La nuova Sirenetta è il piagnisteo fallimentare del politicamente corretto

Aggiornamento: 14 ott

I quasi 3 milioni di dislike su youtube e la possibilità di cancellazione del film mostrano ancora una volta che la politica di inclusività di Disney&Co arreca solo danni.


Non è un mistero che i cosiddetti “live action”, ossia i rifacimenti dei classici Disney, siano una fastosa e dispendiosa debacle. La Cenerentola con la fata Smemorina drag queen e afro, il Pinocchio di Zemeckis, che stravolge il finale e inserisce una Fata Turchina negra, pelata ed androgina, e da ultimo la Sirenetta interpretata dalla afroamericana Halle Bailey, non solo hanno alzato un vespaio da parte dei fan storici e seri, ma si sono dimostrati, almeno i primi due, dei flop sia al botteghino che d’ascolti.


Ovviamente non sono mancate le anime candide del politicamente corretto e dell’inclusività che hanno accusato di razzismo, sessismo, omofobia, e chi più ne ha più ne metta, chiunque criticasse, anche con piglio scientifico e logico, i prodotti disneyani in salsa buonista.


Il video lancio della nuova sirenetta su YouTube ha collezionato, in pochissimo tempo, quasi tre milioni di pollici versi costringendo la casa produttrice, non solo ad oscurare il voto negativo, ma a bloccare i commenti. In buona sostanza la stessa censura liberal che ha applicato Amazon per la sua variante dell’opera tolkeniana.

Non solo, da un po' di tempo gira una notizia in rete secondo la quale, dati gli indici negativi di gradimento, si parla di un’eventuale cancellazione della pellicola. In buona sostanza, se tutto fosse confermato, la nuova Sirenetta andrebbe a far compagnia nell’inceneritore alla Bat-girl in chiave BLM.

Chi difende il nuovo prodotto Disney accampa scuse quali “non è importante l’etnia ma la bravura dell’attrice”, “era ora che ci fossero principesse Disney non caucasiche”, “finalmente le bambine di colore potranno immedesimarsi in Ariel”, “dove sta scritto che Ariel deve essere bianca?”

Ora smontiamo punto per punto queste bislacche scusanti. Premesso che il cartone animato e la favola di Hans Christian Andersen sono diversi poiché il finale è completamente cambiato e edulcorato (ma questo riguarda un po' tutte le favole classiche) e che la sirenetta di carta era bionda e non fulva. Ma su quest’ultimo punto, illo tempore, la dirigenza Disney si giustificò dicendo che il cambio di crine era stato fatto per vincere un pregiudizio mai morto, almeno negli USA, verso le persone rosse. Dopotutto come disse Manuel Fantoni “l’America è un paese pieno di contraddizioni” …

Inoltre, non bisogna mai guardare ai classici e al passato con gli occhi della modernità la favola di Andersen fu scritto a metà del XIX secolo ed ambientata in un contesto storico ancora più antecedente in cui la Danimarca non era un paese multietnico!

Nessuno mette in dubbio le capacità recitative e canore della Bailey ma visto che siamo ad Hollywood, e non ad una recita scolastica delle elementari, ove bisogna accontentarsi di quel che si ha, è alquanto improbabile, se non impossibile, che non ci fosse un’artista caucasica e pel di carota valente per quella parte!


Sul fatto che non esistano principesse disneyane non caucasiche è una bufala bella e buona poiché è dal 1991, dopo La Bella e la Bestia, che ci vengono proposte fanciulle delle più svariate etnie tanto da poter fare una reclame per United Color of Benetton. E parliamo di Pocahontas, Mulan, Moana, Jasmine e via dicendo. Oltretutto fu proposta una variante de La principessa e il Ranocchio in chiave black, ambientata in Louisiana, per la quale nessuno ebbe da baccagliare, e con la quale le bimbe color d’ebano poterono riconoscersi.

