L’irresistibile voglia di aristocrazia della sinistra italiana

Aggiornamento: 7 feb

Dove sono i bei vecchi comunisti di una volta? O gli anarchici ruspanti? Quelli che durante i cortei intonavano canti inclusivi e pacificatori, dai ritornelli sereni e non divisivi come “Con le budella dell’ultimo prete, impiccheremo l’ultimo re!”?

Ci mancano. Erano rozzi, sanguigni, politicamente spietati, ma almeno onesti. Il capitale era il nemico, e se grazie alla lotta avessero preso il potere allora per i nobili e i padroni sarebbe stata la fine. Perlomeno politica.

Era un obiettivo netto, indubbiamente brutale, ma quantomeno chiaro. Tra sinistra e aristocrazia non poteva esistere accordo. Anzi, a voler essere pignoli per Lenin il nemico peggiore del proletariato non erano i capitalisti, ma i socialdemocratici, che ingannavano le masse proponendo una conciliazione “ragionevole e moderata” con il capitale, illudendole che la strada per la conquista del potere passasse per un accordo con chi al potere c’era già. Il vero traditore della classe operaia tedesca non era Krupp, ma Kautsky (e lasciamo ai lettori il compito di scoprire chi fossero i due “K”).

Ma questa è storia antica, storia del secolo passato, del millennio passato. Preistoria, verrebbe da dire.

Oggi il PD è talmente appecorato all’”Aristocrazia borghese” da far sembrare Kautsky un estremista peggio di Marco Rizzo.

Esaminiamo i fatti: se la sovranità è del popolo, come è possibile che un partito che dovrebbe sostenere e promuovere gli interessi della classe operaia (o lavoratrice) quindi del popolo, sempre più appoggi una concezione della politica intesa solo come “gestione della cosa pubblica”, gestione affidata a tecnici appartenenti a quella élite sociale che nei fatti ha sostituito l’aristocrazia? Prima Dini (ricordate Lamberto Dini, eroe della sinistra perché sostituì Berlusconi come premier nel 1995?), poi Ciampi, Monti, ora Draghi.

Nessuno eletto. Nessuno politico. Tutti tecnici, appartenenti all’élite borghese, che vive in una bolla tutta sua, al di fuori della vita di tutti i giorni.


E ora in preda al panico sempre crescente per le elezioni del 2023, e decisi a far diventare Draghi Presidente della Repubblica, con lo scopo preciso di “castrare” politicamente qualsiasi possibile azione politica di una eventuale maggioranza NON di centro sinistra che esca da quelle elezioni, la sinistra ha deciso che è necessario trovare un nuovo presidente del consiglio tra “i tecnici dell’entourage Draghi o che hanno lo stesso gradimento in Europa”.

Ecco allora che si fanno i nomi di personaggi sicuramente competenti, ma NON politici, e soprattutto ancora come una volta appartenenti all’Aristocrazia Borghese, come la Cartabia o la Belloni.

Intendiamoci. Nulla di male. Platone lo disse millenni fa: L’unico governo giusto è quello dei migliori. Che senso ha affidarsi al caso o a voti per decidere chi deve governare? È da sciocchi. I filosofi (in quel caso Platone pensava che i “migliori” fossero i filosofi”, devono governare, non altri. Una Aristocrazia sana, legittima, che evita la confusione, i problemi, e l’inettitudine della democrazia. Lo diceva Platone.


E allora la conclusione è una sola.

La sinistra italiana non solo rimpiange l’Aristocrazia. È pure diventata platonica.

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