro che ci auguriamo porti

unità e ottimi progetti. Ad esempio UTR sta rilanciando uno strumento per portare le

categorie sociali più deboli in teatro con un abbonamento super economico che consenta

di vedere spettacoli in più teatri a scelta.


Si sta già facendo una programmazione per la stagione prossima?

Certo noi siamo pronti, ma aspettiamo le indicazioni per valutare la sostenibilità dei

progetti che prevederemo nei cartelloni della nuova stagione.

Con quali criteri si stanno scegliendo gli eventuali spettacoli che riapriranno la stagione?

Dipenderà molto da capienza sala e supporti alla ripartenza.

Ad esempio fare un musical sarà molto rischioso mentre monologhi o compagnia piccole

avranno più spazi. Il problema è per i grandi teatri che fanno spettacoli che hanno spesso

un costo molto alto.


Quali sono i periodi scelti per tentare la riapertura?

Direi che ci auguriamo vivamente di poter aprire in ottobre al massimo entro inizio

dicembre se le vaccinazioni andassero a rilento. Le scelte del governo si basano molto

sulla percentuale della popolazione vaccinata che se superasse il 52% entro fine agosto

sarebbe un ottimo segnale per la sicurezza e le riaperture di tutte le attività.

Riguardo l’estiva all’aperto dipenderà sempre dalle restrizioni COVID ma la questione è

più semplice.


Quanto si punterà sui nomi di richiamo?

Come sempre il nome e il titolo hanno un peso ponderato importante, inutile negarlo. La

gente preferisce il soggetto, all’oggetto. Ma non disperiamo anche i giovani avranno le loro

opportunità. In particolare rientra nella politica culturale degli aderenti ad UTR di costruire

il futuro attraverso i tanti bravi talenti presenti nelle nuove generazioni. Sono tre stagioni

che insieme all’attore Giampiero Cicciò curo il Festival InDivenire dedicato ai progetti in

cerca di produttori fatti da giovani e giovanissimi.

Ci saranno degli abbonamenti speciali per invogliare il pubblico a riempire le sale o si farà

semplicemente affidamento sulla qualità degli spettacoli e, di conseguenza, sul passaparola?

Si certo ci saranno delle politiche di prezzo che favoriranno l’accesso al teatro. Ricordo il

già citato progetto per lanciare un “Abbonamento per tutti” che la collaborazione di 46

teatri romani dentro l’associazione UTR - Unione teatri di Roma, consentirà di poter offrire

spettacoli a bassissimo costo in un’ampia scelta.

È importante il supporto di Regione e Comune che hanno una responsabilità

nel supportare la ripartenza dei luoghi della cultura. Sono la fiducia e la sicurezza che

faranno la differenza per riavvicinare gli spettatori oltre al costo dei biglietti.


Previsioni personali su questa tanto attesa ripartenza?

La questione va trattata in modo oggettivo e uniforme se vogliamo bene al teatro.

Quindi l’entusiasmo da ambo le parti (spettatori -teatri) c’è. Attendiamo le condizioni per la

sostenibilità della riapertura. Noi non siamo semplici negozi. Noi siamo luoghi di culto dove

c’è la passione che muove le scelte. Vendiamo opere immateriali. Emozioni. Riflessioni. Sogni.


Nel rilancio del teatro che immaginiamo sarà complesso e con tempi non brevissimi, che genere di sforzo intendete chiedere alle professionalità del settore, dalle maestranze agli uffici stampa passando per interpreti, musicisti etc?

Come produttore non chiedo nulla, visto che in tutti noi la coscienza del nostro ruolo è alta

e sappiamo intenderci. Mentre ai nomi di chiara fama chiederei moderazione in attesa di

tempi migliori.


Una ipotesi di cartellone?

Preterisco rimandare alla conferenza stampa il ruolo dell’annuncio, avremo comunque

molti degli spettacoli che sono stati annullati tra marzo e maggio 2020.


Grazie ad Alessandro Longobardi, Felice Della Corte, Stefano Marafante (che ho contattato direttamente) e a tutti i soci dell’UTR per la gentile collaborazione! Speriamo di ritrovarci tutti e presto sulle tavole dei nostri meravigliosi teatri italiani. W il teatro sempre!


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