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Elezioni Europee 2024: intervista a Stefano Tozzi, candidato per FdI al Parlamento Europeo


Stefano Tozzi

Alla vigilia di una tornata delle Europee per mille motivi più incandescente e decisiva che mai, compressa com’è tra due conflitti a pochi passi dai confini, una crisi energetica che pare non vedere luce (il gioco di parole è inevitabile), conflitti su ogni fronte del sociale, incontriamo Stefano Tozzi, consigliere municipale del I Municipio, in corsa per la competizione. 56 anni di Monti, il quartiere del Marchese Del Grillo, una laurea in giurisprudenza, Tozzi non ci gira intorno, punta dritto sulle criticità e al tempo stesso sembra avere le idee molto chiare su ciò che andrà a fare se dovesse essere eletto. Nel corso dell’intervista ribadisce costantemente temi come l’identità e gli interessi nazionali, aspetti che abbracciano ogni ambito dell’esperienza umana, da quella economica alla cultura.


Buongiorno consigliere Tozzi, Franco Battiato disegna una mirabile simmetria alla portata unicamente del suo genio, “Segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire, le luci fanno ricordare, le meccaniche celesti”, vale a dire, l’eccezionale normalità del quotidiano e la normale eccezionalità delle vastità siderali, azzardo un parallelismo perché so che non disprezza le iperboli auliche, quindi come è il salto dalla realtà locale del consigliere municipale seppure del Primo Municipio a quella del firmamento europeo (si pensi alla bandiera), come dire, dal lampione fulminato alle politiche energetiche su scala sub continentale?

Intanto è un piacere essere con voi, mah… la vivo come ho vissuto il mio incarico in Municipio, l’approccio è lo stesso: impegno, rettitudine e declinazione di quella visione del mondo che fa riferimento ai miei valori e al mio gruppo politico. La mia è una militanza più che trentennale nata con un gruppo di allora giovanissimi sognatori che immaginavano un’Italia e un’Europa forti, unite e consapevoli. E se oggi mi sarà data l’occasione di misurarmi su quel palcoscenico, ce la metterò tutta per esserne all’altezza ma soprattutto per fare gli interessi della Nazione. Interessi e Nazione, due parole i cui contenuti sono stati troppo spesso disattesi.


A questo proposito, lei ha detto “dovremmo essere uniti nelle differenze ma siamo separati nell’omologazione”. Il suo mandato, nelle intenzioni mira quindi a una visione meno burocratica ma più vera? Meno postille e più visione?

Esatto, meno burocrazia e maggior capacità d’intervento comunitario. Pensiamo alle politiche energetiche, come ha mostrato la crisi in Ucraina, rischiamo di essere appesi ai destini degli altri, questa dipendenza non è da un’Unione di Nazioni. Così come non lo è il demandare a Paesi la cui amicizia è costantemente messa in discussione, la produzione di tecnologia ed elettronica. E poi c’è il tema della capacità di difendersi come Unione. Pensiamo a Lampedusa, non è solo il confine italiano ma anche europeo. Diamo una rilevanza difficile da spiegare alle misure delle zucchine ma non alle politiche estere che non possono essere delineate solo da alcuni a discapito di altri. Non posso non pensare all’operazione contro Gheddafi, una vicenda che ci ha fortemente indeboliti nei nostri interessi. Insomma, maggiore operatività sul fronte comune nel rispetto delle identità nazionali.


I nostri lettori sono particolarmente interessati alla cultura e al turismo sotto ogni angolazione, compresa quella occupazionale, allora le chiedo, esiste una possibilità concreta di costruire un turismo che non sia mordi e fuggi da 2, tre giorni ma che invece sappia interessare il viaggiatore con un’offerta che vada oltre il Colosseo e Piazza Navona? O meglio, che parta da lì ma poi sia integrabile con grandi eventidiversificati, manifestazioni sportiveetc…?

Abbiamo cominciato a conoscere la Spagna grazie alle discoteche da adolescenti, ma poi la Spagna l’abbiamo conosciuta per le sue città d’arte o mediante altri vettori, pensiamo al cammino di Santiago. Noi abbiamo la via Francigena che parte da Canterbury. Percorsi che combinano tradizioni, sapere, caratteristiche locali che danno la misura di come si sia trasferita la cultura in Europa. Sono percorsi che offrono la possibilità di conoscere le peculiarità di un Paese. Le mie origini sono nella Lunigiana, un’area che col turismo lento sta conoscendo una stagione di prosperità e di occupazione anche grazie a tutto il profitto generato dall’indotto che comprende la diffusione dei profitti eno-gastronomici. La mia idea è che questo modello debba diventare sistema e perché lo diventi l’UE deve coglierne le potenzialità. Ovviamente questo è solo un ambito d’intervento, parlando della Capitale, non può più sottrarsi ai grandi appuntamenti sportivi, tema che abbraccia le altre grandi città italiane. Dal turismo congressuale a quello creativo, passando per le rassegne, la diversificazione è una chiave per migliorare e dilatare quella permanenza da non più di tre giorni.


