Breve analisi dell’articolo del Corriere della Sera: Rete Putiniana in Italia

Aggiornamento: 24 giu

Un lungo elenco di congetture e di fatti oggettivi ma ribaltati

Fa molto parlare di sé, il pezzo del Corriere della Sera che rimanda a un’indagine del Copasir circa una possibile rete di propaganda italiana filorussa. Al di là dell'inquietante somiglianza con un articolo di Open, che lascia sospettare che l'uno abbia seguito l'altro, di elementi dell’indagine ne riporta zero. Ciò su cui si concentra invece il pezzo, è il far passare come sbagliata una cosa che non lo è. Un esempio? Se, come afferma l’articolo, la data delle bolle dell’invio delle armi è l’11 marzo, vale a dire una settimana prima dell’approvazione del decreto in Parlamento che avverrà il 18 marzo, è possibile ritenere che questo costituisca uno scandalo oppure no?

Nel suo castello di carte, l’articolo cita Berlusconi, Salvini e Conte come oppositori di maggioranza. Ma se per Draghi sono spine nel fianco, come mai sono ancora lì?

Tutto il resto suona più come una tesi che non come un’analisi, come si può osservare da un altro passaggio esemplare dell’articolo” Le accuse ricorrenti a Draghi vanno dal «mandarci in guerra» mettendo a rischio la sicurezza della nazione «per l’ambizione di diventare segretario generale della Nato», all’«aver causato l’aumento del costo dei generi alimentari ed energetici e la chiusura di numerose aziende».”. Che il Premier punti alla poltrona della NATO è cosa riportata da ogni medium italiano, che si sia schierato in modo deciso, lo è altrettanto, che lo abbia fatto per aggiudicarsi lo scranno è una supposizione ma che a causa della sua decisione siano aumentati vertiginosamente i prezzi dell’energia e dei generi di prima necessità e che le aziende chiudono è un fatto tanto desolante quanto incontrovertibile. Le imprese legate al mercato russo sono costrette alla cassa integrazione e 26 mila italiani rischiano il lavoro.

Secondo quanto riporta la Fim, a Tessera, Venezia, nei prossimi giorni i 130 dipendenti del progetto Superjet International, joint venture tra l’italiana Alenia-Aermacchi e la russa Sukhoi Holding, potrebbero rimanere senza lavoro. Stesso destino per in Lombardia, per il Gruppo Acciaierie Venete; 
CAM a Grumello del Monte; Global caloriferi; 
CMS; La crisi investe anche le aziende che producono macchinari per le lavorazioni industriali: dalla pietra al ferro, fino al legno o all’impiantistica industriale. Si tratta di piccole e medie imprese che avevano in corso lavori di installazione e commesse verso Russia e nei Paesi dell’Est Europa, che con la guerra in atto hanno dovuto bloccare tutti i rapporti commerciali con Mosca. Ma gli effetti coinvolgono indistintamente, tanto le piccole e medie imprese quanto i colossi. La Whirlpool ha aperto nei siti marchigiani e a Siena alcune settimane di cassa integrazione legata, secondo l’azienda, al calo di commesse e all’aumento del costo dei trasporti e dei container. Poi ci sono i danni al settore agroalimentare per svariati milioni di euro. Se ne può parlare o il solo farlo fa di ciascuno un complottista?

Il pezzo mette insieme strumentalmente un elenco di nomi. Li pone come sabotatori, complottisti, nemici di Draghi. Si chiama opposizione. È una cosa ancora democratica. I nomi riportati sono di personaggi pubblici, i mezzi utilizzati per esporre le opinioni contrarie, pure. Non è deep web. Non sono alias dietro cui celarsi per cospirare nell’ombra. Attenzione: se emergerà qualcosa di anticostituzionale o di pericoloso per la sicurezza dello Stato saremo i primi a stigmatizzarlo ma nel pezzo, di tutto ciò o anche vagamente simile, non c’è nulla. Verrebbe da dire che siamo oltre la controinformazione. Ci aggiriamo nei pressi della disinformazione. Inoltre, ed è un dettaglio non da poco, manca il quibus, cioè, a che pro. Cosa ne ricaverebbero. Come e a quanto sono stati comprati, se lo sono stati? L’articolo non lo dice.

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