Ancora a bocca asciutta. Gli scontri diretti continuano a non arridere ai destini giallorossi


Archiviata dolentemente anche l’undicesima. Maresca è quello che è ma la Roma ci ha messo del suo. E Mourinho, pure. Afena-Gyan e non El Sharaawy è una sostituzione incomprensibile. Affidarsi al ragazzino significa buttare nel secchio un’intera batteria di attaccanti, a cominciare da quello che poi avrebbe segnato il gol che riaprire la partita. Una partita comunque viziata dall’incapacità di un arbitro spudoratamente in grado di ammonire Zaniolo dopo una manciata di minuti. Ma questo è solo il prologo di una spettacolo horror che si consuma davanti a 50 mila spettatori. Il meglio, o meglio, il peggio deve ancora venire. Assegna un rigore che non c’è e ne nega uno solare. Il suo fallimento senza appello è certificato dal fermo per almeno due turni comminato dall’ AIA. Al netto degli orrori unilaterali resta negli occhi la devastante superiorità di un quarantenne contro un’intera difesa che mediamente ha la metà dei suoi anni. Ibra gioca coi centrali romanisti come il gatto col topo, il che per quanto possa essere ancora fenomenale a dispetto degli anni, è inconcepibile. Non solo, Abraham e Mkhitaryan languono malinconicamente opachi. Partita dopo partita s'irrobustisce il sospetto che l’asso armeno abbia imboccato senza preavviso il viale del tramonto, quanto all’inglese, è un corpo estraneo. Anzi, rispetto alle prime apparizioni sembra essere al centro di una preoccupante involuzione. Non solo loro due, anche un altra colonna della squadra come Veretout sembra attraversare un periodo di crisi. E intanto le giornate trascorrono inesorabilmente. La classifica vede la Roma al quarto posto, anche grazie alle titubanze di Juve e Atalanta, urge un'inversione di tendenza immediata e l'inserimento al più presto di giocatori di alto profilo.

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