Ora, però, facciamo anche un discorso storico e antropologico per dimostrare il perché questa variabile inclusiva è sbagliata. Allora chi ha un minimo di interesse demologico saprebbe che la sirena è un essere mitico comune in molte culture (per chi volesse approfondire esiste un esaustivo volume intitolato Il Dizionario Illustrato dei mostri di Massimo Izzi edito dalla Gremese) pertanto esisteva sia la variante europea, che quella polinesiana, nipponica, eschimese e sì anche africana. Che poi, ad essere fiscali, le sirene greche, o meglio quelle omeriche, esteticamente, ab origine, erano molto più simili alle arpie... solo nell’epoca più tarda compariranno, su alcuni vasi, delle raffigurazioni di sirene alate ma con la coda di pesce. Non dimentichiamo poi che per gli ellenici queste figure mitologiche erano tutt’altro che positive! Difatti l’iconografia della donna pesce, almeno in Europa, è tipicamente medioevale ed è un’evoluzione delle ondine.


Detto ciò, nel 1991 la Disney produsse una serie Tv dedicata ad Ariel e mandò in onda un episodio in cui la nostra eroina andava in Costa d'Avorio e incontrava una sirena d'ebano chiamata Gabriella. Ecco sarebbe bastato fare un film su di lei, uno spin-off se si preferisce, proponendo quindi un personaggio nuovo e veramente inclusivo con una continuità con la passata serie Tv.

Ma, come accennato prima, i tentativi di accreditare presso il grande pubblico questo cambiamento ha suscitato delle giustificazioni veramente ridicole. Alcuni utenti della rete hanno affermato che “scientificamente” una sirena dovrebbe avere la pelle scura. Premesso che, applicare metodi scientifici a qualcosa di fantastico, è un controsenso mostruoso poiché attacca quello che è il sense of wonder insito nel mito e nella fiaba. Ma visto che “lo dice la scienza” spieghiamo perché anche questa teoria è sbagliata.


Oggettivamente non servono né biologici, né zoologi o oceanografi, ma basta aver fatto bene le elementari, per capire che una qualsiasi forma di vita che viva a bassissime profondità, ad una certa pressione e temperatura e, soprattutto, lontana dal sole sviluppi talune peculiarità fisiche. Osservando un qualsiasi pesce abissale si può notare che o è albino, o trasparente, talvolta cieco e in altre occasioni produce una spettrale luminescenza propria oltre al fatto di avere fauci spropositate ergo è alquanto deforme.


Quindi una sirena reale in primis avrebbe le branchie e un collo tozzo e allungato, e non sarebbe in grado di parlare al massimo emettere un fischio od un suono gutturale. La sua pelle sarebbe o eccessivamente morbida o di contro dura come quella di uno squalo, con una pigmentazione tendente al grigio-verde e le mani palmate. I suoi lineamenti sarebbero larghi e bozzosi (beh forse l’attrice attuale un po’ si avvicina a questa descrizione) con una bocca molto larga e con detti sporgenti, gli occhi a mandorla e lattiginosi poiché si parla di un essere fotosensibile. In più sarebbe glabra o al massimo albina. In poche parole, ci troveremmo dinnanzi ad una creatura loevecraftiana. Quindi che il buon Dagon e gli abitatori del profondo siano le vere sirene? Forse un domani potremmo trovarci il buon Cthulhu come principessa Disney!


Aggiungiamo anche una piccola nota di folklore: per moltissimo tempo, almeno fino a metà dell’800, era possibile trovare nei circhi o in qualche bazar, a prezzi stratosferici, scheletri “autentici” di sirena. In realtà si trattava di falsi costruiti sapientemente ad hoc se non addirittura resti di foche, balene o calamari giganti ben presentati. Questa moda, derivata anche da una certa ignoranza zoologica del tempo, contribuì alla creazione di altri esseri mitici come il Vescovo dei mari, il Monaco marino e il Soldato abissale.

I parrucconi dei social justice warrior, però, non si danno per vinti e iniziano a sfornare una serie di meme che dovrebbero mostrare l’ipocrisia dei fan conservatori ma ancora una volta confermano la massima “left can’t do meme”.

In una sono presenti John Wayne nei panni di Gengis Khan, Laurence Olivier come Otello, Willem Dafoe ne L’Ultima tentazione di Cristo e Jake Gyllehaal in Prince of Persia. Premesso che le interpretazioni dei due attori ormai scomparsi, ad oggi, ci fanno sorridere un po' per il trucco e un po' perché ci sembrano, oggettivamente, una forzatura. Ma come sempre solo lo stolto guarda al passato senza contestualizzare.


