Una cartolina dal Foro Italico. Martedì 10 maggio 2022 al Grand Stand Arena

Per chi scrive fare un salto agli Internazionali di Tennis di Roma e gustarsi almeno una giornata di incontri è sempre stato un rito, da riconfermare ogni anno.

Ovviamente tra lo scoppiare della pandemia e “lockdown” selvaggi questa deliziosa abitudine ha conosciuto una lunga interruzione. Al lettore risulterà perciò più comprensibile l’immensa emozione provata il 10 maggio nel rimettere piede, sin dal mattino, al Foro Italico, per la precisione in quella Grand Stand Arena individuata quale sede degli incontri più interessanti. Senza contare l’intrigante possibilità, qualora non vi sia in giro qualche steward un po’ troppo zelante, di defilarsi in cima agli spalti per buttare un occhio sulla partita in corso nel campo prescelto e l’altro su quelle programmate nei campi secondari, visibili dall’alto. E c’è stato un momento in cui anche noialtri ci siamo appostati lì, come i rapaci.

Grande emozione, dicevamo. Si impone però una domanda: dalla nostra ultima apparizione al Foro Italico alcune cose sono cambiate? Almeno una sì, purtroppo, di certo non in meglio. E perfettamente in linea con le peggiori nefandezze da cancelculture che la politica dei Paesi occidentali da qualche anno propone, anche in campo sportivo. Ci riferiamo al fatto che ai tennisti russi (e bielorussi, il che rende tale scelta ancora più farsesca) è stato concesso di giocare, certo, ma senza che la propria bandiera e l’indicazione del luogo di nascita accompagnino le loro presentazioni, nella grafica ufficiale. Insomma, sono diventati forzatamente “apolidi”. Un’ipocrisia bella e buona. Nonché inquietante opera di rimozione e di negazione della realtà che a noialtri ha ricordato le pratiche peggiori dell’URSS staliniana, in salsa nazi-progressista…

Sforziamoci però di non limitare l’attenzione a cotanto squallore, poiché gli incontri – più o meno belli – cui abbiamo assistito al Grand Stand Arena meritano tutti qualche riga di commento. A cominciare da quello, intercettato a gara già iniziata, che ha visto contrapposti Grigor Dimitrov e Brandon Nakashima. Come da pronostico il turno l’ha passato il campione bulgaro, attualmente al 23° posto del Ranking ATP, portandosi a casa il match col punteggio di 6-3 6-4. Ma la partita non è stata certo una passeggiata… Al contrario, il giovane statunitense dalle chiare origini nipponiche (volto che gli varrebbe un posto in qualsiasi teen movie o telefilm americano dell’ultimo decennio) ha dimostrato doti che valgono in prospettiva più della settantaseiesima posizione occupata al momento, partendo magari da quell’atteggiamento propositivo in campo sfociato anche in alcune belle discese a rete. Più discontinuo, come a volte gli succede, Dimitrov, capace però di ribaltare ogni situazione sfavorevole con l’esperienza e ricorrendo a qualche colpo di gran classe, come il dritto lungolinea in corsa e di straordinaria potenza che ha fatto venir giù lo stadio. Tornando a Brandon Nakashima, verrebbe da dire con De Gregori “Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”, sebbene il ventenne nippo-americano le spalle ce l’abbia in realtà alquanto robuste.

Qualcosa di simile si può affermare a proposito di Luca Nardi, diciottenne pesarese entrato in tabellone, ovviamente, grazie a una wild card degli organizzatori. Ha perso 6-4 6-4 con un avversario di ben altra levatura, il britannico Cameron Norrie, n° 11 al mondo. Da parte sua il tennista nato a Johannesburg da padre scozzese e madre gallese, mancino terribile, si è confermato un cliente scorbutico e anche piuttosto arrogante, antipatico, considerando certi atteggiamenti tesi a esercitare pressione sul rivale e sul giudice di sedia, che al pubblico degli Internazionali non sono andati particolarmente a genio. In ogni caso la superiorità di certi colpi da fondo si è progressivamente affermata, non in modo scontato visto che il giovanissimo Nardi ha dimostrato di possedere grinta, personalità, dinamismo e basi tecniche già buone, su cui si potrà poi lavorare. Altro match che vedeva coinvolti i nostri colori, ma in ambino femminile, è quello che ha visto prevalere la colombiana Camila Osorio, 45ª della classifica WTA, sulla nostra Lucia Bronzetti, approdata da poco al 79° posto della classifica ed ugualmente ammessa al torneo tramite una wild card. Anche a Roma l’italiana si è dimostrata tennista in crescita, dotata di una certa grinta e di colpi aggressivi da fondocampo. Il problema è semmai la mobilità: quando è chiamata a scendere a rete, oltre a qualche limite tecnico, ha messo infatti in mostra una certa pesantezza, della quale si è ampiamente approfittata la Osorio, che invece di palle corte e variazioni di gioco è maestra. Alla fine è stata proprio la colombiana a spuntarla, col seguente punteggio: 7-6 6-3, a riprova di un confronto acceso e assai combattuto, specie nel primo, interminabile set.

Vita breve ha avuto invece l’incontro tra due giocatrici di rango, già vincitrici a sorpresa di uno Slam, US OPEN in entrambi i casi: Bianca Andreescu (canadese di origini rumene) e la più quotata Emma Raducanu (britannica e curiosamente anch’essa di origini rumene, nonché in parte cinesi). Quest’ultima, passata alla storia per essere riuscita a vincere un torneo del Grande Slam partendo dalle qualificazioni, è sembrata soffrire la potenza dei colpi della rivale sin dai primi scambi. Di lì a poco i primi problemi e una lunga sosta per intervento medico. Perso il primo set, la Raducanu si è vista infine costretta al ritiro… considerando che sul Grand Stand Arena lo spettacolo in questa fase latitava un po’, ne avevamo già approfittato per spostarci in alto e guardare ogni tanto dall’altra parte: sul campo n°1 si stava contemporaneamente svolgendo il match tra il georgiano Nikoloz Basilashvili e il canadese Denis Shapovalov, grande talento mancino, che da lontano abbiamo visto imporsi – non senza fatica - 6-4 7-6.

L’attenzione è tornata poi sul Grand Stand Arena, dove era atteso al varco un campione: il russo (grottescamente privato di bandiera e riferimenti nazionali) Andrej Rublëv, numero 7 della classifica ATP. Con lui è arrivata però anche la più grossa delusione della giornata. Nervoso, falloso, chiuso in uno sconforto evidente, lo abbiamo visto uscire già al 2° turno del torneo perdendo 6-2 6-4 col meno quotato serbo Filip Krajinovic, che in compenso ha giocato una partita praticamente perfetta sia da fondo che nelle rare ma quasi sempre vincenti discese a rete. Finito il programma nel secondo impianto del torneo, anche per consolarci, siamo andati sui campi secondari a dare un’occhiata ai doppi che si stavano ivi concludendo. Grande gioia, quindi, nel veder trionfare le coppie formate dagli inossidabili Fognini e Bolelli da un lato, dalla Trevisan e dalla Paolucci dall’altro. In bocca al lupo ai doppi italiani maschili e femminili, che hanno approcciato il torneo con lo spirito giusto, un attimo prima che sul Centrale il nostro Jannik Sinner impartisse una severa lezione di gioco all’iberico Martinez, sconfitto 6-4 6-3.



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