Parliamo di cinema, so che lei un estimatore di John Carpenter…in che modo potrebbe essere sostenuta la nostra industria in termini di normative, rilancio del prodotto?

L’attuale governo sta cercando di aiutare questo settore, un settore di primaria importanza, si pensi solo a Cinecittà. L’Europa deve difendere il proprio cinema affinché non venga superato dalle piattaforme, così come il nostro, anche il cinema francese e quello spagnolo sono tanto rilevanti sia sotto il profilo culturale che occupazionale, andrebbero concepiti dei percorsi comuni, quanto a noi, penso che sia necessario cercare di uscire da logiche di palazzo e di baroni e abbracciare un percorso che restituisca un pubblico al cinema, lei ha citato Carpenter, ecco, lui Kubrick, Leone, Besson, hanno saputo coniugare un cinema autoriale col respiro del film per il grande pubblico. Bisogna sostenere i film che portano idee che piacciono, se il cinema non incassa, chiude, se un produttore non fa utili, non produce, la conseguenza è la progressiva perdita di posti di lavoro e l’irrilevanza artistica. In questo senso s’inquadra il lavoro delle Film Commission: valorizzare film che non solo sfruttino a pieno le attrazioni locali, sia ambientali che monumentali, ma che abbiano la capacità seduttiva di entrare nei mercati esteri, è lì che si coltiva il potenziale turista. Poi c’è la questione di certe produzioni che neppure escono ma questo è un altro tema…


Stefano Tozzi

Alcuni giorni fa, su Rai3 si sosteneva che prima di divenire premier, il presidente Meloni presentasse Ursula Von del Leyen alla stregua di un nemico della Nazione, la conduzione sottolineava che la signora sia venuta in Italia tredici volte, come a dire che la preoccupazione era più propaganda che altro. Ma non è qualcosa non solo di normale ma di auspicabile che un presidente del consiglio nel momento in cui è al comando, guardi agli interessi della Nazione indipendentemente dalle posizioni politiche?

Io penso che il rapporto nato sia un fatto più che positivo. Il presidente Meloni ha posto all’attenzione dell’agenda europea la questione dell’immigrazione. Penso che si possa affermare che prima fossimo inchiodati in una posizione a ricasco. Lei è il presidente di uno Stato fondatore e mi pare che lo stia chiarendo molto bene. In Europa convivono infinte anime e molteplici sfumature ma quando si parla al governo italiano va tenuto conto che si parla a un pari grado e non coi diktat. Sono felice di constatare come tutto ciò sia stato recepito anche dal popolo italiano che ne apprezza la postura verso le istituzioni europee, quanto al rapporto tra Meloni e Von der Lyen, un rapporto personale e non è mai sbagliato. Anzi, un rapporto costruito su una stima reciproca e simpatia e anche un fondamento per migliori relazioni.


Tralasciando le polemiche sul 25 aprile, cosa serve agli italiani per maturare un senso di unità nazionale non divisivo?

Beh, cominciamo col dire che del concetto di patria non parlava nessuno. Per me comincia col 17 marzo 1861, data misconosciuta ma che invece ha tutto il sapore risorgimentale. La data del 25 aprile è uno snodo altrettanto rilevante, in cui da liberi cittadini hanno deciso di dotarsi di una forma repubblicana, e qui nasce l’equivoco, il 25 aprile è appaltato dalla sinistra per sostenere una non comprensibile primogenitura, una sorta di investitura e noi stiamo vendendo che quale atteggiamento lo stanno ostentando, basti vedere ciò che hanno scatenato contro la Brigada Ebraica. Io sono democratico quindi ben venga l’ordinamento che ci siamo dati ma non mi vedo figlio di un dio minore né di vivere per grazia ricevuta.


Esiste un problema Islam? E se esite, come è arginabile?

Esite perché lo vediamo quotidianamente. È una religione che ha dei valori non compatibili con l’occidente. Si argina avviando un dialogo con le espressioni meno radicali. La logica deve essere quella di veicolare un modello di libertà per isolare le forme più fondamentaliste. Non può esserci altra soluzione, l’occidente non può abdicare a quei preminenti diritti umani che per noi sono acquisiti e pensiamo alla parità della donna, alla libertà di culto e di pensiero.  


Stefano Tozzi tra privato e missione pubblica: ci descriva un paio di hobby o interessi e quale sarà il primo impegno che porterà avanti una volta eletto.

La storia. Amo le letture di testi storici e le ricerche storiche, poi mi piacciono i film e la musica. Il primo impegno sarà quello di fare gli interessi dell’Italia e valorizzare il mio mandato con azioni che lascino il segno.


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