Per Gengis Khan, oggettivamente, in quegli anni non vi era una pletora di attori asiatici di primo livello da reclutare men che meno mongoli. Oltretutto il compianto Ricardo Montalban (Mr Roarke di Fantasilandia) era messicano ma gli fecero fare spesso la parte del villain asiatico. Oggi si griderebbe agli stereotipi e all’appropriazione culturale. Inoltre, non molti sanno che, la democratica e tollerante America aveva un profondo sentimento antiasitico che risale al discriminante Chinese Act del XIX secolo. Inoltre, il film in questione risale agli anni post-bellici dove era ancora forte il risentimento per Pearl Harbor.


L’Otello con Olivier non era altro che uno spettacolo teatrale riportato sul grande schermo, con tutti gli usi, costumi e i limiti del tempo, compreso il vituperato blackface. Anche qui, però, facciamo una noticilla di tipo estetico ed iconografico, in tutte le copertine e raffigurazioni grafiche del Moro di Venezia esso veniva rappresentato con naso aquilino e pelle scura ma con tratti caucasici quindi assai simili agli attori truccati, ergo le vecchie varianti teatrali non erano poi così infedeli!


Per quanto riguardo il Nazzareno non abbiamo una descrizione fisica esatta del Cristo, sappiamo che era di ceppo etnico galileo e discendente della casa di Davide. Quest’ultimo, poi, veniva descritto, nel Libro dei Re, con i capelli chiari, fulvi per l’esattezza; pertanto, data la discendenza il Cristo poteva averne ereditato i colori. Pertanto, Defoe era più che fedele all’iconografia classica e quindi ad una verosimiglianza storica.


Gyllehaal è praticamente la versione umana del personaggio del noto videogioco, quindi, i custodi dell'ortodossia liberal dovrebbero prendersela con gli ideatori del gioco. Però dovrebbero documentarsi bene perché gli antichi persiani erano etnicamente diversi dalla popolazione attuale e guai a chiamare un persiano “arabo” la sua reazione non sarebbe molto pacata…


Il secondo meme, infine, propone alcune trasposizioni cinematografiche non etnicamente fedeli ma di cui nessuno si lamenta ossia: Tonto, l’indiano spalla del Ranger Solitario, interpretato da Johnny Depp; l’“arabo” R’as al Ghul di Batman Begins interpretato da Liam Neeson; il tibetano Anziano del Dr Strange interpretato da Tilda Swinton; la romani Scarlet Witch col volto della Olsen.


Per quanto concerne Tonto il suo personaggio è iconografico proprio per il suo trucco tribale, che non toglie mai; pertanto, i suoi tratti amerindi sono ben camuffati, ergo, la rappresentazione del buon John ci può anche stare. Oltretutto Depp è uno degli attori di Hollywood, assieme a Sean Penn, ad avere un volto talmente tanto duttile da potersi immedesimare in questa parte. Oltre a questo la madre dell’attore ha ascendenze cherokee quindi per i nuovi dogmi razziali del politicamente corretto, secondo i quali solo un attore di una determinata minoranza può interpretare, o doppiare, un personaggio specifico, il nostro Johnny ha il pedigree adatto per la parte.


Ra's di arabo ha solo il nome, o meglio un titolo e soprannome, poiché delle sue origini e del suo vero nome non si ha notizia, pertanto, poteva essere anche un antico ciociaro.

Per l’Anziano hanno ragione ma, stranamente, non si indignano per il cambio di sesso. Solito doppiopesismo liberal.


Per gli americani col termine romani si intendono i gitani, ossia gli zingari, i quali sono in maggior parte o romeni o est europei ergo caucasoidi, oltretutto Wanda è sempre stata raffigurata come bianca. È vero qualcuno potrebbe obbiettare dicendo che i sinti e rom sono originari della penisola indiana ma il personaggio specifico viene identificato come europeo.


Quindi la Disney si prepara ad un film che, se non sarà un fiasco annunciato, innegabilmente, aprirà una voragine, difficilmente sanabile, tra lo spettatore medio e attaccato alle versioni classiche ed originali ed una minoranza teleguidata di fanbase che si beve qualsiasi prodotto col logo del Topo.


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