Università, giovani e COVID

Ogni giorno siamo bombardati di notizie riguardo il Covid.

Ogni giorno le cronache designano giovani dai comportamenti irresponsabili.

Sono in pochi, invece, a trattare il danno incalcolabile che gli studenti hanno subito dalla conseguenza delle università chiuse. Che la pandemia abbia trasformato la vita lavorativa e sociale di milioni di persone è lapalissiano, ma fino ad ora non è esistita una vera discussione sulle conseguenze che la chiusura delle università avrà sulle vite di milioni di studenti e quindi, inevitabilmente, sul futuro del Paese.

I giovani di oggi stanno traendo il meglio da quello che dovrebbe essere un percorso altamente formativo? Come sarà un ritorno alla “normalità” dopo che la lunga assenza di vita comunitaria ha aumentato la dipendenza da dispositivi tecnologici? Riusciremo a ristabilire un equilibrio dopo un periodo dove il reale è stato ridimensionato a favore del virtuale? Queste sono solo poche delle tantissime possibili domande che ci poniamo.

L’introduzione della vita online ha portato con sè sia aspetti negativi sia positivi. Inizialmente l’opportunità di seguire le video lezioni a distanza, agevolmente dalla propria camera, alzandosi magari pochi momenti prima di essa, ha suscitato non poco entusiasmo tra gli universitari. Dopo un anno la situazione è certamente diversa, probabilmente perchè non ci si aspettava una durata così prolungata.

Se da un lato questo nuovo aspetto della vita ha regalato delle comodità, dall’altro ha tolto le molteplici possibilità di crescita interiore. Donate non sono dal contatto con gli studenti e dal confronto diretto con i professori; ma anche dalla possibilità di discussione, dall’opportunità di interazione tra diverse culture, menti e quindi pensieri - che solo uno “spazio” ampio come l’università può offrire. Tenere per troppo tempo distanti queste due dimensioni si è rivelato alienante.

Indubbiamente abbiamo imparato che possiamo creare una quotidianità diversa da quella fino ad ora conosciuta. L’online, dopo l’isolamento costretto dalla pandemia, non sarà più inteso solo come un accessorio. Il virtuale si è unito al reale, ma non è concepibile una società favorita unicamente dal remoto. La fruizione, la vita online, deve essere un “di più” dal quale non conviene tornare indietro. La didattica online; (così come lo smart-working e gli e-commerce più sviluppati per favorire la vendita via internet), se integrata con la medesima situazione in presenza, permette di superare le barriere, riducendo differenziazioni. L’attività a distanza non solo va incontro al bisogno dei singoli ma rende possibile l’abbattimento dei costi, limita l’inquinamento, diminuisce gli spostamenti e favorisce un l’ambiente di lavoro più vivibile. Questa è il tipo di mondo che dovrebbe esistere in un momento post-covid, un mondo intelligente che utilizza le proprie tecnologie per favorire la realtà in maniera ottimale, un perfetto equilibrio tra ciò che abbiamo vissuto prima del covid e ciò che la reclusione, costretta della pandemia, ci ha insegnato . I giovani hanno sicuramente compreso quanto sia importante applicare in un contesto reale tutte quelle nozioni imparate a distanza. Difficilmente dimenticheranno questo periodo fatto soprattutto di mancanze, come l’ansia collettiva prima di un esame, i pomeriggi in compagnia tra risate e studio o le pause al bar tra una lezione e l’altra.

Per ora si guarda al passato con un po’ di nostalgia, ma anche con speranza di un futuro diverso, più equilibrato.

Abbiamo parlato con 5 giovani studenti per capire in che modo il COVID ha influito sulle loro vite.

1 - Lorenzo, 22 anni, primo anno di percorso magistrale in Marketing, Luiss Guido Carlo, Roma, Italia .

“A settembre del 2020 ho iniziato il percorso di laurea magistrale in una nuova università. Molto emozionato ho conosciuto i miei colleghi in una stanza virtuale. Notavo tantissimi nomi, nessun volto. Adesso è maggio del 2021 e ho incontrato per la prima volta i miei compagni di corso dal vivo, ma in questi mesi è stato tutto diverso: non ho aspettato insieme a loro l’inizio di un esame, non ho potuto godermi le tipiche serate di “sfogo” dopo una giornata intera di studio e non ho condiviso con loro le lezioni confrontandomi sui vari argomenti. Mi sono laureato ad ottobre del 2020 in “Comunicazione, tecnologie e culture digitali” all'Università La Sapienza e sono stato uno dei tanti studenti a raggiungere il traguardo durante la pandemia. Mi ricordo decisamente contento, eppure in quella stanza ero completamente da solo, ero in camera mia di fronte ad uno schermo. I festeggiamenti erano già stati limitati al massimo.

Una nota positiva fu lo sguardo fiero e contento di mia nonna, non potendo uscire di casa non avrei mai immaginato potesse ascoltare la mia proclamazione! Comunque sento che qualcosa mi è stato tolto. Quando ci penso e come se avessi vissuto tutto per metà.

Quando questa pandemia sarà finita, mi piacerebbe recuperare e riprendermi almeno l’altra metà del mio percorso magistrale.”


