Un sorriso che vale più di un oro, ecco Beatrice Carta


Il Karate, specie nelle categorie giovanili è quello spazio di autenticità ancora in grado di grado di raccontare storie che di puro spirito sportivo. È il caso della giovanissima atleta e promessa dal karate italiano, Beatrice Carta del team Hayashi, che esattamente un anno fa di questi tempi ha avuto un problema di salute che ne avrebbe potuto pregiudicare la stessa attività. Come se non bastasse subito dopo è stata vittima di un infortunio muscolare che non le consentiva persino di camminare, figurarsi di allenarsi. Ma un karateka si vede ancor prima nello spirito che nei colpi, Beatrice, sotto la guida attenta del Maestro Jgor Carta, suo padre, non si è mai persa d’animo. Non ha mai mollato, ha tenuto testa a quel calvario personale fatto di mesi di sacrificio, di cliniche, di paura che tutto fosse finito. Ci dicono che abbia pianto, in preda allo scoramento, avrà anche pensato: è finita. Poi il tempo dei dubbi se lo porta via la pratica, arriva il battesimo del fuoco. Il fuoco che genera fenice e restituisce atleti al loro destino. Si parte. Aereo fino a Trieste quindi in auto fino alla meta: Slovenia Velenja 16° Intenational Karate Tournament. 13 febbraio 2022 ore 16:17 si torna a combattere.

Quel primo kumite con la nausea al punto da far pensare ad un ritiro ma era solo paura, umana paura …. poi un crescendo di cinque combattimenti fino ad arrivare alla finale per il bronzo. Una finale giustamente persa: era distrutta, senza fiato né energie, ma ha comunque onorato l’impegno; avversarie e spettatori sono lì che la osservano, nella liturgia del Karate esiste anche un momento di commozione sincera e generale.

E a quel punto la tensione si snoda in quel pianto liberatorio “NELLA MEDAGLIA CI HO SPERATO” così ha detto appena scesa dal suo tatami. In pochi istanti le lacrime diventano gioia ed hai iniziato a sorridere, viva, felice, spensierata, orgogliosa di sé stessa. Per finire ha voluto immortalare questo momento con un selfie esattamente 3 minuti dopo essere scesa dal tatami. Col suo papà istruttore. Grazie Beatrice, una bella, archetipica, storia di sport.

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