Il punto tra il Napoli e il Mondiale


Oggi si accendono i riflettori sul primo mondiale invernale della storia della competizione. Ci inginocchieremo tutti alla Mecca e al petrolio, perché in barba alla libertà del fare i rave illegali, ai movimenti arcobaleno, alle pasionarie a scoppio ritardato del me too, ai dementi dell’eco terrorismo che imbratta opere d’arte, chi ha i soldi porta il pallone, in questo caso, il Qatar. Chissà se da oggi in poi Varriale e Marchisio pretenderanno che le Nazionali s’inginocchino per il BLM nella terra del lavoro sotto pagato? E se le varie Boldrini, Berlinguer, Gruber, Cirinnà, urleranno sguaiatamente di fronte al via vai di burka e alle sfilate di veli?

Mentre si apre il sipario su questa edizione priva di senso logico, per una simmetria diabolica, si spengono i riflettori sul calcio italiano silenziato dall’atavica fobia del calcio di rigore. In attesa dell’imminente calcio d’inizio, tiriamo le somme sulle quindici giornate della serie A.

Il Napoli domina. Ha inserito un gruppo di giocatori esoticamente misteriosi come il georgiano Kvaratskhelia, il corenano Kim Min-jae e il norvegese Østigård, oltre all’azzurro ex Sassuolo Raspadori. Messa giù così, sembra una versione aggiornata della famosa barzelletta, soprattutto pensando che tali nomi noti solo a Giuntoli, andavano a sostituire Koulibaly, Mertens, Ruiz e Insigne. E invece non solo funzionano ma alcuni si sono finora attestati come le rivelazioni del campionato. Kvaratskhelia, che a Roma non ha toccato palla è un meraviglioso funambolo che ha già fatto dimenticare Mertens e Kim è una sicurezza. Un muro invalicabile. Meno appariscente fin qui la stagione di Raspadori che ha segnato un gol solo e scalda spesso la panchina, tuttavia, l’eccellente momento sia in Italia che in Europa dei partenopei, gli hanno consegnato la 10 della Nazionale. Se Spalletti non ricadrà nei suoi incubi e Milan, Juve e Inter non si rafforzeranno in modo esagerato, il tecnico ammazza bandiere potrebbe finalmente vincere lo scudetto dopo in tentativi con Roma e Inter. Sarà determinante anche il fattore mondiale. Come torneranno i giocatori coinvolti? Il Napoli ne ha 5 ma verosimilmente solo Olivera e Zieliński militano in formazioni in grado di nutrire ambizioni. Nella Polonia gioca anche la stellina della Roma, l’italo polacco Nicola Zalewski.

La Roma amleticamente s’interroga. Il gioco latita e gli attaccanti, pure. L’involuzione di Abraham è inquietante, Zaniolo è intermittente, Pellegrini zoppica, Belotti è smarrito e Dybala appena rientrato è volato al mondiale. Il mondiale è un’incognita incombente. Per tutti ma in particolare per Dybala che è fragilino. Ma nonostante giri tutto storto a cominciare dal lungo degente Wijnaldum che potrebbe rientrare per Lecce-Roma dell'11 febbraio, la squadra della capitale ha due punti in più rispetto alla quindicesima giornata dello scorso anno. Avrà un Solbakken nuovo di zecca e con un po’ di fortuna, Zaniolo, Pellegrini e Belotti e Abraham finalmente sul pezzo. La parabola della Roma mette in luce parecchi stereotipi, per esempio, la Lazio sembra veleggiare a gonfie vele, eppure ha solo tre punti più dei giallorossi ed è uscita dall’Europa League (per mano, anzi, piede del Feyenoord che la Roma sconfisse in finale di Conference League..ndr), Zaniolo è dipinto come un incompiuto per aver segnato solo un gol mentre Raspadori è considerato una stella ma ha messo insieme esattamente lo stesso magro bottino.

La Juve è ripartita. Manca ancora Pogba ma la Juve è la Juve. In più ha un bomber vero seppure con le polveri parzialmente bagnate. Quella dei bomber è una gara che per gli italiani stenta ad accendersi. Osimhen è in testa, seguono due vecchie glorie come Arnautovic e Dzeko, assieme all’altro interista, Martinez. I nuovi bomber vanno a singhiozzo, Dessers, capocannoniere della Conference League in forza alla Cremonese è fermo a due gol, solo uno in più per Jovic, compagno d’attacco di Vlahovic nella Serbia. L'altro nazionale serbo Kostic, è a un centro come il belga Origi del Milan. Fanno sensazione le parole di Infantino. Fanno sensazione per l'assoluta mancanza di aderenza con la realtà Nel Paese dove l'omosessualità è un crimine, dove le donne sono sotto vuoto, intabbarrate in scafandri, dove i lavoratori contano meno di un granello di sabbia, lui parla dei peccati commessi dall'Europa. Allora ben vengano i mondiali in Qatar.


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