Sport - I ragazzi venuti dal Brazile

Aggiornato il: gen 25

In attesa del calciomercato, gioie e dolori degli ultimi 40 anni di acquisti giallorossi in verdeoro.



Eduardo Galeano, scrittore uruguaiano, disse: “Ci sono alcuni paesi e villaggi del Brasile che non hanno una chiesa, ma non ne esiste neanche uno senza un campo di calcio“. Il calcio da un punto di vista anagrafico nacque in Inghilterra il 26 Ottobre del 1863, ma da un punto di vista sentimentale è venuto al mondo in Brasile.


Ogni tifoso vede nei calciatori brasiliani la gallina dalle uova d’oro. Se la tua squadra acquista un giocatore dalla terra di Pelè, quello sarà sicuramente un grande colpo, un fuoriclasse.


Stessa speranza che ripone il tifoso della Roma ogni qual volta che un calciatore brasiliano prende un aereo con destinazione la Capitale.


Il rapporto tra la As Roma e il Brasile è da sempre calcisticamente proficuo e pieno di soddisfazioni, anche se non è stato sempre cosi.

Tutto ha inizio nell’estate del 1980, quando riaprono le frontiere e la Roma di Viola e Liedholm è alla ricerca dello straniero che possa far compiere il definitivo salto di qualità alla squadra. Le attenzioni del club si fermano su Arthur Antunes Coimbra detto Zico, fantasista meraviglioso che gioca nel Flamengo. In patria viene definito il Pelè bianco. Zico arriva anche a Roma, pranza con Viola e Liedholm e dà il suo consenso al trasferimento. La trattativa però non decollerà mai: acquisto troppo esoso per le casse della Roma. A Liedholm piace tantissimo un ragazzo biondo, alto, sembra più un tedesco che un brasiliano, si chiama Paulo Roberto Falcão e gioca nell’Internacional di Porto Alegre. La trattativa è rapidissima e in pochi giorni si chiude. Il 10 Agosto 1980 sbarca a Roma colui che i tifosi romanisti ribattezzeranno il “Divino”.


Nell’estate del 1983 ecco un altro brasiliano alla corte di Nils Liedholm, anche lui come Falcão è un nazionale della Selecao. È il regalo di Viola all’allenatore svedese per lo Scudetto vinto l’anno prima. Dall’Atletico Mineiro arriva Toninho Cerezo. Centrocampista elegante, tecnico, uno di quei calciatori che fa innamorare il pubblico. E Toninho diventerà in breve tempo un beniamino dei tifosi della Roma. Starà 3 anni. 3 anni intensi.


Il Brasile però non regala alla Roma solo gioie. Nel calciomercato estivo del 1988 c'è sempre Liedholm sulla panchina giallorossa e arrivano a Roma ben due brasiliani. Il primo è Renato Portaluppi, che in patria sta facendo faville. Ala destra, giocatore di grande qualità. Costo 3 miliardi, non poco per l’epoca. Sbarca a Trigoria in elicottero, come una stella di Hollywood. L’incantesimo dura pochissimo. Un disastro totale. I numeri migliori li fa vedere nei locali notturni della capitale. Il secondo è Andrade, centrocampista. Pagato un miliardo e mezzo di lire, si rivela come Renato una completa delusione. Soprannominato inizialmente dai tifosi “Maraja”, ben presto diventa “er Moviola” per via della sua lentezza in mezzo al campo.


Anche Franco Sensi ebbe un debole per i brasiliani, ne portò alla Roma tantissimi. Come Dino Viola ne centra diversi, altri meno. Probabilmente il suo più grande flop fu Fábio Junior, pagato 30 miliardi nel Gennaio del 1999. Fabio Júnior soprannominato in Brasile l’Uragano, entra in breve tempo tra i bidoni della Serie A. Restano impresse nei tifosi romanisti alcune frasi del calciatore brasiliano, una su tutte: “Credo di essere al momento l’attaccante brasiliano più forte in attività. Ronaldo? Non so, non devo pensare io cosa giri nella testa degli altri, di cosa siano convinti. Devo solo sapere di essere il più forte, e ne sono convinto”.

