Coppa Italia: le luci di San Siro si spengono, quelle della Roma non si accendono proprio

L’inizio di stagione della Roma aveva illuso. Difettucci in difesa a parte, sembrava una squadra impetuosa, indomabile. Gagliarda e tosta che di fioretto o di mazza ferrata aveva ragione degli avversari. Mano e carattere di Mourinho portati sugli scudi attraverso una marcia trionfale che oggi ha riflessi farseschi. L’illusione si è dissipata presto, al suo posto un calvario di cui non si scorge la fine. Lo strano mercato estivo aveva stravolto in programmi, un mercato “di reazione” per dirla alla Mourinho, necessario per tamponare l’assenza di Spinazzola e l’addio di Dzeko. Dzeko ad oggi è costato tre punti in campionato e l’eliminazione dalla Coppa Italia. Il fato, quando si tratta della Roma ha un suo singolare senso dell’umorismo. Dzeko il problematico, lo spento. Il cigno che era divenuto anatroccolo vola che è una bellezza, a Roma però, era molto simile a un ex giocatore. Lasciando spiegare le ali alla malizia verrebbe da chiedersi quanto della sua inconcludenza fosse un fatto non indotto. Ma tant’è, Dzeko e Sanchez che insieme hanno quattro lustri più di Abraham e Zaniolo, stendono la Roma. Sanchez è ancora un giocatore vero, gli altri due ex Manchester United, Smalling e Mkhitaryan, un po’ meno. Specie il centrale. La cosa peggiore è che la Roma va in svantaggio dopo 60 secondi perché ha lo stato mentale un criceto. La partita che può dare un senso alla stagione è compromessa ancora prima di cominciare. Orrori assorti: Smalling appare in caduta libera, Abraham laterale a fare che? Difensori da dimensione periferica, Veretout è insignificante, Oliveira è un giocatore normale. Forse anche un buon giocatore ma se doveva essere l’asso nella manica, la Roma è spacciata.

La stagione è, Conference a parte, praticamente finita. Sembra che molti giocatori abbiano espresso insofferenza e vogliano andare via, per quanto ci riguarda, nessuno si taglierà le vene per Macini, Ibanez, Smalling, Veretout, Karsdorp. Si mormora però che Mancini stia rinnovando a oltre quattro milioni. Comprenderne la ragione è un fatto ostico.

Capitolo società, assente ieri come a Genova. I Friedkin hanno tre film in lizza agli Oscar, è immaginabile che in questo momento stiano in altre faccende affaccendati. Nessun problema, come non lo è il fatto che non proferiscano parola. O meglio, non lo sarebbe se immagine e relazioni fossero in mani granitiche. Se a livello verticistico vi fossero figure come Boniek, Nela, Perrotta, Aldair, Giannini, Tommasi, De Rossi, la voce della Roma risuonerebbe forte e chiara. Per ora risuonano solo le accuse di Mourinho che però non ha ancora chiarito se ritiene che ci sia anche del suo nel bilancio catastrofico della stagione. Almeno sul piano del gioco, perché su quello dei risultati, ancorché mediocri, se la Roma avesse quei 4/5 punti che le sono stati scippati, sarebbe a un passo dalla Juve.

Del resto, il pensiero del Milan è affidato a Maldini e nessuno si chiede cosa pensi Scaroni. Lo scarso peso specifico dei giallorossi, dato tanto oggettivo quanto incontrovertibile, si declina a ogni livello, con Zaniolo abbiamo il tiro al piccione. Fa l’attaccante ma colleziona cartellini come neppure un mastino da area di rigore.

Si direbbe che se un arbitro non lo ammonisce non è un arbitro, è immaginabile che se un campione del mondo o il vicepresidente dell'Uefa, sollevassero la questione dall’alto del loro carisma, il direttore di gara di turno avrebbe occhi anche per gli altri 21 giocatori?

Pensiamo di sì. Friedkin, accettate questo consiglio, non solo è di buon senso, è gratis.

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