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Un po' più su se non mi vedi: una storia agrodolce

Spettacolo teatrale giovane che diverte e fa pensare

Maria è una studentessa universitaria romana che vive in un condominio a San Giovanni. È orfana e vive col fratello Luigi che fa il meccanico. Lui è molto protettivo nei suoi confronti e si investito di ruolo di madre, padre e fratello. Ma il loro appartamento è un po' un porto di mare con Marcello, il fidanzato coatto che fa il macellaio, Marinella, amica storica di Maria e dirimpettaia, il di lei “moroso” Augusto e l’uragano Antonio.

C’è qualcosa, però, che molti ignorano ossia che da alcune settimane Maria ha uno scambio di battute con una voce solitaria. Qualcuno, che lei definisce angelo, le parla dolcemente, la conforta, cerca di strapparle un mezzo sorriso e, cosa più importante, la fa riflettere.

Sì, perché Maria non è soddisfatta della sua vita, il suo rapporto sterile con Marcello, malvisto sia da Luigi che da Antonio perché da lui vessati in passato, sia perché conscia delle enormi responsabilità che il fratello si è sobbarcato. Poi entra in scena il Canacca, criminalotto amico di Marcello, che chiede un favore speciale a Luigi… e da lì succederà qualcosa che cambierà per sempre gli equilibri familiari.

Scritto da Enrico Maria Falconi e diretto ed interpretato da Federica Corda Un po' più su se non mi vedi è una simpatica commedia, facente parte di una trilogia, che è andata in scena in quel di Civitavecchia il 24 e il 25 novembre presso il teatro Nuovo Sala Gassman.

Questa è un’opera giovane fatta dai giovani ma che ha in sé un’anima bicefala un po' pasoliniana e un po' corbucciana. Pasoliniana poiché nei vari Canacca, Marcello e Luigi troviamo dei nuovi “ragazzi di vita”. E sul solco del maestro Corbucci per quella comicità romanesca che strizza un po' l’occhio alle pellicole del duo Milian&Bombolo.

Ma tra mille risate la storia ci fa riflettere. Perché mostra la solitudine dei giovani di oggi. Solitudine intesa nella poca capacità di comunicare visu at visu in quel maledetto detto non detto, di quel perenne irrisolto emotivo che accompagna i giorni moderni. Lo vediamo quando Maria, dialogando col fratello, apre il suo cuore a quelle piccole parti recondite, semplici che sono diventate curve nella memoria ma che hanno un valore inestimabile.

Ora vediamo un po' i personaggi. Maria ovviamente è il genius loci della situazione. Ci fa ridere ma spesso, specie nella sua preghiera alla Madonna, riesce a farci quasi piangere. Forte e fragile al contempo è un personaggio a tutto tondo. Luigi, invece, si evolve rapidamente nella storia. Da macchietta a figura cardine e coraggiosa. Un plauso va ad Antonio, uscere ministeriale, tombeur de femme vanesio con la sua tutina nella perenne impresa di andare a correre per buttar giù qualche etto…

Augusto, il prof veneto un po' sfigato, ci diverte con le sue sventure ma nel finale mostra un lato completamente diverso. Infine, Marcello che definire il villain della storia sarebbe un po' ingiusto, poiché anch’egli è schiavo degli eventi e, alla fine della fiera, è funzionale al suo scopo.


Un po' più su se non mi vedi, è quindi un prodotto ottimale poiché ha ci lascia divertiti ma meditabondi uscendo dalla sala. E questo, è solo questo, è il fine ultimo dell’Arte, poiché il mero divertissement privo di riflessione è un successo a metà. E quest’opera ti lascia qualcosa dentro quando torni a casa.

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