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Zaniolo verso l’orizzonte degli eventi. Comunque vada è una sconfitta

La valigia che sta preparando Niccolò Zaniolo è piena di roba a tinte giallorosse. Fotografie, trofei, riconoscimenti, dolore e radiografie. Che poi quella valigia venga chiusa e stipata nella stiva di un aeroplano con destinazione Milano è ancora da chiarire ma intanto è lì. In quella valigia troveranno spazio soprattutto i numeri, i numeri nella loro algida natura sono oggettivi e inequivocabili. Quelli di Zaniolo dicono: centoventotto presenze, novantacinque da titolare, ventiquattro gol, tredici in campionato, undici nelle coppe, di cui uno che vale la Conference League, una cospicuo numero i assist compreso quello a Dybala nello scorso Roma Bologna, inspiegabilmente non accreditato, un crociato (più un altro per la Nazionale) altrettante estenuanti riabilitazioni, gli applausi, i fischi.

Da quarantotto ore Zaniolo è dipinto da radio e tifosi come un brocco. Uno scappato di casa da accostare a Cassano e Balotelli. Un ingrato verso una società che lo ha atteso per due anni. E già qui non si capisce: ingrato di cosa? Zaniolo è un dipendente che si è infortunato sul lavoro, scattano per lui le medesime garanzie che tutelano qualsiasi altro lavoratore. Non si comprende cosa la Roma avrebbe potuto fare di diverso se non l’attenderlo e salvaguardare il suo patrimonio. La vena iconoclastica dei romanisti non sorprende più, se sono stati contestati divinità come Totti, Giannini e Mourinho, ci si immagini se non è inchiodabile al muro Zaniolo. E mentre qui volano stracci, per una beffarda sincronicità, l’account Twitter dell’Europa League omaggia le sue giocate.

Ma il sapore agrodeolce della beffa ammanta tutta la vicenda, a partire dall’estate scorsa in cui la Roma, ufficiosamente, fece sapere al sistema calcistico che Zaniolo sarebbe potuto partire a fronte di un’offerta tra i cinquanta e i sessanta milioni. Parallelamente, a giugno è stato detto da Pinto che non si poteva garantirne la permanenza. Quindi la As Roma ha appena vinto una coppa con un suo gol e invece di blindarlo anche solo a parole così da invogliarne l’acquisto, da un lato ne sconfessa la qualità e dall’altra fa trapelare la cifra a cui sarebbe disposta a venderlo. Una cifra enorme che per una mera proporzione ha portato Zaniolo e il suo entourage a pretendere quel famoso aumento che non è mai arrivato. Per capirsi, se valgo sessanta milioni devo essere stipendiato per quanto vengo stimato.

Venendo all’oggi, che al netto di chi abbia torto e chi ragione (entrambi l’uno e l’altra? L’entourage ha più di una responsabilità), la fredda logica di tutta la questione non è neppure più se meritasse o meno il rinnovo, cosa che avrebbe permesso di gestire la sua cessione con accuratezza, ma che a meno di un miracolo il calciatore non sarà venduto nell’attuale finestra di calciomercato. E non lo venderà mai se non al Milan o al Tottenham e alle loro condizioni perché nessuno gira con sveglie come pendagli, visto che la Roma è con l’acqua alla gola. Tempus fugit.

Come ha chiarito perfettamente Mourhino, lui può andare via a due condizioni, la prima è che venga acquistato per una cifra congrua o ci sia almeno un obbligo di riscatto senza condizioni, la seconda è che venga sostituito. Due situazioni strettamente connesse l’una all’altra che per la Roma sono quasi inaffrontabili, per un fatto di tempistica, a meno di miracoli. Cosa succede se malauguratamente non dovesse perfezionarsi la cessione? Succede che si porta avanti questa situazione opprimente fino a giugno, e qui si aprono altrettanti scenari uno più catastrofico dell’altro, se lo tieni in panchina ma Mounrinho ha già chiarito che non ci pensa a fatto a non impiegarlo, per lui Zaniolo è sempre stato impeccabile, ti si svaluta del tutto e lo vendi per pochi spiccioli, sempre che qualcuno te lo prenda. Se invece ti gioca e lo fa alla grande come è probabile che succeda perché come Abraham, potrebbe avere questa caratteristica di riprendersi a febbraio) basti vedere i numeri dello scorso anno), la cessione diventa una faccenda complicata perché la piazza ti si scaglia contro ma se anche provassi a cederlo saresti arrivato a giugno e che cosa fa uno che c’ha il dente avvelenato? Rifiuta sia il rinnovo che la cessione perché da lì a sei mesi se ne va a parametro zero. Quello che evidentemente la Roma o Pinto non hanno considerato è che dal primo gennaio 2024 Zaniolo è svincolato e può firmare con qualsiasi società e andarsene il 30 giugno a costo zero. Tornando alla cronaca, la notizia delle ultime ore è che il Milan è stia facendo sul serio per NicolòZaniolo. I rossoneri hanno pronta un’offerta di prestito oneroso da due milioni con obbligo di riscatto condizionato alla qualificazione in Champions League da sottoporre alla Roma. La Roma però non è intenzionata ad accettare una cessione con questa formula, TiagoPinto vuole cedere il giocatore a titolo definitivo o in prestito con obbligo senza alcuna condizione, tra prestito e riscatto i rossoneri metterebbero sul piatto 22 milioni bonus compresi o inserendo Messias, che non si può dire sia un salto in avanti. Quindi Ventidue milioni dei quali il 15% è dell’Inter, il tutto poi tralasciando la situazione di classifica dove entrambe stanno lottando per la Champions League, il che è un segnale perché come nella migliore tradizione romanista, quando c’è la possibilità di avvantaggiare un diretto avversario, la Roma non è seconda a nessuno.

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