Partiti artificiali: una storia italiana

Aggiornamento: 5 giorni fa

Filippo Rossi è un mistero. O forse è solo l’ennesima versione di una dinamica storica che va avanti dagli anni ’70, e non lo sa.

Ha fondato un partito, La Buona Destra, che praticamente ha lo 0,5%, però essendo l'autonominato esponente della "destra governativa, rispettabile e moderata" ha spazio su Repubblica, su Huffington post, e altrove come se fosse il capo di un movimento liberale di vasto vastissimo respiro. Solo una curiosità di questo tempo impazzito, per cui i social danno visibilità a chi nei fatti è solo evanescenza?


No.


I lettori di PlusNews più attenti alla storia della politica italiana sanno bene che Filippo Rossi e la Buona Destra si inseriscono in un lungo percorso di “addomesticamento della destra”, che da 45 anni ormai procede lento e costante.


Il primo esempio è nel 1976, quando nel dicembre di quell’anno quasi tutto il gruppo dirigente del MSI abbandona il partito, accusando la segreteria Almirante di non voler fare i conti col passato e di impuntarsi in un non appoggio al governo Andreotti della “non sfiducia”. Nasce Democrazia Nazionale, gruppo parlamentare di una “nuova destra filo governativa”. Se il MSI disponeva di 50 esponenti (15 senatori e 35 deputati), Democrazia Nazionale è forte di ben 30 fuoriusciti (9 senatori e 21 deputati). In teoria a livello di esponenti in parlamento Democrazia Nazionale ha la maggioranza, e da subito da un appoggio esplicito al III governo Andreotti o della “solidarietà nazionale”. E in effetti per tutto il 1977, 1978 e 1979 (fino alle elezioni anticipate del 3 luglio di quell’anno) Democrazia Nazionale ebbe una notevole esposizione mediatica sulle reti RAI (presenza fissa alle tribune politiche come gruppo parlamentare autonomo) e interviste sui vari giornali dell’epoca. DN si presentava come una destra nuova, ragionevole, non radicale. Posto di fronte alla prova delle elezioni, DN tento in tutti i modi di allearsi con qualcuno, Democrazia cristiana, Partito Liberale… chiunque fosse disposto ad accettare la mano implorante degli ex-missini che volevano essere legittimati, ma Benigno Zaccagnini, all’epoca segretario DC non lo fece, e DN rimase il giocattolo dei mass media che la vedevano come l’alternativa buona del MSI. Poi alle elezioni politiche del 3 luglio 1979 DN prese lo 0,6% dei voti, e scomparve dalla storia. Chi la ricorda oggi?


Salto in avanti. 1994. Berlusconi. Alleanza Nazionale. Giancarlo Fini. Polo delle libertà. Per la stampa cosiddetta libera Berlusconi è l’Anticristo. Quindi chiunque lo attacchi, soprattutto da destra, è ben visto, perché incarna il mito della “destra per bene” con cui si può parlare. Quando nel 2010 Gianfranco Fini, ex segretario del MSI, ex fondatore di Alleanza Nazionale, ex cofondatore del Polo delle Libertà con Forza Italia e UDC, dopo 16 anni di collaborazione politica con Berlusconi decide di smarcarsi e fondare un nuovo soggetto politico, Futuro e Libertà, la stampa per bene va in brodo di giuggiole. Fini diventa il beniamino. È colui che le ha cantate a Berlusconi. Se oggi i cronisti politici dalla memoria corta si sdilinquiscono per Conte che attacca Salvini in parlamento, quando Fini nel 2010 si alzò dalla platea nel corso di un convegno del Polo delle Libertà, e davanti a tutte le telecamere disse a Berlusconi “Che fai? Mi cacci?”, gli orgasmi (politici, ovvio) si sprecarono.


Fini fonda Futuro e Libertà nel 2010, e FLI diventa un soggetto politico degno del massimo rispetto e della massima presenza nei talk show, nei giornali, sui media. Fini è la nuova destra a modino, che la sinistra italiana sogna da sempre. Nel novembre del 2011 il governo Berlusconi cade. Il 16 novembre viene costituito il governo Monti, a cui Futuro e Libertà vota la fiducia. Dal 16 novembre 2011 alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 Futuro e Libertà (e Fini) sono sugli scudi. Giornali, TV, la destra non populista, la destra presentabile, la destra evoluta. La destra che l’Europa chiede. Poi ci sono le elezioni. Futuro e Libertà prende esattamente lo 0,47%.

Dove era questa “Destra rispettabile che l’Europa chiedeva”?

Nel tessuto sociale vero del paese, o solo nelle penne dei giornalisti e nei programmi TV?

La risposta è chiara.


E oggi a sette anni di distanza il progetto continua.

Democrazia Nazionale, Futuro e Liberà, la Buona Destra.

Ernesto De Marzio, Gianfranco Fini, Filippo Rossi.


Nulla di nuovo sul fronte occidentale.


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