LA CRISI DI GOVERNO: COMMEDIA ALL'ITALIANA

Aggiornato il: gen 25


Comunque andrà a finire, nella fotografia scattata alla crisi in data 16 gennaio, risaltano tre cose:


1) L’ingenuità di Matteo Renzi che si auto condanna all’irrilevanza politica.


L’interprete dei malumori del Partito democratico per il governo Conte, oltrepassa le Colonne d’Ercole, laddove il Pd non osa spingersi, assumendosi la responsabilità della crisi, pensando poi di farsi forte dei numeri del suo ex partito. Il vertice e i consigliori di Zingaretti si limitano a farglielo credere, lo lasciano andare avanti, poi quando è nella terra di nessuno, i presunti alleati non escono dalle trincee per appoggiarne l’iniziativa e lui rimane allo scoperto, egualmente bersagliato da nemici ed ex amici. Un po’ come nella stagione del riforme poi abortite dal Referendum, Renzi ci è cascato nuovamente.


Essere toscano come Machiavelli non fa di lui un politico scaltro e, comunque, in questa stagione della politica italiana, non c’è nessuna famiglia Medici così illuminata a fare da riferimento.


Da segretario del Partito democratico non ha lasciato dietro di se molti amici e la gran parte dei Dem lo ha continuato a considerare un problema irrisolto. Renzi è stato mal sopportato e considerato un’anomalia. Un uomo di cui non ci si può fidare da ripagare con la stessa moneta, soprattutto dagli ex comunisti, per i quali c’è sempre stato solo un modo per liberarsi di un avversario: quello di eliminarlo dal tavolo di gioco.


2) Cambia il nome del prodotto e hai cambiato il prodotto o, almeno, ci proviamo.

Il gruppo che appoggiò il governo Berlusconi nella crisi del 2010, venne battezzato dei “Responsabili” ed esposto dai media al pubblico ludibrio, con la complicità dei comici e della satira. I responsabili di oggi vengono battezzati “Costruttori” e si ritiene che ciò basti ad elevarli di rango. Non siamo sicuri che ciò accadrà, ma il solo fatto che l’esercizio di distrazione linguistica venga tentato, la dice lunga sul vecchio vizio della politica italiana, per cui è ignobile solo ciò che fa la destra.


Basterà il drappello di questi parlamentari a tenere in piedi il governo di Conte? Probabilmente sì, a tener conto del fatto che la gran parte di chi aderisce al nuovo gruppo è formato da ex di partiti che non li ricandiderebbero. I costruttori si radunerebbero attorno alle insegne del Maie - Movimento degli italiani all’estero - al quale aggiungeranno la cifra 23 come abbreviazione dell’anno in cui dovrebbe concludersi la legislatura; oppure in romanesco, un particolare dettaglio anatomico con il quale si indica un colpo di fortuna inatteso.


3) Giuseppe Conte, unico erede dell’eterno (demo)centrismo italiano.

L’equivalente di un brano musicale evergreen, di un capo di abbigliamento classico che non tramonta, l’uomo il cui motto è: mai dire mai. Insomma, l’eterno ritorno del democristiano in politica. Si contende con Clemente Mastella i riflettori che seguono i dominus della crisi, ma rispetto a questo ha un Casalino in più.


L’avvocato del popolo nasce come un’espressione di sintesi dei 5 Stelle per governare con la Lega di Salvini, poi al governo con la sinistra dem, infine capace di sostituire l’improvvido Renzi con un gruppetto di transfughi di vario genere. Quanto alla capacità di governo, beh, quella è tutta da dimostrare.

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