Altri due acquisti che non rispettarono le attese nell’era Sensi sono Cicinho e Julio Baptista. Entrambi accolti all’Aeroporto di Fiumicino da ali di folla festanti, in breve tempo finirono nel dimenticatoio. Cicinho, talentuoso terzino ex Real Madrid, arriva a Roma nell’agosto del 2007. I tantissimi infortuni e qualche bizza fuori dal campo rendono il suo apporto alla causa giallorossa quasi nullo. Sempre dal Real Madrid nel 2008 arriva Julio Baptista. Trequartista/attaccante fisico e tecnico, aveva tutte le carte in regola per fare benissimo nella capitale. L’inizio è anche buono, segna, diverte, ma poi piano piano si spegne finendo ai margini del progetto prima di Spalletti e poi di Ranieri.


Bisogna dire che però il Presidente Sensi creò le fondamenta della Roma scudettata di Capello proprio sui brasiliani. Nell’anno del terzo Scudetto in rosa se ne contavano addirittura cinque. C’è Aldair comprato dal Benfica da Dino Viola e su di lui costruisce la Difesa. Vicino ad Aldair, nel 1998, mise un altro brasiliano, Zago. Qualche mese prima, nell’estate del 1997, acquistò dal Palmeiras per 13 miliardi di lire quello che diventerà il più forte terzino della storia del calcio: Marcos Cafù.


Insieme a Cafù nello stesso anno dal Bayer Leverkusen arriva Paulo Sergio. Campione del Mondo con il Brasile nel 1994, ala tecnica e fantasiosa.


Poi Sensi deve sistemare il centrocampo, oltre ad Assuncào, nell’estate del 2000 ecco allora che dal Bayer Leverkusen arriva Emerson da Rosa. Quasi 30 miliardi di lire, acquisto importante. Centrocampista solido, strutturato, uno di quei calciatori che ti cambia il volto di una squadra. Peccato che nel ritiro precampionato Emerson si faccia male: rottura del crociato, 6 mesi fermo. Avrà tempo però per rifarsi e diventerà in breve tempo un idolo della tifoseria. L’idillio finisce nell’estate del 2004: insieme a Capello e Zebina passa alla Juventus. Da idolo diventa mercenario e traditore.


Il Brasile regala “gioie” anche con Luciano Spalletti in panchina. Due calciatori soprattutto faranno le fortune del tecnico toscano: Rodrigo Taddei e Amantino Mancini. A differenza dei grandi nomi citati prima, loro due costano praticamente nulla alla Roma. Taddei infatti arriva a parametro zero dal Siena, mentre Mancini è una vera e propria scommessa vinta da Franco Baldini. Due ali eleganti e tecniche che fanno innamorare i tifosi giallorossi.


Un altro colpo eccellente sotto la guida di Spalletti è Juan Silveira Dos Santos. Difensore centrale elegante, fisico e forte nel gioco aereo. Pagato solo 6 milioni di euro, un affare per il valore del calciatore.

Gli ultimi due grandi acquisti che provengono dal Brasile sono Marquinhos e Alisson Becker. Marquinhos scoperto da Zeman dal Corinhians arriva a Roma nell’agosto del 2012 per soli 1.5 milioni di euro più bonus. Il difensore brasiliano sarà una vera e propria rivelazione che non passerà inosservata dai grandi club europei: un anno a Roma e poi per 31 milioni di euro ecco il passaggio al Psg. Il secondo colpo invece è un portiere: Alisson Becker. Walter Sabatini lo scopre dall’International di Porto Alegre, la squadra di Falcão. Titolare della squadra gaucha e nel giro della nazionale, si rivela un vero crack. Portiere moderno, di grande personalità e con piedi da centrocampista. Costato meno di 10 milioni di euro, la Roma dopo 2 anni lo vende al Liverpool a 70. Al Liverpool dimostra di essere uno dei portieri più forti al mondo.


Negli ultimi anni lo scambio tra Roma e Brasile è meno proficuo rispetto al passato, visto che i nuovi fuoriclasse sono pochi ed irraggiungibili economicamente. Trovare un Falcao nel calcio di oggi, scovarlo ed acquistarlo a cifre ragionevoli è praticamente impossibile. I social, you tube, la pay per view e la presenza sempre più ingombrante dei procuratori e agenzie fanno schizzare i prezzi di giovani calciatori alle stelle prima di esordire in Serie A brasiliana.


Sembrano così lontani i tempi, in cui con una videocassetta si andava a caccia di talenti verde oro…

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