Domani le consultazioni... Conte ci riprova


«Tre cose me so' riuscite dint'a vita, pecché aggia perdere pure chest? Aggia ricomincia' da zero?! Da tre!» (Massimo Troisi)

Ricomincio da tre. Come il film di Troisi, ma indubbiamente meno brillante. Conte ci riprova per qualche ora, poi sarà costretto a fare anche lui un passo indietro. Perché per quanto si parli di recovery plan e di MES, la faglia che divide il Parlamento in due parti, si chiama giustizia. Un tema sul quale è difficile trovare i numeri di una maggioranza, tanto è vistosa la frattura tra garantisti e giustizialisti in Italia.


Poi, ma solo poi, c’è la questione Renzi, mandato in avanscoperta dal Partito Democratico e poi lasciato solo ad affrontare gli strali di Conte, ma pronto alla rivincita contro quest’ultimo. Renzi richiama ad un dilemma: se risulti più antipatico ai Cinque Stelle o al PD, ma è certo che il suo gruppo è pronto ad un rientro più o meno trionfale in un altro governo, così da scongiurare un ricorso anticipato alle urne.


Per stare al linguaggio oggi ricorrente del gioco degli scacchi, è stallo. Mentre il timer della crisi corre verso l’autodistruzione della coalizione giallorossa, con i Cinque Stelle legati indissolubilmente a Conte sul quale avevano scommesso più di tutti. Come aveva fatto almeno una metà del Partito Democratico che pensava fosse facile fare a meno dei transfughi di Italia viva nella maggioranza.


Un altro presidente del consiglio è possibile, anzi probabile. Soprattutto se si punta ad avere una maggioranza più ampia di quella, comunque risicata, che potrebbe trovare un Conte ter sul campo. L’eventualità consentirebbe di coinvolgere almeno una parte dell’opposizione, con l’obiettivo di arrivare a fine legislatura e a cercare un passaggio condiviso nella scelta del nuovo presidente della Repubblica.


In attesa del semestre bianco che da luglio fisserà la situazione così come è; tra le forze di opposizione FdI chiede le elezioni anticipate, sapendo che a meno di sorprese non verranno concesse. Mentre la Lega chiede anch’essa le elezioni, ma lasciandosi aperta l’opzione suggerita da Giorgetti, consapevole che Forza Italia è la più tentata ad aderire ad una soluzione di un governissimo con vista sul colle Quirinale.

Come diceva Lello nel film citato all’inizio: «Chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca».

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