Lo sport come Epos. Riflessioni sugli USA

Una tra le molte differenze che esistono tra la cultura USA e quella italiana riguarda lo sport, o meglio il modo in cui lo sport è percepito. Volendo essere molto tranchant potremmo dire agli USA, avendo una storia culturale come nazione di nemmeno 250 anni (i 250 anni scadranno il 4 luglio 2026), manca una mitologia. L’Italia (e l’Europa nel complesso) invece in quasi 3.000 anni di storia hanno un bagaglio di eventi e imprese a dir poco debordante. Ma l’uomo è lo stesso ovunque viva, e la necessità di avere una “mitologia nazionale” (tesi mirabilmente espressa da Tolkien, e che spiega la genesi de The Lord of The Rings e de The History of Middle Earth) è presente anche negli USA. Solo che 250 anni scarsi di storia (un po’ più di 300 se consideriamo i Pilgrim Fathers del New England, e forse 500 se vogliamo stiracchiarci fino agli insediamento spagnoli in Florida nel XVI secolo) ci danno poco per costruire una mitologia. Come fare? La risposta è stata semplice e istintiva: se la storia ufficiale non forniva abbastanza materiale c’era un altro settore dove invece gli eventi si susseguono a rotta di collo. Basta solo osservarli coi giusti occhi. Parliamo dello sport, e in particolare dello Sport di Squadra professionistico USA. Negli Usa non esiste UNO sport nazionale, come in Italia il Calcio. Ci sono invece quattro sport, ognuno organizzato secondo un sistema di Leghe, che tra il XIX e il XX secolo hanno conquistato cuori e menti degli spettatori, creando una vera e propria mitologia. Baseball, Football americano, Basket, e Hockey su ghiaccio, ecco i quattro sport di squadra che hanno dato vita alla mitologia sportiva nord americana.

Ma perché parliamo di mitologia sportiva? Perché la storia degli sport di squadra USA non è fatta solo di numeri, statistiche, classifiche, e dati. Cosa costituisce una mitologia? Due dati: Eroi ed Eventi. Quando in una storia è possibile evocare il ricordo di un evento semplicemente citandone il nome, o è possibile evocare figure di personaggi larger than life, solo col nome, allora si passa dalla storia alla mitologia. In Italia questo non succede quasi mai, anche nel calcio. Sì, è vero. Italia Germina Ovest 4-3 del 1970 è la Partita del secolo, e Italia Brasile 3-2 al Sarria del 1982 è ricordata dagli appassionati. Ma altre partite? Negli USA abbiamo una serie di eventi quasi mitici come il Miracle on Ice, l’Ice Bowl, la Immaculate reception, l’Helicopter, il Music City Miracle, The Comeback, e ancora la Maledizione del Bambino, The Drive, The Catch. Dietro ogni nome si nasconde una storia che tutti i tifosi conoscono perché fa parte della storia culturale condivisa del paese. Nessun tifoso di baseball USA ignora che la Maledizione del Bambino (The Bimbo Curse) era legata al trasferimento di Babe Ruth dai Boston Red Sox ai New York Yankees, mossa che si diceva avesse maledetto la squadra di Boston, impedendogli di vincere una World Series per decenni. E tutti i tifosi della NFL sanno che The Catch si riferisce alla presa (catch) di Dwight Clark nei secondi finali di San Francisco 49Niners-Dallas Cowboy nel 1981, partita che diede inizio alla leggenda dei 49Niners per tutti gli anni ’80. Mito, non cronaca. In Italia non abbiamo nulla del genere. Non esistono partite del campionato di serie A unanimemente ricordate con un nome e una storia. Non c’è una mitologia condivisa.

