Al varo l’AIDI, Associazione imprese d'Italia. Ce ne parla il presidente, Marco Scurria

Aggiornato il: feb 8


Se ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, un anno di pandemia sta ingenerando un’effervescenza sul piano riorganizzativo che fa da leva al rilancio dell’economia e consenta di misurarsi su mercati strutturalmente globalizzati. Tra le realtà di nuova costituzione ha suscitato una certa curiosità e interesse l’AIDI, acronimo di Associazione imprese d'Italia, ne parliamo con Marco Scurria. Cinquantatre anni, romano, già a capo del MODAVI un’organizzazione attiva nel terzo settore, volontariato e promozione dei prodotti tipici del territorio ed ex eurodeputato, membro della Commissione Cultura dell’Unione Europea.


Prima di tutto, congratulazioni per la designazione

Grazie. Dall’entusiasmo che c’è sono sicuro che sarà una bella avventura. Merito delle imprese che hanno creduto in questo progetto e di Andrea Pierleoni e Andrea Valentini che ne sono stati gli ideatori.


La neonata AIDI (Associazione imprese d'Italia) conta già 35 aziende e vari professionisti. Quali sono i comparti presenti?

Ci sono un po’ tutti i comparti. Dall’edilizia, a quelle che lavorano in ambito green, al mondo delle facilities, a quello delle aziende in ambito finanziario e assicurativo, a quelle della logistica, senza trascurare le imprese sociali, e tante altre ancora.


Gli operatori sono uniti in una rete contratto volta a favorire lo sviluppo di un mercato interno e a porsi come global service nei mercati internazionali. Può entrate nel merito di questi obiettivi?

Il primo è quello di creare una reale conoscenza e una rete tra gli associati, in modo da poter sviluppare occasioni di business comune, utilizzando le reciproche competenze. Stiamo di fatto partendo adesso e già abbiamo creato azioni di sviluppo tra i nostri associati solo con l’occasione di un comune rapporto. Poi vogliamo offrire ai nostri associati, servizi e convenzioni vantaggiosi che permettano loro di rafforzarsi sul mercato interno, ma anche nel portare il nostro made in Italy all’estero, ed avere risparmi sulle spese che devono affrontare. Dai rapporti con il credito, alla progettazione di qualità potremo creare dei reali vantaggi per i nostri associati. Non è un caso che Aidi ha al proprio interno un Centro Studi per analizzare le necessità delle aziende e creare risposte adeguate e dei Comitati Scientifici su svariati aspetti, composti da esperti dei vari settori, per essere sempre in grado di sviluppare le giuste opportunità. In terzo luogo ci caratterizziamo come luogo di elaborazione nei confronti delle amministrazioni locali, nazionali ed europee al fine di fare proposte sul settore da parte di chi conosce la realtà dell’impresa e di come, soprattutto in un momento difficile come questo, portare soluzioni che possano diventare delibere, leggi e regolamenti in grado di poter far competere gli attori sul mercato con maggiore facilità e competenza. Infine creare una squadra capace di competere con le opportunità di finanziamento pubblico, dando vita a compagini capaci, esperte, e con curriculum che dimostrino la capacità di saper fare.


Lei che è anche stato eurodeputato e ne conosce gli ingranaggi, rispetto alle politiche comunitarie come vi porrete?

La possibilità di far accedere ai fondi europei le nostre aziende sarà una nostra priorità Vedere tanti soldi che spesso non vengono spesi, malgrado le necessità esistenti sul territorio, è un aspetto non più sopportabile. Soprattutto nella fase che ci troveremo a vivere con la nuova programmazione europea 2021/2027 e i circa 200 miliardi del Recovery di cui beneficerà il nostro Paese. E le nostre imprese saranno in prima fila.


É di questi giorni la notizia che la UE intende far esporre sui salumi e i vini le etichette delle sigarette. Il suo pensiero?

Ne penso tutto il male possibile. E’ una reale assurdità. Salumi e vini hanno cresciuto intere generazioni di italiani ed europei senza che accadesse nulla di male. Se non nell’abuso che si può fare di questi prodotti, ma questo vale per tutto. Persino bere troppa acqua può far male al nostro organismo, ma non per questo si può pensare di scrivere cose assurde sulle bottiglie. Se questo vuol essere un attacco al made in Italy saremo in prima linea a difendere le nostre aziende. Il nome che abbiamo scelto non è un caso, siamo l’Associazione delle Imprese Italiane.


La creazione di questo organismo ha a che fare con la necessità di organizzarsi strutturalmente anche per fronteggiare meglio gli effetti delle dinamiche pandemiche e in un quadro più ampio, quelle connesse alla globalizzazione?

Riguardo la prima parte della domanda, in parte sì. La pandemia ha determinato una grande difficoltà per le imprese e quindi l’associazione ha lo scopo di creare momenti di crescita comune. Per quanto riguarda la globalizzazione, assolutamente. L’unione fa la forza. Sui mercati globali servono competitor in grado di fare squadra e massimizzare competenze, professionalità e qualità.

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