L'editoriale: luci e ombre della liberazione dei 18 pescatori italiani

Siamo contenti per la liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo. 108 giorni di detenzione attraverso quattro carceri libiche non devono essere state una passeggiata. Ciò non toglie che sia più che lecito chiedere se la liberazione dei 18 pescatori ha avuto contropartite da parte del Governo. E se si, di quali contropartite si tratta.

Una sembra evidente da subito: la visita e la stretta di mano con Conte e Di Maio è stato un successo per il generale Haftar, l’uomo forte di Bengasi, in grande difficoltà dopo le sconfitte militari subite dal governo di Tripoli negli scorsi mesi. Per lui, una sorta di piccola rivincita visto che il governo italiano riconosce solo quello del suo avversario tripolino.


Una visita inattesa che ha finito con il legittimare i rapitori libici i quali si producono in queste azioni avendo fatto del golfo della Sirte un loro mare chiuso e privato, in barba ad ogni convenzione internazionale e ogni regola relativa alle acque territoriali.


L’Italia è tra i pochi paesi occidentali che tratta per la liberazione dei propri concittadini rapiti da criminali e/o terroristi. Lo hanno fatto i governi di tutte le maggioranza e ci sta. Ciò che disturba è l’ eccesso di presenziassimo con il quale si mette la faccia in trattative delicate e ci si intesta poi la liberazione restituendo dignità e ragione anche ai rapitori dei nostri connazionali.

Casi come questi, dovrebbero essere trattati con tatto, discrezione e silenzio, valutando accuratamente i punti di caduta di una eventuale trattativa da lasciare ai professionisti dell’intelligence ed evitando accuratamente di coinvolgervi le massime cariche istituzionali.


Ma tant’è. L’odierna classe politica ha i suoi nuovi eroi e ai giornalisti che telefonavano al portavoce del presidente del Consiglio, notizie sul blitz dei due membri dell’esecutivo, Casalino rispondeva con lo screenshot della sua geolocalizzazione: Bengasi, zona aeroporto. Alla faccia della discrezione e della sicurezza, avanti tutta così. Con leggerezza e incompetenza.

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