Il sistema sportivo USA è molto diverso dal nostro anche per un altro motivo: non esistono retrocessioni. Il livello più alto delle leghe è fisso. Chi gioca nella NFL (football), nella NHL (Hockey), nell’NBA (Basket, o nella MLB (Baseball) a meno di non fallire e svanire per motivi finanziari, ci resterà in eterno, anche se perdesse ogni singola partita di una stagione. È un sistema chiuso, dove però l’organizzazione fa il possibile per rimescolare le carte ogni anno, così che il perdente di oggi, possa (e in molti casi è successo) diventare il vincente di domani. Prendiamo il caso dell’NBA. I Toronto Raptor, campioni in carica avendo vinto la stagione 2020-2021, per anni sono stati la squadra peggiore dell’NBA, con una dirigenza incapace e un parco giocatori di basso livello. Poi però costruendo una squadra potente, e rimodulando l’organigramma societario i Raptors, scherniti da tutti, sono diventati i campioni. Idem nella NHL. I Tampa Bay Lightning, squadra di Hockey su ghiaccio della florida (paradosso delizioso) da due anni dominano la NHL, sconfiggendo squadre ben più blasonate come i Montreal Canadiens (26 Stanley Cup vinte nella loro storia).

Il fatto di avere quattro sport nazionali e non solo uno, fa sì che il calendario solare non sia mai “vuoto”, come invece accade qui da noi tra la fine di un’annata di Serie A e l’avvio della successiva. Baseball, Football, Basket e Hockey si alternano in un ciclo composto da stagioni regolari, playoff e finali, che copre tutto l’anno. Volendo trovare un punto di partenza lo abbiamo sempre in primavera, quando tra la fine di marzo e l’inizio di aprile parte la Major League Baseball. Nel 2021 la MLB è partita il 1 aprile e finirà al più tardi con la gara 7 delle World Series che assegnano il titolo del Baseball il 3 novembre. Ai primi di settembre, mentre il baseball si avvia alla conclusione, parte la NFL (football americano), con il Superbowl, la partita che assegna il titolo, previsto per febbraio. Nel 2021 la stagione NFL è partita il 9 settembre e si chiuderà il 13 febbraio 2022. A ottobre, con la conclusine del ciclo del baseball, entrano in gioco gli ultimi due, Basket e Hockey. La NHL (National Hockey League) nel 2021 parte 1il 12 ottobre, per chiudersi con le finali della Stanley Cup a giugno 2022. Stesso arco temporale per il Basket. Infatti l’NBA nel 2021 parte il 19 ottobre con la stagione regolare di 82 partite), per coi concludersi con le Finals a giugno 2022.

Come vedete non esiste mai un momento “morto”. Il Baseball è convenzionalmente lo sport di primavera ed estate. Il Football è lo sport di Autunno/inverno, mentre Basket e Hockey si dipanano dall’autunno all’estate. E anno dopo anno si ricomincia.


Il 9 settembre come dicevamo è partita la NFL, che quest’anno vede come campioni in carica i Tampa Bay Buccaneers, guidati da Tom Brady, QB di 44 anni. La prima giornata ha visto alcune conferme e alcune sorprese. I Buccaners di Brady hanno vinto sui Dallas Cowboys, dando il via a quella che Brady ha definito “The Confirm Run”. Le due squadre più accreditate per la vittoria finale secondo gli analisti, ossia Kansas City Chief e San Francisco 49Niners hanno entrambe vinto, mentre altri due squadre da tenere d’occhio (Green Bay Packers, Baltimora Ravens), hanno perso. La stagione 2021-2022 della NFL prevede 17 partite nella stagione regolare, e per il passaggio ai Play Off diciamo che la sicurezza si ha con minimo 10 vittorie. Partire già con una sconfitta non è di buon auspicio. Per sintetizzare come tifosi e esperti vedano la stagione possiamo dire che: i Tampa Bay Buccaneers hanno vinto a sorpresa l’anno scorso. I vincitori indicati per il 2022 sono i Kansas City Chief. Ma lo erano anche nel 2021. Se Tom Brady e i suo Bucanieri vincessero ancora molti farebbero come Rockerduck: si mangerebbero il cappello dalla rabbia.

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