My Upside Down World di Elena Goatelli: per aspera ad astra

Nei giorni scorsi si è svolta al Cinema dei Piccoli di Roma la seconda edizione del Mescalito Biopic Fest, la prima in presenza (seppur con la possibilità di visionare i film anche online) dopo l'esordio in streaming avvenuto un anno fa, quando le sale cinematografiche erano ancora chiuse.

E così grandi emozioni proprio in sala, la sera del 9 novembre, per la proiezione di My Upside Down World alla presenza del cast. Il documentario di Elena Goatelli è peraltro ulteriore dimostrazione di come Mescalito continui a prediligere e regalare al pubblico strabilianti produzioni cinematografiche, realizzate in alta montagna o comunque in condizioni ambientali estreme.


Ci sono quindi due elementi che ci hanno fatto particolarmente apprezzare tale lavoro: da un lato le immagini mozzafiato di pareti rocciose e di arrampicate dal coefficiente di difficoltà elevatissimo, dall'altro la capacità degli autori di mettere a nudo la sensibilità e la determinazione della protagonista, la scalatrice altoatesina Angelika Rainer.

Vincitrice di parecchie gare ufficiali di arrampicata, decisa poi a voltare pagina e abbandonare così l'attività agonistica per dedicarsi ad altre imprese, con stupefacenti cornici naturali sullo sfondo, Angelika è anche il portale attraverso il quale scrutare un carattere femminile forte, complesso, non omologato; un temperamento la cui indagine (resa possibile dall'ottimo approccio degli autori al versante privato) permette inoltre di mettere a fuoco un determinato ambiente famigliare e la stessa società di appartenenza, non sempre tenera con le aspirazioni di una giovane donna che vuole andare oltre gli schemi prestabiliti.

Dalle Dolomiti ai ghiacciai islandesi il cui bianco ti acceca, dalle Alpi Svizzere a qualche isolotto greco dai costoni rocciosi a picco sul mare, la troupe di My Upside Down World conduce il pubblico in un viaggio meraviglioso che è anche scoperta dell'animo umano.

L'approccio alla scalata. I fallimenti. L'ostinazione che porta a tentare di nuovo. La gioia per un nuovo limite superato. Complice la splendida fotografia (cui si è lavorato in condizioni non sempre agevoli, per usare un eufemismo) firmata da Harald Erschbaumer, il film di Elena Goatelli (co-diretto e montato da Angel Esteban) è l'elegia di una sfida, che nell'emozionante montaggio alternato conclusivo trova poi un suggello cinematografico di gran classe. La tecnica sopraffina della scalatrice Angelika Rainer, esaltata per l'occasione da un approccio filmico che non ha voluto essere da meno.


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