2 - Martina, 22 anni, secondo anno di Arte e Design alla Gerrit Rietvelt Accademie, Amsterdam, Olanda

“Mi sento molto fortunata, qui in Olanda la mia Accademia rientra tra i percorsi “pratici”, quindi ho avuto la possibilità di frequentare le lezioni dal vivo durante quest’anno. Ho passato del tempo con i compagni di classi nonché miei amici. Non mi è mancato così tanto il contatto sociale, quanto la spontaneità. A poco a poco è diventato tutto meccanico, tutto forzato, quasi innaturale. Bisogna sempre pianificare molto. Qui non vivo con la mia famiglia, quindi le persone che ti circondano a poco a poco lo diventano. Per molti mesi c’è stato il coprifuoco dalle 9 di sera ed è stato il periodo più difficile - non potevi cenare fuori o organizzarti con gli amici la sera, la giornata era decisamente ristretta. Pianificare anche la vita sociale ad un certo punto diventa quasi un lavoro.”


3 - Beatrice, 21 anni, studentessa al terzo anno di Scienze matematiche, fisiche e informatiche, Università di Parma, Italia.

“Il mio stato d’animo è cambiato molto nel corso del tempo. Inizialmente mi sentivo preoccupata, pretendo molto da me stessa e questo cambiamento radicale mi ha obbligato a organizzarmi in maniera più efficiente. Nel primo lockdown ho imparato a studiare meglio, soprattutto perché avevamo sempre le registrazioni dei professori a disposizione, ciò ha permesso di dedicarmi un pochino di più a me stessa. Ho riscoperto le mie passioni, come leggere e cucinare.

Dopo l’illusione estiva della fine del Covid è stato tutto più drammatico.

Ad eccezione di sporadici periodi, qui al nord abbiamo vissuto praticamente sempre in zona rossa, non vedevamo una fine. Le ansie sono aumentate, i problemi si sono accumulati, tutto è diventato estremamente pesante. Anche l’organizzazione universitaria è peggiorata, i professori per adempiere bene al proprio ruolo volevano assicurarsi l’attenzione online degli studenti, si pretendeva una partecipazione attiva alle lezioni. Ore e ore davanti al computer mi hanno creato e mi creano tuttora molta tensione. Ho sicuramente vissuto il tutto peggio di quanto sarebbe stato dal vivo. Per il futuro vorrei un'università che permettesse di seguire le lezioni sia in loco sia online. Poter risentire le spiegazioni dei professori attraverso le registrazioni mi ha permesso di tenere il passo con il programma, vorrei avere la stessa possibilità anche successivamente”


4 - Livia, 22 anni, studentessa di Ingegneria Aerospaziale, Politecnico di Torino, Italia.

“Ho iniziato questo percorso ormai quasi 4 anni fa. Ho scelto di intraprendere un cammino che sapevo mi avrebbe portato lontano dalla mia famiglia e dagli amici di una vita. L’ho scelto consapevolmente ma con dolore. Con il tempo ci si abitua alla distanza, ma ci si rende anche conto di quanti momenti non sono stati vissuti insieme alle persone care, di quanto non si faccia più parte della loro quotidianità. È stato tutt’altro che semplice, ma fortunatamente la vita va avanti e si creano altri legami, comunque intensi e magnifici. Poi l’arrivo della pandemia e tutto ti riporta alle tue origini: il ritorno a casa, lo studio nella propria camera, il condividere un pranzo con la propria famiglia, scoprire che la vita è andata avanti anche per loro. Questo virus, nella sua totale drammaticità, mi ha donato il tempo, e con esso la possibilità di passare dei mesi con le persone che una volta facevano parte della mia routine.

Questa fase la reputo costruttiva, son riuscita ad approcciare allo studio in maniera più efficace confronto a prima, coltivando lo stesso i rapporti con le persone lasciate quattro anni fa - forse ha influito in maniera positiva proprio questo.

Spero in un futuro che avvicini le due realtà; da un lato l’impegno e la dedizione alla studio, coltivando il proprio futuro; dall’altro gli affetti e le gioie della vita, la mia famiglia.


5 - Raffaela, 23 anni, studentessa di antropologia, University College London (UCL), Londra, United Kingdom

“Gli affitti a Londra sono particolarmente alti di conseguenza vivo un appartamento molto piccolo, affrontare il lockdown è stato veramente complicato. Svolgere le lezioni, i tutorial e i progetti online mantenendo la giusta concentrazione, senza avere la possibilità di svagarsi, è stato demotivante. Abbiamo vissuto un periodo molto lungo senza mai poter uscire, ho sofferto di ansia e attacchi di panico, mi sono rivolta ad una psicoterapeuta nella speranza di poter risolvere queste difficoltà. L’università ha cercato di gestire la situazione del migliore dei modi, ma non è esistita nessuna circostanza in presenza, non potevamo accedere neanche alle biblioteche.

Nella seconda parte dell’anno il tutto si è allentato, è stata vaccinata gran parte della popolazione e ho avuto la possibilità di uscire all’aperto e vedere i miei amici.

Qualche giorno fa ho consegnato la tesi, e la laurea si compirà online. Non avverranno i festeggiamenti che altri studenti hanno vissuto, sarà una semplice proclamazione via internet. Spero in un domani più florido, più libero.”

È stato un periodo complicato per tutti.

Un periodo distruttivo, di forte allontanamento. Questo virus ci ha messi tutti alla prova: c’è chi è riuscito a trarre pensieri positivi e chi invece sta combattendo interiormente per non sentirsi solo. Da ogni demolizione però avverrà una costruzione, ed è per questo che è fondamentale imparare da ciò che abbiamo vissuto e trarne il meglio. Ritorneremo vicini e più consapevoli.

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