Andy Murray: un combattente dal passato difficile


In un'edizione di Wimbledon che finora non è stata certo avara di sorprese e che grandi soddisfazioni sta dando ai colori azzurri, per il vecchio leone scozzese, Andy Murray, la strada si è interrotta presto; eliminato infatti al terzo turno con punteggio alquanto secco (6-4 6-2 6-2) da Denis Shapovalov, tennista canadese di origini russe che dal canto suo ci ha conquistato con l'eleganza del gioco e che, anche dopo, ha dimostrato di sapersi disimpegnare egregiamente sull'erba. Sfiderà infatti sua maestà Djokovic in semifinale!

Ma per parlare di questo giovane talento, appena 22 anni, avremo tante altre occasioni. Forse anche a breve. È su Sir Andrew Barron Murray, invece, che vorremmo puntare ancora una volta i riflettori. Anche per ringraziarlo di tutto ciò che nel precedente decennio ha saputo regalare a questo sport. I suoi successi principali li abbiamo già elencati di recente, quando era stato il nostro Berrettini a batterlo su altri campi prestigiosi, quelli del Queen's Club: campione olimpico per due edizioni consecutive, trionfatore nel 2012 agli US Open e vincitore per ben due edizioni, 2013 e 2016, proprio a Wimbledon. Solo per condensare in tali picchi un memorabile ruolino di marcia. Con a sostenerlo quel tennis fatto di grinta, corse estenuanti, recuperi apparentemente impossibili, passanti giocati da posizioni angolatissime, accorte variazioni di gioco. Eppure, sebbene i dolori alla schiena che da sempre lo tormentano l'avessero costretto già nel 2013 a un primo intervento, negli ultimi anni la carriera di Andy è diventata un vero e proprio calvario: il grave infortunio all'anca del 2017, lunghissimi stop, rientri sempre più difficili, la tentazione del ritiro definitivo sempre dietro l'angolo. Del resto tanti altri avrebbero già mollato da tempo. Al contrario lo scozzese indomabile, memore di Braveheart, ha voluto provarci ancora...

Certo che con lo statuario Djokovic tuttora al vertice e una nidiata di talenti nuovi che già ne insidiano la leadership, il venir meno della condizione fisica ha rappresentato uno shock terribile, per un tennista che su fisico, corsa e carattere ha basato parte delle sue fortune sportive. Non sorprendano quindi le considerazioni amare di Murray dopo la recente sconfitta: “Una parte di me si dice: ho fatto tutta questa fatica negli ultimi tre mesi, poi mi presento a Wimbledon e gioco in questo modo. Ne vale veramente la pena?”. E sempre per commentare la sconfitta incassata da Shapovalov al terzo turno del torneo: “Da un lato sono contento, sono tornato a giocare in un luogo che per me è speciale perché custodisce dei fantastici ricordi. Ho giocato per una settimana senza avere problemi fisici e comparire nuovamente davanti a questo pubblico è stato fantastico. Però, ecco, non sono contento di come ho giocato”.


Qualunque cosa scelga di fare adesso il campione scozzese, noi saremo sempre dalla sua parte. Un po' perché abbiamo sempre amato il temperamento con cui scende in campo. Quel cuore grande gettato ogni volta oltre ostacoli che si chiamavano di volta in volta Federer, Nadal, Djokovic. E un po' perché ci siamo affezionati strada facendo alla sua storia, sofferta dal punto di vista dell'impegno sportivo... e forse persino di più durante l'infanzia, lontano dagli amati campi da tennis, per via di quell'episodio che in chiunque avrebbe lasciato un turbamento profondo.

Abbiamo infatti scoperto che pochi in Italia, anche tra gli sportivi, sanno qualcosa dell'agghiacciante Dunblane school massacre. Se prima, scherzando, abbiamo citato Braveheart, sarebbe invece Bowling for Columbine il titolo da tirare fuori, quando si parla di Andy Murray e del fratello Jamie. Simile nelle modalità alla strage americana consegnata alla Storia del Cinema da Michael Moore, quella avvenuta in Scozia negli anni '90 è forse meno nota da noi ma basterebbero le scane note di Wikipedia per suggerire l'enormità della tragedia: "Il massacro della scuola di Dunblane o semplicemente massacro di Dunblane fu una strage avvenuta il 13 marzo 1996 alla Primary School di Dunblane, in Scozia, dove un uomo armato, Thomas Watt Hamilton, uccise a colpi di pistola 16 scolari di età compresa tra i 5 e i 6 anni e la loro insegnante, prima di suicidarsi. Si tratta di uno dei peggiori massacri di questo genere avvenuti nel Regno Unito."


Tra i superstiti della strage vi furono per l'appunto due future star del tennis, Andy Murray e suo fratello Jamie, quotato doppista, che all'epoca avevano rispettivamente otto e nove anni. I due fratelli Murray al momento della sparatoria si trovavano in palestra, ma riuscirono a salvarsi, nascondendosi sotto una cattedra. Nel 2004, Andy Murray dedicò la sua vittoria nel torneo juniores di Flushing Meadows proprio alle vittime della strage, che accomunò ai bambini caduti nella strage di Beslan in Russia. Il tennista dichiarò infatti: «Di quel giorno ricordo poco. So che ho realmente capito l'enormità di quello che era successo solo tre o quattro anni dopo, quando il peggio era passato, la gente cominciava pian piano a riprendersi e la vita a tornare alla normalità ». Pare quasi un racconto di Stephen King, a sentirlo rievocare così...

Andy Murray tornò poi a parlare del massacro di Dunblane nella sua autobiografia Hitting Back, pubblicata nel 2009. Si riferì dell'omicida in questi termini: «La cosa più orrenda è che conoscevamo tutti quel ragazzo. Mia madre gli dava spesso un passaggio. È stato nella sua auto. È ovviamente qualcosa di terribile sapere che hai avuto un omicida seduto nella tua auto. Accanto a tua madre»

Andy Murray decise però di raccontare estesamente in pubblico quanto successo il 13 marzo 1996 per la prima volta soltanto nel 2013, in un documentario della BBC. Ora tutti possono farsi un'idea delle ombre che si trascinano nei ricordi suoi e del fratello Jamie. Un motivo in più per amarli entrambi.

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