La FESIK rilancia il Karate tradizionale. Ne parliamo col Maestro Ludovico Ciccarelli

La FESIK, con l'approvazione del consiglio federale, ha inaugurato in questi giorni il Settore di KARATE TRADIZIONALE. Un ambizioso progetto che si prefigge il traguardo di diventare il punto di riferimento del Karate tradizionale in Italia attraverso la sua promozione. In ragione di ciò, è stata formata una Commissione Tecnica Nazionale presieduta dal M° Michele Scutaro, figura e riferimento storico del karate nazionale, già eccellente agonista e allenatore delle squadre nazionali in FIkTA e FESIK, proveniente dalla prestigiosa scuola tradizionale del M° Shirai. I membri della commissione saranno il M° Nadia Ferluga ed il M° Ludovico Ciccarelli. Nadia Ferluga, formidabile atleta del Karate italiano e prima allieva del M° Shirai, è stata per molti anni coach vincente delle squadre azzurre. Accanto a lei il M° Ludovico Ciccarelli, già allievo del M° Sumi, collaboratore del M° Shirai a Roma, con un trascorso di agonista ed una lunga esperienza in Giappone, già allenatore nazionale della FIK, FIKTA Settore Sportivo e FESIK. Una commissione di tutto rispetto che vuole portare avanti i dettami e i principi del tradizionale all'interno della FESIK, un valore aggiunto ed uno spazio per tutti coloro che amano e intendono seguire i principi e i valori del Karate tradizionale. La Commissione si avvarrà, naturalmente, anche della collaborazione di prestigiosi nomi del Karate (oltre qualsiasi barriera federale) sia a livello nazionale che internazionale per essere un punto solido e costruttivo nel panorama del karate tradizionale. Ne parliamo col Maestro Ludovico Ciccarelli.

Congratulazioni per la nomina, Maestro. Un attestato prestigioso e gravoso, può illustrare le finalità della nuova struttura in seno alla FESIK?

È stata istituita una commissione tecnica nazionale per la promozione e lo sviluppo del Karate tradizionale nella Fesik. Sarà compito del settore dare vita ad una serie di iniziative quali corsi, stage, manifestazioni per poter riscoprire il valore e la espressione del karate tradizionale in un contesto mai rigido ma sempre aperto a tutte le organizzazioni affinché possa divenire un punto di riferimento nell' intero karate nazionale.

In una intervista che ci ha rilasciato, il Presidente Henke aveva già parlato con toni decisi circa la riscoperta del Karate tradizionale. Lo sviluppo di questo assetto può colmare in tempi medi lo spazio che ha generato lo sportivo? Attualmente il Karate sportivo o generico che dir si voglia occupa la stragrande maggioranza delle organizzazioni e dei praticanti. Sarà compito del settore riuscire a dare un input e uno stimolo aggiuntivo per riscoprire la storia, le nozioni e le tecniche del tradizionale senza ovviamente contrapporsi alla evoluzione del Karate sportivo.

Come è concepita l’offerta sportiva per i più giovani? Perché un bambino o un giovane dovrebbero innamorarsi del Karate piuttosto che del Full Contact?

Tema abbastanza complesso e delicato. Il Karate forse ha perso parte del suo fascino verso le nuove generazioni proprio perché impoverito di quasi tutta la propria essenza più autentica, ovverosia la matrice storica e marziale. Dobbiamo esporre il karate per quello che è, con i suoi attributi e con le proprie peculiarità in una fascia totale ed altamente espressiva per ridare vigore ed espressività al karate attraverso i suoi contenuti.


Tra i limiti alla crescita del movimento del Karate c’è l’estrema polverizzazione in sigle. La nascita di questo organismo può essere di stimolo a una qualche forma di avvicinamento tra le numerose realtà?

Il settore del tradizionale vuole essere aperto a tutte le sigle e vorrà costituire un punto di incontro e di pratica per tutti oltre le appartenenze e le immotivate chiusure di sorta. Sarà una porta aperta per tutti mantenendo saldo la radice di partenza e di identificazione nella Fesik pur garantendo a tutte le espressioni la massima libertà e la facoltà di mettersi in gioco per chi crede in questo progetto.


Le ristrettezze da Covid non consentono la ripresa delle competizioni, cià nonostante l’Aks ha appena replicato con successo l’esperimento della gara per Kata in video. Seppure la competizione dal vivo è un’altra cosa, va comunque sottolineato il vostro desiderio di fare e la voglia degli atleti di misurarsi. E di questi tempi non è poco...

Il covid ha creato e sta creando innumerevoli problemi ma siamo fiduciosi che con l'inizio del prossimo anno sportivo molte porte si apriranno e si potrà ritornare alla pratica e ai corsi con le dovute cautele e precauzioni. Nel frattempo potranno essere svolte attività virtuali pur credendo nella inaugurazione del settore attraverso la pratica reale e condivisa che sarà oggetto dell'inizio formale del lavoro della commissione


In un suo recente intervento ha stigmatizzato la scarsa attenzione che alcuni maestri riservano al Kumite, il che appare quanto meno innaturale. E non solo perché in tutte le discipline marziali e sport da combattimento, il confronto fisico è centrale ma perché proprio come lei saggiamente ricorda, il Karate esprime il concetto delle 3 K, Kihon, Kata, Kumite. Mai tralasciare una di queste materie perché altrimenti il cerchio non può chiudersi.

Purtroppo non per tutti è così. Io ho notato che molti insegnanti, anche bravi, non fanno fare Kumite. La cosa è spiegata in parte con l’attenzione/paura di non farsi male e in parte col fatto che lo studio del Kata sia sufficiente. Tutto ciò si spiega nell’assenza di uno studio del Kumite alla pari del Kata e del Kihon. Lo studio è approssimativo e non univoco, come è invece nelle altre due K, molti maestri non sono preparati e come conseguenza decidono di evitarlo perché non conoscono la materia. Oppure la temono. Questo purtroppo è un dato di fatto.


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