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UNA VITA CON LADY OSCAR

Aggiornamento: 9 ago 2023


Cinquantun anni fa, proprio in questo periodo, le giovanissime giapponesi si stavano appassionando a un nuovo manga che aveva iniziato la sua serializzazione il 21 maggio, sulle pagine del settimanale Margaret Comics della Shueisha, della giovane autrice femminista e ex studentessa di filosofia Riyoko Ikeda: Versailles no Bara, letteralmente La Rosa di Versailles.

Riyoko Ikeda, amante della letteratura e della Storia occidentale, aveva iniziato la sua carriera di autrice di fumetti guardando al modello di Osamu Tezuka e raccontando storie di ambientazione scolastica, ma con protagoniste fuori dagli schemi. Da adolescente era rimasta folgorata dalla biografia di Stefan Zweig su Maria Antonietta e aveva quindi proposto un adattamento di tale libro all’editore, che però aveva posto due condizioni. La prima è che se le vendite non fossero andate bene la pubblicazione del manga sarebbe stata interrotta e l’autrice avrebbe dovuto cercarsi un altro impiego e la seconda di affiancare l’ultima regina di Francia con un personaggio fittizio.

Riyoko Ikeda aveva adorato, come tutte le ragazze della sua generazione, Ribon no Kishi di Osamu Tezuka, in Italia noto come La principessa Zaffiro, storia fiabesca di una fanciulla combattente. Inoltre, era rimasta colpita sia dalla vicenda di Pierre Augustin Hulin, guardia reale passato poi dalla parte dei rivoluzionari e diventato un eroe della Presa della Bastiglia, che dalle tante storie di donne che avevano preso armi e abbigliamento maschile nel corso dei secoli passati, tra Oriente e Occidente.

Così, l’autrice introdusse il personaggio di Oscar François de Jarjayes, erede di una nobile famiglia di conti, cresciuta dal padre come un figlio maschio e destinata a diventare la guardia personale di Maria Antonietta: le lettrici incoronarono fin da subito lei come la protagonista. Per cui Versailles no Bara diventò quasi da subito la storia di Oscar, e presto le fu inserito accanto il personaggio di André, suo valletto, da sempre innamorato di lei in segreto, preferito dalle lettrici e dall’autrice stessa ad altri possibili candidati fidanzati dell’eroina, come il nobile Girodel o il rivoluzionario Bernard Chatelet. Con Oscar e André Riyoko Ikeda omaggiò i suoi genitori, la mamma erede di una nobile stirpe di samurai, il padre un borghese che fabbricava biciclette, sposatisi contro il volere delle rispettive famiglie e protagonisti di una storia d’amore reale.

Riyoko Ikeda amava però molto le tragedie, a cominciare da quelle di William Shakespeare, e l’opera lirica, e desiderosa di tornare ad occuparsi di Maria Antonietta, fece morire Oscar e André in maniera tragica ed eroica durante i moti rivoluzionari che portano alla presa della Bastiglia, facendo piangere generazioni di fan che ricordano da allora questo triste evento ogni 14 luglio. Purtroppo per lei le vendite calarono e dovette chiudere la storia più in fretta del previsto, tra l’altro storicamente un Jarjayes cercò di far evadere Maria Antonietta dalla Conciergerie e quindi Oscar avrebbe potuto sopravvivere, ma l’autrice amava troppo i finali ad effetto e non voleva creare problemi di coscienza della sua eroina di fronte ai massacri del Terrore dopo essere stata prima vicina alla famiglia reale e poi infiammata dagli ideali di libertà.

Negli anni successivi, Riyoko Ikeda riprese Oscar nelle Gaiden, vicende tra il gotico e il giallo ambientate anni prima dello scoppio della Rivoluzione, nelle Storie, approfondimenti su situazioni e personaggi, nelle strisce con personaggi superdeformed Berubara Kids, facendo anche un seguito su Napoleone, Eroica, e usando i suoi due innamorati come figure iconiche per copertine, pubblicità, brand per prodotti vari.

In parallelo, la storia di Oscar veniva portata in teatro nei musical della compagnia di sole donne del Takarazuka, trasposta in un mediocre film di Jacques Demy che però le diede il titolo con cui è nota in tutto il mondo, Lady Oscar, e diventava un anime di culto ovunque, in Giappone successo a scoppio ritardato, ancora oggi considerato uno dei migliori di sempre.

Lady Oscar o La Rosa di Versailles è ancora oggi una storia capace di appassionare come poche altre opere, non solo in manga e anime: in questi mesi in Giappone il suo cinquantennale è stato celebrato da una mostra itinerante, da vari gadget celebrativi, dall’intitolazione di un roseto e dall’annuncio di un anime atteso con trepidazione e un po’ di timore, difficile eguagliare quello del 1979 della TMS.

In Italia, dove anime e manga arrivarono dieci anni dopo, nel 1982, sono ancora in corso le celebrazioni del quarantennale, che hanno fatto emergere un fandom attivo e appassionato, fatto di autori, illustratori, cosplayer, influencer, che si sta ritrovando in vari eventi. Come, per esempio, il 27 e 28 maggio scorsi da Yamato shop a Milano, con una mostra itinerante che celebra una storia dell’immaginario tout court e un incontro con la doppiatrice della protagonista, Cinzia de Carolis, che ha ricordato e condiviso emozioni ricordando il suo importante legame e quanto ancora ricordi con piacere questo personaggio iconico. Del resto, aveva davanti una platea di fan di varie età, commossa e partecipe, e qualcuno ad un certo punto ha detto Lady Oscar è parte di noi, essere qui è come ritrovarsi tra vecchi amici. Ed è questa forse la cosa più importante delle storie che restano nel cuore, il sapere davvero unire e appassionare.

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