Simone Paladini racconta come è nato il nuovo singolo “Luce di Plastica”

E’ uscito il 3 novembre 2021 in radio e su tutte le piattaforme in streaming “Luce di Plastica” il nuovo singolo di Simone Paladini.

Il cantautore romano è ex membro del gruppo “Influenze Negative”, nato nel 2012 e con il quale ha ottenuto diversi successi soprattutto con l’album “III Disco”, primo prodotto ufficiale della band.


Nel 2019 la band si scioglie e Simone inizia la sua carriera da solista, pubblica due singoli “Per sempre” e “Tachicardia”. Con il passare del tempo però decide di lasciare da parte le sonorità Rap e di avvicinarsi al Pop; a luglio 2021 esce il singolo “Greta” dove è evidente questa evoluzione, che punta più su un lavoro d’introspezione che avvicina Simone al mondo tipico del cantautorato italiano.


Noi lo abbiamo contattato per farci raccontare meglio il suo percorso artistico.


Simone a che età ti sei avvicinato al mondo della musica ed al Rap in particolare?

A casa mia si è sempre ascoltata molta musica, mi piaceva molto Renato Zero, poi verso i tredici quattordici anni ho iniziato ad ascoltare il Rap, mi piaceva molto Eminem, ho iniziato a scrivere pezzi, verso il diciotto anni sono entrato nel gruppo “Influenze Negative”, ed ovviamente come si usa per questo genere di musica ho cambiato il mio nome con quello di Neemia.


Perché hai scelto di chiamarti Neemia e da cosa deriva il nome del gruppo “Influeze Negative”?

Il nome di Neemia deriva da un personaggio della Bibbia, un politico ebreo Governatore della Giudea persiana durante la ricostruzione di Gerusalemme e del Secondo Tempio. L’ho scelto perché c’è stato un periodo della mia vita in cui frequentavo molto la parrocchia e quindi ho decido di usare il nome di Neemia perché mi era piaciuta molto la sua storia.

“Influenze Negative” in realtà è un nome scelto per provocazione, perché i nostri testi cercavano in realtà di raccontare storie positive, abbiamo deciso di fare una sorta di contrapposizione tra il nome del gruppo ed il messaggio che volevamo trasmettere.


Quale è stato il motivo per cui il vostro gruppo si è sciolto proprio nel momento di maggior successo?

Avevamo effettivamente parecchio seguito, facevamo eventi live, però è capitata la classica cosa che succede spesso nelle band, divergenze artistiche e voglia di cambiamento.


Raccontaci come sei partito con il tuo percorso da solista.

Quando sono uscito con i miei due singoli, ero tornato un po’ alle mie radici di Rap underground ma stavo affrontando un momento un po’ difficile, troppo frenetico, ho deciso di cambiare strada di iniziare a studiare pianoforte, che mi ha aiutato, tra l’altro, anche molto a domare la mia ansia perché in quel periodo mi sentivo molto sottopressione e non stavo affatto bene.

Poi mi sono fermato con la musica per qualche tempo ed ho iniziato a lavorare come tatuatore, però non ho mai abbandonato il mio sogno e ho deciso di intraprendere il percorso da cantautore. Avevo voglia di raccontarmi, il mondo del Rap rappresenta sempre personaggi stereotipati, molto duri, che si mettono in mostra per ciò che hanno, io invece voglio far vedere ciò che sono.

Qualche settimana fa abbiamo intervistato “Uno Sbirro Qualunque”, il rapper poliziotto, che ci ha detto la stessa cosa, pensi anche tu che il Rap sia un genere troppo legato solo all’apparenza?

Beh i testi dei rapper sono molto legati al mostrare, al far vedere, si parla di vita di strada, ma il Rap italiano non è proprio così esagerato come il rap americano, non si va in giro fortunatamente con pistole e cose così per mostrare quanto sei cattivo o per far vedere chi comanda; comunque è un genere in cui non mi ritrovo più molto.


Quando facevi Rap usavi molto l’effetto “Autotune” che va molto di moda ora per cantanti del genere Trap?

Qualche volta è capitato, ma ci sono molti cantanti adesso che lo usano eccessivamente e si sente questo effetto metallico che lascia molto poco spazio alla vera voce del cantante, io ho preso molte lezioni di canto e preferisco non usare effetti nel mio progetto Pop.


Il momento del lockdown per te è stato d’ispirazione per scrivere “Luce di Plastica”, come è nata l’idea di questa canzone?

E’ stato un momento brutto per tutti, io passavo molte ore al pianoforte, mi rilassava e mi aiutava a combattere la mia ansia, tra una nota e l’altra è nato il giro che è diventata poi l’intro del pezzo ed ha aperto la strada per scrivere questa canzone, in cui racconto di come sono belle le cose semplici che noi diamo troppo spesso per scontate in situazioni normali come il cielo, le stelle, il mare, la luna; durante quei giorni richiusi in casa mi mancavano.

Il titolo “Luce di plastica” è proprio perché per settimane, chiuso in camera mi sentivo soffocare ed avevo bisogno di rivedere la luce della luna per esempio, quella naturale e di vivere e sentirmi libero. Nel video questa sensazione è raccontata molto bene, ho avuto io stesso l’idea di mettere le lampadine al posto della luce della luna, anche se mi trovo in riva al mare all’aria aperta. Comunque da questa esperienza ho imparato una cosa cioè: vivere e gustare ogni momento senza paranoie.

Sono previsti tuoi eventi live a breve?

No, non ho ancora progetti di questo tipo, ma non vedo l’ora di salire sul palco e vedere il pubblico che sta là sotto ad ascoltare solo me.


Nella tua biografia si legge che hai avuto un momento in cui il successo ti ha un po’ travolto, cosa che sta succedendo per esempio ai “Màneskin” che in questo momento sono lanciatissimi e stanno bruciando le tappe sotto ogni punto di vista, tu cosa ne pensi di questo gruppo?

Ovviamente li trovo bravi però mi metto anche nei panni di molti rocker italiani che hanno fatto album su album e non sono mai riusciti ad arrivare a questi livelli, sembra che il rock italiano sia nato oggi con questo gruppo, mi sembra quasi paradossale. Sono bravi ma devono stare attenti perché il successo può dare alla testa, ricevere perfino i complimenti da Mick Jagger penso sia veramente una situazione inebriante.


A te piacerebbe collaborare con qualche altro artista?

Sinceramente no, vorrei farcela da solo, mi piacerebbe che la gente si ricordasse di me non perché ho fatto un featuring con qualcuno ma perché sono io, Simone Paladini.


Grazie Simone per la bella chiacchierata.

Grazie a voi

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