28 marzo: TOTTI

Aggiornato il: apr 16


Brescia è piena zeppa di monumenti romani. A Brixia (così chiamata in antichità) c’è ad esempio il Foro Romano. Il Foro fu finito da Vespasiano ed era l’antica piazza del centro cittadino. Brixia fu fondata dai Galli, ma ebbe un rapido processo di colonizzazione della Repubblica Romana. Fino a prendere nel 27 a. C. lo stato di Colonia Romana.


Brescia invece ai giorni nostri vide un altro monumento di Roma ergersi e nascere nella città lombarda. Non è una statua, ma un essere umano in carne ed ossa: Francesco Totti.


È il 28 Marzo del 1993 e quel giorno al Mario Rigamonti nacque la storia del futuro Capitano della Roma. A Brescia Francesco fece la sua prima presenza in Serie A. La prima di 619.


Nacque un po’ per caso quell’esordio. Come spesso avvengono queste cose, tutto è affidato al fato, al destino. E il destino volle che quel giorno la Roma di Boskov si ritrovò con qualche assente di troppo e per avere qualche calciatore in panchina, dovette attingere dalla Primavera.

In Primavera c’è un ragazzo, Francesco, che si sta facendo notare. Non ha ancora 17 anni, ma in campo si vede già che ha un altro passo rispetto ai pari età. La testa è da campione. Se ne accorgono anche in prima squadra. Francesco ogni tanto si allena con loro, si vede che è bravo.

Il giorno prima della partenza per Brescia della prima squadra, Totti sta giocando con la Primavera, è un titolare inamovibile. Ad un certo punto però viene sostituto.


“Mister perché mi cambia, sto ancora bene?”


Eh sì perché quel cambio è un po’ strano, manca ancora tanto alla fine della partita.


“France' devi partire per Brescia, sbrigati. Servi a Boskov!”


Immaginate: un ragazzo di 16 anni e mezzo che all’improvviso si trova a diventare “grande”. Viaggiare con i suoi idoli, condividere tutto con loro. Pranzo, cena, camera da letto.


La notizia della convocazione in prima squadra sconvolge tutta casa Totti.


Francesco è un ragazzo timido, non parla molto, fa parlare i piedi. In campo sembra più maturo dell’età che ha. Vede calcio come pochi. Il merito della sua crescita e prematura maturazione va dato alla famiglia, che l’ha sempre protetto e tenuto con i piedi per terra.

Una famiglia unita, romana, vera. Mamma Fiorella e Papà Enzo sono il motore di Francesco. La Mamma lo accompagna ovunque, sempre però un passo indietro al talento del figlio. Così come il papà, taciturno e anche critico con Francesco. Lo stimola sempre a fare meglio.


A Brescia, in albergo, il ragazzino capisce che ha un estimatore. Una specie di fratello maggiore. È l’attuale Capitano della Roma: Giuseppe Giannini. Del Principe, Francesco ha il poster in camera, si ispira a lui. Lo guarda, lo ammira. Anche Giuseppe però fa lo stesso. Lo prende sotto la sua ala protettrice, come fece il Divino con lui, lo stesso farà Peppe con Francesco. Un rituale che porterà bene.


La partita di Brescia scorre via facile, senza problemi per i giallorossi. Dopo mezz’ora Caniggia e Sinisa Mihajlovic portano la Roma sullo 0-2. Sembra una giornata normale, una Domenica che non ricorderemo. E invece non sarà così.


Sarà Sinisa Mihajlovic a dare un senso profondo a quella giornata di fine Marzo. All’86’ o giù di lì Sinisa guarda Boskov e gli dice: “Dai Mister fai entrare il ragazzino!”


Il ragazzino è lui, Francesco. “Veloce che tocca a te.”


Francesco è incredulo, pensa che il Mister si stia rivolgendo a Roberto Muzzi. Invece si riferisce a lui.


Minuto 88. Eccolo il momento. A Brixia, Roma scopre il suo nuovo monumento...


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