E pure Veronesi non fa mancare la sua su Djokovic

Aggiornamento: 20 gen

Ci voleva Novax Giokovic. Prendiamo atto del fatto di essere gli unici a non gioire dell’epilogo di una vicenda tragicomica ma gioiamo nel constatare che l’Italia è un Paese virtuoso, in cui la raccomandazione, la spintarella, l’amico dell’amico, la scappatoia, sono dicerie di quelli che ne invidiano la levatura morale, come i post sui profili facebook certificano. Tutte coscienze immacolate e rispettose delle leggi. E grazie a questo brillante primato morale, tutti sul pulpito a pontificare. Tutti a caccia della libra di carne e Djokovic è il collo da cappio perfetto. È ricco. Che i suoi guadagni derivino dal fatto che lo sia perché è semplicemente il migliore, conta zero. È arrogante. Come ogni serbo dal talento siderale, ha una concezione di sé stesso che chi è affetto da sindrome di Calimero non può né comprendere né apprezzare. È strano. Con quelle sue manie. Ed è contro il vaccino. Essere contro il vaccino è oggi un attestato di demerito. Abbiamo ben compreso che la libertà di pensiero deve essere unilaterale. E anzi, col vaccino s’acquisisce anche la licenza di uccidere a colpi di sproloqui.

Capita che Panatta (tennista e personaggio che idolatriamo) lo critichi col suo consueto stile sopra le righe. L'ultimo autentico campione che il nostro tennis ha sfornato, un'era giurassica fa, ha evocato il Marchese del Grillo. Una cosa originalissima, lo hanno fatto solo in centosette, ma capita anche che pochi giorni dopo esprima concetti più ponderati. Meno social e più razionali. Capita che il Corriere della Sera, il più stimabile dei quotidiani italiani, permetta a Sandro Veronesi(?!) di sentenziare astioso e volgare, di scomodare un passo del Vangelo e di snocciolare persino un virgolettato in cui questa penna lucidissima mette in fila, parola per parola, quello che Djokovic dovrebbe dire, meglio se in ginocchio sui ceci, aggiungiamo noi, per fare ammenda. Varrebbe la pena ricordare che la federazione australiana e lo stato di Vittoria avevano concesso il permesso. Varrebbe la pena ricordare il patetico sensazionalismo che è stato orchestrato intorno a una vicenda sportiva che si poteva e doveva gestire con discrezione. Vale la pena ricordare che Djokovic ha negato, mentito e traccheggiato ma non meno degli organismi australiani. Si potrebbe parlare di concorso di colpa ma rinunciamo, è meglio crocifiggere il fuoriclasse serbo, la sua capitolazione monda catarticamente tutti noi. Restituisce purezza e concede a Veronesi una ghiotta occasione per (stra)parlare. Scrittore e saggista, fratello del regista Giovanni, una famiglia di talenti assoluti. Da qui si giustifica la feroce protervia espressa nei confronti di Djokovic, evidentemente il Sandro non ha mai e in alcun modo beneficiato della propria notorietà e posizione.


Ma intanto, come stanno andando gli Open? Nessuno lo sa e a quanto pare frega cazzi a nessuno. Come Godot, il vero protagonista di un torneo che ha lo stesso appeal di uno “scapoli e ammogliati” è colui che non c’è.

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