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Pk - Il ritorno dell'eroe maturo

Aggiornamento: 12 nov 2023


La notizia è di tre settimane fa: la Panini Comics ha annunciato la pubblicazione di una serie di omnibus che, a partire da questo autunno, raccoglieranno la saga di Paperinik-Pk, sia quella originale (1996-2001) che la successiva New Era, partita nel 2014. Un'occasione imperdibile per gli appassionati, ma anche per noi per approfondire una produzione unica nel suo genere.

In caso il lettore se lo stia chiedendo, no, non è un'iperbole fuori luogo, di quelle usate dal giornalista medio per attirare l'attenzione su qualcosa che in realtà solitamente si colloca tra il mediocre e lo scadente. Quello che va dalla metà degli Novanta all'inizio del nuovo millennio, è stato infatti un periodo davvero florido per il fumetto disneyano made in Italy nel suo complesso: solo per fare qualche esempio, riletti a posteriori cicli come C'era una volta... in America (1994-1999), Il papero del mistero (1996), Topokolossal (1997), Pippo e i cavalieri alati (1998), Il grande Splash (1999) o Le storie della baia (2001-2005) brillano tanto per la loro qualità narrativa quanto, soprattutto, per l'intelligenza con cui trattavano temi significativi in modo che anche i bambini, pur con gli strumenti inevitabilmente ancora limitati dell'infanzia, potessero comprenderli.


Di questa fortunata epoca PKNA (Paperinik New Adventures, per chi non lo sapesse, e si spera che siano pochi) è stato sicuramente lo zenit. La rilettura in chiave matura e poliedrica dell'alter ego di Paperino fu un'intuizione di rara sagacia, e per certi versi persino irripetibile se si pensa che il tentativo di un operare una svolta simile anche per Topolino (Mickey Mouse Mistery Magazine) non andò neanche vicino a raggiungere gli stessi risultati, pur rimanendo anch'esso un ciclo di storie eccellente.

Pk invece no, iniziò bene e bene continuò. Forse perché aveva i crismi giusti: da eroe urbano occupato soprattutto a vendicare i torti subiti da Paperino o, tuttalpiù, a combattere lestofanti di piccolo cabotaggio, Paperinik divenne (absit iniuria verbis) il personaggio ontologicamente più vicino a Batman che sia mai stato creato da una matita italiana. Alieni imperialisti, predoni viaggiatori del tempo, intelligenze artificiali maligne, scienziati terroristi, mercenari spaziali, guerrieri multidimensionali e persino stregoni: Pk in quegli anni non si è fatto mancare niente, e niente il Pk-team ha fatto mancare ai suoi lettori.


L'idea iniziale fu di Alessandro Sisti ed Ezio Sisto, i quali però, narrano le cronache, per portare quella loro visione del personaggio su un Topolino, letto anche dai più piccini, dovevano ottenere il benestare del centro creativo di Parigi, da cui allora dipendevano le pubblicazioni italiane. La soluzione però era dietro l'angolo: costruire una testata autonoma che mettesse una certa distanza tra le avventure del Paperinik classico e quelle nuove, e il fatto che tale rivista fosse già dall'inizio stampata nel formato americano si poneva come una vera dichiarazione d'intenti.

Ha ricordato infatti Sisto: “Puntavamo a coinvolgere anche lettori più adulti e smaliziati, capaci d'apprezzare i toni di grigio, oltre al bianco e al nero, pertanto il cast richiedeva personaggi psicologicamente modellati, in ciascuno dei quali ci fosse più di quanto l'evidenza della recitazione dichiarava”. Sulla stessa linea Tito Faraci, nella sua autobiografia-manuale L'uomo con la faccia in ombra: “Si trattava di una versione di 'Paperinik' che mi piace definire 'adulta', e infatti lo faccio. Perché era proprio un fumetto adulto, attuale, con influenze che andavano dai supereroi americani ai mangia giapponesi, passando per le serie animate di Cartoon Network e dintorni”.


Come per il paradosso dell'uovo e della gallina, non è ben chiaro se ci fosse già una generazione culturalmente ricettiva, se viceversa fu lo stesso Pk a plasmare il suo pubblico, o se entrambe le cose si influenzarono a vicenda, fatto sta che il successo fu immediato, e per certi versi imprevisto. Il tutto, è bene evidenziarlo, in un'epoca pre-social, in cui non ci si poteva dotare di strumenti che arrivassero a tutti in tempi rapidi.

Anzi, lo stesso Sisto sottolinea che nonostante il debutto caratterizzato “da una campagna di comunicazione minima, fu il passaparola del pubblico a sostenerci. PKNA (…) diventò da subito un fenomeno: c'era già una comunità di Pkers che attendeva solo che Pk si decidesse ad entrare in azione”. Quella stessa comunità che ancora si divide su Pk² e che, nel 2014, ha accolto con un misto di entusiasmo e diffidenza il nuovo corso (PKNE-Paperinik New Era), anche in questo caso esprimendo pareri contrastanti.

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