Da Acerbi a Pafundi: la voglia di stupire di Mancini

Le convocazioni nell’anno dei Mondiali che gli azzurri disputeranno alla Playstation sono un enigma intrigante. Lo sono perché da un lato alimentano una serie di domande che troveranno risposta unicamente nei risultati, dall’altro raccontano più di quanto non dica l’elenco. Sembrano sottendere una voglia di stupire che il CT Mancini non tarda ad assecondare.

Partiamo da Simone Pafundi, attaccante classe 2006 di un metro e sessantaquattro centimetri che non ha mai giocato in Serie A. D’accordo che il prossimo mondiale sarà tra quattro anni e occorre lavorare in prospettiva ma è talmente giovane che lo sarà persino per quello. Inoltre è chiaramente un ragazzo che deve ancora farsi. Tra il possibile vantaggio e il probabile rischio di bruciarlo è davvero la scelta più indovinata?

Deve ancora sbocciare pure fisicamente, quindi qual è il senso di questa convocazione, specie se poi nella medesima lista figurano Acerbi e Bonucci che sono di quasi venti anni più grandi? È impensabile che possano essere ancora due pilastri, non solo tra quattro anni ma pure tra sette mesi quando si disputeranno le Final Four della Nation League. Che sarà pure un torneuccio ma come la Conference League, lo è solo per chi lo perde o per chi non vince mai.

Ci si domanda come mai manchi Mancini. Ha esperienza da vendere, sa servire gli attaccanti e se non cede ai nervi è un difensore affidabile. Ma al di là di tutto, se ne comprenderebbe l’esclusione se si contasse sui Nesta, i Vierchowod, i Ferrara.

Fenomeni di altre ere più felici che oggi sono estranei al nostro campionato sempre più immalinconito e periferico. E da una periferia all’altra, ecco spuntare Gnonto e Grifo. Sembrano La Strana Coppia.

Giocano in squadre minori dove non brillano per presenze e gol ma Mancini li convoca ugualmente. Vero è che c’è una cronica moria di attaccanti (alla quale si aggiungono i forfait di Immobile e Zaccagni)ma raschiando il fondo del barile qualcosa ci scappa. Per esempio, Pinamonti. Perché non chiamarlo? Capiremmo se Grifo e Gnonto fossero due cecchini infallibili ma i numeri attestano impietosamente tutt’altro.

E perché non Belotti? Il nove di scorta della squadra della Capitale non sta attraversando la migliore delle sue annate ma regge comunque il confronto col duo azzurro. Inoltre Belotti e Grifo hanno la stessa età, quindi anche sotto questo aspetto non si comprende cosa abbia in mente il CT.

La crisi degli attaccanti non risparmia nessuno: Raspadori è un altro con le polveri bagnate e non di rado si accomoda in panchina tuttavia Mancini bene fa a continuare a chiamarlo: a soli 22 anni è un investimento per il futuro. Torna Zaniolo. L’asso che tutti aspettano. In realtà su Zaniolo si sta ereggendo un monumentale equivoco. Per dire, ha portato praticamente da solo la Roma ai play off di Europa League ma non basta.

Se per una volta non cammina sulle acque torna a essere messo in dubbio. Nei confronti del fuoriclasse romanista non esistono mezze misure: o è un supereroe o è un bidone.

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